Coordinamento per la Pace – Trapani


CHIUDE IL “VULPITTA”, MA NON È ANCORA FINITA
vulpittaIl Centro d’Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani è stato definitivamente soppresso dalle autorità.
Per anni abbiamo desiderato che questo accadesse, lottando contro le mistificazioni, contrastando l’indifferenza, contribuendo nel nostro piccolo allo sviluppo di una sensibilità antirazzista (e, quindi, umana) che in questa città, e non solo, potesse dare un senso all’inaudito orrore consumatosi fra le mura di un casa di riposo trasformata dallo stato italiano in un campo di internamento, un posto infame nel quale sei persone sono morte e moltissime altre hanno sofferto violenze e umiliazioni.
Oggi, dopo sedici anni dalla sua inaugurazione, il “Vulpitta” chiude i battenti. Le tragiche e impunite vicende che ne accompagneranno per sempre il nome sono legate a una indimenticabile storia collettiva fatta di dolore, di lotte, di sacrifici, di mobilitazioni per la libertà e l’uguaglianza di tutte e tutti, contro ogni frontiera e ogni razzismo.
Eppure, non ci sentiamo granché sollevati.
Da quando fu istituito il “Serraino Vulpitta”, primo Centro di permanenza temporanea per migranti in Italia, le politiche europee e italiane sull’immigrazione non hanno conosciuto alcuna significativa inversione di tendenza. Si continua a ragionare in termini emergenziali e si continuano a pattugliare le frontiere con mezzi militari forse utili a salvare vite umane ma altrettanto necessari a garantire un approccio poliziesco e repressivo a un fenomeno che, invece, andrebbe compreso e affrontato nella sua complessità, garantendo diritti e libertà di spostamento.
Negli ultimi tempi sono aumentati esponenzialmente i conflitti, ed è sempre più drammatico l’impoverimento di ampie fasce della popolazione mondiale. Nel momento in cui scriviamo, le guerre intorno a noi sono tantissime: Palestina, Libia, Siria, Ucraina, Iraq, per citarne alcune. In tutti questi conflitti il ruolo più o meno esplicito delle potenze occidentali continua a essere determinante ma, nonostante questo, l’immigrazione viene ipocritamente considerata come un problema a sé, come se non ci fossero cause e contesti precisi, mandanti e beneficiari chiaramente riconoscibili.
E intanto, continuano a esistere i CIE, continuano a esistere le leggi che producono clandestinità e stragi, continua la speculazione affaristica sulla pelle dei migranti, continua lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, continua la propaganda politica fatta di luoghi comuni e pregiudizi insopportabili.
Sì, il “Serraino Vulpitta” non c’è più, ed era ora. Ma resta ancora molto da fare.

Coordinamento per la Pace – Trapani
 
02/09/2014


IMPENDAM ET SUPERIMPENDAR – Sull’arresto di Sergio Librizzi
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Il recente arresto di Sergio Librizzi, direttore della Caritas di Trapani, è l’ennesima tegola che cade sulla già malconcia credibilità della Chiesa cattolica cittadina, ancora intenta a leccarsi le ferite dopo gli scandali finanziari dell’ex Vescovo Micciché (poi rimosso), e dello spregiudicato Ninni Treppiedi.
Adesso, la vicenda di Librizzi – accusato di violenza sessuale e concussione – aggiunge ulteriori elementi di infamia a un grumo di potere, quello clericale, le cui responsabilità sono tanto più gravi alla luce della pretesa superiorità morale di cui si ammantano i “pastori di anime”.
Prestazioni sessuali in cambio del permesso di soggiorno: questo pretendeva Librizzi, secondo le accuse, dai rifugiati e dai richiedenti asilo che affollavano i tanti centri di accoglienza gestiti dalla Caritas (e da enti a essa collegati) in città e in provincia. Un comportamento odioso che si commenta da sé.
Adesso le indagini andranno avanti alla ricerca delle prevedibili coperture di cui godeva il prete Librizzi, dagli ambienti della prefettura a quelli della questura, passando per tutta la filiera istituzionale che da anni si ingrassa sulla pelle degli sventurati che giungono in Europa alla ricerca di una vita migliore.
Se questa fosse una città normale, la gestione dell’accoglienza agli immigrati, più volte stigmatizzata nelle sue dinamiche dal movimento antirazzista trapanese e siciliano nel corso degli ultimi quindici anni, dovrebbe essere sottoposta a un radicale ribaltamento di senso.
Quando le vite e i destini di donne e uomini oggettivamente in difficoltà vengono interamente messi nelle mani di soggetti che esercitano un potere assoluto, gli esiti non possono che essere questi. Certi abusi sono possibili perché i meccanismi della legge li consentono e li agevolano.
Intanto, nell’attesa di ulteriori sviluppi, ogni volta che saremo tentati di provare disprezzo per un ragazzo africano che chiede l’elemosina davanti all’ingresso di un supermercato; ogni volta che noteremo con fastidio gruppi di immigrati vagare sperduti tra le strade della nostra città; ogni volta che resteremo incolonnati in macchina maledicendo quei “turchi” che bloccano la strada in segno di protesta; ogni volta che plaudiremo alle proposte di fare autobus per soli immigrati da Trapani a Salinagrande; ogni dannata volta che staremo per lasciarci andare a questi sentimenti ignobili e inumani, dovremo senz’altro ricordarci del prete siciliano Sergio Librizzi.
Coordinamento per la Pace – Trapani
03/07/2014


NOMI E COGNOMI – Comunicato sulla sentenza del Processo Rostagno
16 maggio 2014, 13:44
Filed under: Antimafia, Ciao Mauro, Comunicati, Territorio
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La condanna all’ergastolo inflitta ai mafiosi Virga e Mazzara per l’assassinio di Mauro Rostagno sancisce una verità giudiziaria che mancava da troppo tempo.

In primo luogo, esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari di Rostagno, finalmente risarciti dei tanti torti subìti in tutti questi anni, sia per la vergogna di un delitto che sembrava destinato a rimanere impunito, sia per le calunnie con le quali in molti avevano cercato di infangare la memoria di Rostagno e di chi gli era vicino.

Era quindi necessario dare nomi, cognomi e volti agli assassini di Mauro Rostagno con una sentenza che facesse chiarezza sulla matrice mafiosa del delitto.

Dopo ventisei anni, sono stati condannati due mafiosi conclamati, già all’ergastolo per altri reati, e non ci sarebbe molto da aggiungere. Ma la sensazione, ancor più forte dopo lo svolgimento di questo processo, è che altri nomi e cognomi – magari legati alle istituzioni o ad altri gangli del potere – siano rimasti nell’ombra, protetti da ventisei lunghi anni di silenzio e di complicità.
Ciò che va sottolineato, infatti, è che questi tre anni di processo hanno offerto uno spaccato importante, seppur parziale, del nauseante contesto sociale e politico in cui maturò l’omicidio Rostagno. Lo dimostrano i tanti «non ricordo» e le incongruenze che hanno scandito le dichiarazioni di molti soggetti chiamati a testimoniare nel corso del dibattimento. Inoltre, questo processo ha evidenziato quanto forti siano stati i depistaggi e le rimozioni da parte degli investigatori (soprattutto i Carabinieri), particolarmente zelanti nel negare la pista mafiosa del delitto o nel minimizzare l’importanza dell’attività giornalistica di Rostagno, fatta di inchieste, denunce ed esercizio costante dello spirito critico in una città soggiogata dalla sua stessa ignavia.
La sentenza della Corte d’Assise di Trapani ci ricorda dunque che i tempi della giustizia dello Stato sono infinitamente più lenti di quelli del buon senso e della volontà delle donne e degli uomini liberi. Proprio per questo, la mafia va combattuta qui e ora, con i comportamenti quotidiani, con la solidarietà, con la giustizia sociale, con la ricerca della verità, con il contrasto ai soprusi di ogni genere, con l’impegno di tutte e tutti.
D’altronde, era proprio quello che ci diceva Mauro Rostagno, ogni giorno, al telegiornale.

Coordinamento per la Pace – Trapani



GLI AVVOLTOI
ImmagineNon siamo certo tra quelli che gioiscono sempre al solo tintinnare delle manette, né riteniamo che i cambiamenti sociali possano passare attraverso le aule dei tribunali.

Tuttavia, il rinvio a giudizio per la viceprefetto vicario di Gorizia, Sandra Allegretto, per il ragioniere capo della prefettura Colafati, e per il capo di Connecting People Giuseppe Scozzari, è una di quelle notizie che possono tornare utili a una maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica.

Se gli esponenti governativi sono accusati di falso per l’inchiesta sulle fatture gonfiate nella gestione del CIE e del CARA di Gradisca d’Isonzo, la banda di undici persone capitanate da Scozzari dovrà invece rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato.

Negli ultimi quindici anni, le denunce, le manifestazioni, le proteste del movimento antirazzista nelle quali si stigmatizzava la speculazione affaristica che si cela dietro il business della cosiddetta accoglienza agli immigrati, non erano di certo campate in aria. Come avvoltoi, i professionisti dell’accoglienza non hanno fatto altro che lucrare sulla disperazione altrui. Ed è ancor più significativo che una notizia del genere esca nel momento in cui il CIE di Milo, gestito per un certo periodo proprio da Connecting People (così come una miriade di strutture più o meno detentive in provincia di Trapani, “Vulpitta” compreso), è teatro dell’ennesima protesta degli immigrati reclusi.

Pare che il CIE di Milo non debba più chiudere, al contrario di quanto annunciato dalla Prefettura di Trapani poche settimane fa. Ma è ormai evidente che questo modello di gestione dell’immigrazione sia assolutamente indifendibile, sotto tutti i punti di vista.

Coordinamento per la Pace – Trapani



NISCEMI – LA GUERRA IN CANTIERE
25 gennaio 2014, 13:46
Filed under: Comunicati, Pace, Territorio

Niscemi – La seconda parabola del Muos è stata issata e collocata nel suo alloggio in cima alla torre.

Negli ultimi giorni i lavori hanno subìto una brusca accelerazione.
Militari statunitensi vanno su e giù a bordo dei fuoristrada per monitorare gli attivisti No Muos che osservano il cantiere. La mobilitazione continua. Adesso, due attivisti sono incatenati al cancello n. 1 della base militare di contrada Ulmo.

Documenti e foto su: http://www.nomuos.info/

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Trapani, 28 Dicembre 2013 – Foto
29 dicembre 2013, 03:55
Filed under: Antirazzismo, C.I.E. "Serraino Vulpitta", No C.P.T./C.I.E.

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28 DICEMBRE 1999 – 28 DICEMBRE 2013

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DAL “SERRAINO VULPITTA” A LAMPEDUSA
QUATTORDICI ANNI DI STRAGI DI STATO

Il ricordo resta sempre vivo. Lo sgomento per la strage di immigrati nel Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani si rinnova ogni anno nel dolore e nella rabbia per le morti e le sofferenze che, ancora oggi, colpiscono gli immigrati nel nostro paese e in tutta Europa.
Solo pochi mesi fa, anche se nessuno ne parla più, centinaia di donne, bambini e uomini sono morti affogati al largo di Lampedusa, nell’ennesima strage dell’immigrazione. Nelle nostre campagne, a Campobello di Mazara, un ragazzo senegalese è bruciato vivo per l’esplosione di una bombola nella baracca allestita nel campo di lavoro dove gli immigrati lavorano la terra in condizioni infami, sottopagati da padroni italianissimi a cui poco o nulla importa dei diritti di questi nuovi schiavi.
Pochi giorni fa, un ragazzo eritreo di 21 anni si è impiccato nel Centro richiedenti asilo di Mineo, vicino a Catania, annichilito dall’attesa per un pezzo di carta che gli desse la libertà di andare per la sua strada.

Non abbiamo alcun timore nell’additare l’Unione europea, lo Stato italiano, i suoi governi, le loro leggi, quali responsabili morali e materiali di questi lutti.
Non ci stancheremo mai di ripetere che se le leggi sull’immigrazione non fossero così restrittive e assassine, le persone non sarebbero ritenute “clandestine”, non affronterebbero viaggi così pericolosi, e non morirebbero così.
Se le leggi non fossero così irrazionali, i richiedenti asilo non sarebbero costretti ad aspettare mesi, in centri di “accoglienza” come quello di Salinagrande, per conoscere il loro destino.
Se le leggi sull’immigrazione non fossero così classiste e razziste, gli immigrati potrebbero rivendicare i loro diritti sul lavoro, non sarebbero in balìa degli sfruttatori e dei trafficanti di uomini, e non sarebbero terrorizzati dalla detenzione amministrativa nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE).
In tutta Italia molte di queste prigioni per soli immigrati sono state chiuse, o perché troppo costose, o perché sistematicamente devastate dalle rivolte dei reclusi. A Trapani, il CIE di Milo è stato teatro – dalla sua apertura – di continue proteste, atti di autolesionismo, fughe di massa, perché le persone imprigionate sono stanche di vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato.

Mentre i politici, con il solito allarmismo, hanno definito “emergenza-sbarchi” l’arrivo – in tutto il 2013 – di appena 35.000 persone (gran parte delle quali profughi di guerra), l’unica risposta di cui sono stati capaci è la solita: militarizzazione delle frontiere mascherata da intervento umanitario (operazione “Mare Nostrum”) e, qui in Sicilia, riduzione dell’Isola a portaerei Usa e Nato per il controllo del Mediterraneo e del Medioriente (radar Muos a Niscemi, basi aeree di Birgi e Sigonella).

In questi tempi di crisi, con le piazze agitate da personaggi discutibili e da parole d’ordine autoritarie e reazionarie, a qualcuno potrebbe sembrare che i diritti dei migranti siano l’ultimo dei problemi.
E invece, come abbiamo sempre sostenuto, la progressiva compressione della libertà e dei diritti a scapito degli immigrati ha soltanto anticipato l’erosione della libertà e dei diritti che oggi piangiamo tutti, a beneficio dei soliti noti: padroni, politici, privilegiati di ogni sorta.

Ecco perché la lotta per la libertà dei migranti è, in definitiva, la lotta di noi tutti.

TRAPANI, SABATO 28 DICEMBRE 2013 ORE 17,00

Corso Vittorio Emanuele/Via Torrearsa – davanti Palazzo Cavarretta

PRESIDIO ANTIRAZZISTA

– Nel ricordo di Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e di tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.

– Per la chiusura del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.

– Per l’abolizione delle leggi razziste.

– Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

– Per l’apertura delle frontiere, la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

– Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

– Per una Sicilia smilitarizzata, terra di pace e di accoglienza, senza il Muos e le basi di guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani