Coordinamento per la Pace – Trapani


CONTRO LA MISTIFICAZIONE: RISORGERE!
16 marzo 2011, 16:01
Filed under: Approfondimenti, Documenti, Volantini

Il circo istituzionale e mediatico che specula sul 150° anniversario dell’unità d’Italia nulla ha che vedere con la complessa vicenda storica del Risorgimento. Le parate militari, così come i discorsi accorati delle più alte cariche dello Stato, travisano la storia strumentalizzandola e asservendola alle logiche del potere che, alla perenne ricerca di legittimazione, abbaglia l’opinione pubblica fomentando il nazionalismo più becero.

Il Risorgimento è stato, innanzitutto, una lotta per la libertà. Non solo una lotta contro gli oppressori che dominavano la penisola, ma anche un’occasione – purtroppo mai pienamente realizzata – per creare una società più equa e più giusta, nel segno dell’uguaglianza, della libertà dal bisogno, della laicità.
Non ci sono parole migliori di quelle di chi visse in prima persona quella stagione piena di speranza nel cambiamento, per raccontarci il sentimento profondo che l’animò: parole ancora oggi attuali, che ci ricordano con forza che costruire un futuro migliore è possibile, e nessuno può farlo al nostro posto.
Così scrisse Carlo Pisacane, uno dei protagonisti più importanti – ma spesso dimenticato – del Risorgimento italiano, nel suo testamento il 25 giugno del 1857 a Genova, poco prima di partire alla volta di Sapri, dove morì:

«…Ho la convinzione, che le strade ferrate, i telegrafi elettrici, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tutto ciò infine che tende a sviluppare e facilitare il commercio, è destinato, secondo una legge fatale, a render povere le masse, finché non si operi la ripartizione dei profitti, per mezzo della concorrenza. Tutti siffatti mezzi aumentano i prodotti; ma essi li accumulano in poche mani, per cui tutto il vantato progresso non si riduce che alla decadenza. Se si considerano questi pretesi miglioramenti come un progresso, sarà ciò in questo senso che, coll’aumentare la miseria del popolo, essi lo spingeranno infallibilmente ad una terribile rivoluzione che, mutando l’ordine sociale, metterà a disposizione di tutti, ciò che ora serve all’utile solo d’alcuni. Ho la convinzione, che i rimedî temperati, come il regime costituzionale del Piemonte e le progressive riforme accordate alla Lombardia, lungi dall’accelerare il risorgimento d’Italia, non possono fare che ritardarlo. Quanto a me non m’imporrei il più piccolo sagrifizio per cambiare un Ministero o per ottenere una Costituzione, neppure per cacciare gli Austriaci dalla Lombardia e riunire al regno della Sardegna questa provincia: io credo che la dominazione della Casa d’Austria e quella di Casa Savoja sieno la stessa cosa…».
«…Le idee vengono dietro ai fatti e non viceversa; e il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma diverrà istrutto tostoché sarà libero. L’unica cosa che possa fare un cittadino, per essere utile alla sua patria, è l’aspettare, che sopraggiunga il tempo, in cui egli potrà cooperare a una rivoluzione materiale…».
«…V’hanno taluni che dicono, la rivoluzione debbe essere fatta dal paese. Questo è incontrastabile. Ma il paese si compone d’individui; e se tutti aspettassero tranquillamente il giorno della  rivoluzione senza prepararla col mezzo della cospirazione, giammai la rivoluzione scoppierebbe. Se invece ognuno dicesse; la rivoluzione deve effettuarsi dal paese, e siccome io sono una parte infinitesima del paese, spetta anche a me il compiere la mia infinitesima parte di dovere, e io la compio; la rivoluzione sarebbe immediatamente compiuta, e invincibile, poiché dessa sarebbe immensa. Si può dissentire intorno alla forma di una cospirazione circa il luogo e il momento in cui debba effettuarsi; ma il dissentire intorno al principio è un’assurdità, una ipocrisia; torna lo stesso che nascondere in bella maniera il più basso egoismo.
Io stimo colui che approva la cospirazione, e che non prende parte alla cospirazione; ma io non posso che nutrire disprezzo per coloro che non solo non vogliono far nulla, ma si compiacciono di biasimare e maledire coloro che operano…».

Coordinamento per la Pace – Trapani

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8 MARZO, LOTTA DI TUTTI
8 marzo 2011, 17:44
Filed under: Antifascismo, Antirazzismo, Comunicati, Donne, No C.P.T./C.I.E., Volantini

La lotta delle donne è innanzitutto una lotta per l’autodeterminazione.
La battaglia quotidiana per scardinare un sistema che riconosce alla donna solo il ruolo impostogli dalle convenzioni sociali è parte imprescindibile del percorso di liberazione di tutti gli esseri umani, siano essi uomini o donne, da ogni forma di oppressione.
Il sessismo, così come il razzismo, è emanazione diretta di un sistema che basa la sua ragion d’essere sullo sfruttamento e l’imposizione.
In questa società autoritaria e gerarchica, fondata sul patriarcato e il maschilismo, essere donne equivale a essere considerate soltanto figlie, madri, casalinghe, amanti, prostitute, suore, ecc. Quindi, o eterne partorienti – fulcro della famiglia convenzionale – o licenziose sfasciafamiglie o, ancora, icone di purezza e castità. In questa negazione dell’autonomia femminile, non c’è spazio per la libertà di scelta: di qui i continui attacchi da parte della Chiesa al diritto di aborto e a una maternità consapevole, e la costante mercificazione del corpo femminile che, allo stesso modo, nega ogni reale emancipazione sessuale.
In questo contesto non stupiscono i recenti fatti avvenuti nella caserma del Quadraro a Roma, dove tre carabinieri e un vigile urbano hanno abusato di una donna detenuta in cella di sicurezza, o ancora, quel che è accaduto nel Centro di Identificazione ed Espulsione in via Corelli a Milano, dove Joy, una ragazza nigeriana, è stata violentata e malmenata da un ispettore di polizia che è stato puntualmente assolto dalle accuse. Ancora una volta il potere non condanna se stesso.
Oggi come sempre, la presa di coscienza è il primo passo da compiere per porre fine allo stato di degrado e di negazione della libertà in cui siamo tutti relegati. Comprendere che la causa del problema risiede nel sistema, e che le difficoltà che ci troviamo ad affrontare sono solo una sua diretta conseguenza, è un passo decisivo per costruire percorsi di lotta efficaci e risolutivi.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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CANTIERE NAVALE: SOLIDARIETÀ AGLI OPERAI IN LOTTA!
9 febbraio 2011, 21:11
Filed under: Comunicati, Documenti, Lavoro, Territorio, Volantini

Quella del Cantiere Navale di Trapani non è la solita storia al tempo della crisi.
La CNT è un’azienda fiorente, che grazie all’esperienza ed alla professionalità dei suoi operai, è un punto di riferimento per il settore portuale trapanese.
Il lavoro non manca, tant’è che nel 2008 è stato presentato un piano industriale multimilionario per rimodernare infrastrutture, mezzi e trasformare l’azienda in un polo all’avanguardia, in grado di dare lavoro a centinaia di uomini e donne.
Attualmente all’interno del cantiere operano circa 70 operai, la maggior parte dei quali con una famiglia da mantenere. Nonostante ciò la dirigenza aziendale minaccia la messa in mobilità, cioè il licenziamento, per il 60% di essi: in pratica, più di 40 lavoratori dall’oggi al domani non avranno più di che vivere, ed è inutile dire che di questi tempi non c’è nulla di più difficile che trovare un altro lavoro.
A questo punto c’è da chiedersi: perché una manovra tanto scellerata?
Molti fattori fanno pensare che dietro le motivazioni formali ci sia l’ombra della speculazione. La versione ufficiale che dipinge un’azienda in passivo la cui unica via d’uscita sarebbe la ristrutturazione (leggasi licenziamenti di massa) a rigor di logica non regge, e mai vorremmo in futuro venire a sapere che quanto sta avvenendo oggi non sia in verità un fallimento pilotato per ridefinire la strategia aziendale, magari con l’obiettivo di sostituire operai italiani, specializzati e più costosi, con manodopera non specializzata e non italiana che, per l’oggettiva condizione di maggiore vulnerabilità, è più ricattabile dai padroni privi di scrupoli e quindi meno costosa.
Prassi consolidata e assai comune.
Questa vicenda, come molte altre, mette in luce le brutali contraddizioni del capitalismo: promette benessere, ma causa disastri.
Noi, uomini e donne del Coordinamento per la Pace, lottiamo al fianco degli operai del Cantiere Navale di Trapani e crediamo che soltanto uniti i lavoratori saranno in grado di non soccombere ai ricatti del padrone.

SOLO LA LOTTA PAGA!

Coordinamento per la Pace – Trapani

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28 e 29 dicembre contro i CIE e il razzismo

28 e 29 dicembre 2010
Presidio antirazzista davanti il CIE “Serraino Vulpitta” dalle ore 15,00

Undici anni, ma sembra ieri. La strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” – (istituito con la legge Turco-Napolitano) in cui sei migranti persero la vita in seguito a un tentativo di fuga – continua a essere attualissima nella sua tragicità.
Le rivolte, le fughe, gli atti di autolesionismo e le vibranti proteste dei migranti continuano a caratterizzare la quotidianità di questa struttura come di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in Italia. Negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Gradisca d’Isonzo a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio, impermeabili a qualunque forma di controllo dall’esterno, sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.
Nonostante tutto questo, il governo italiano alza il tiro in termini di repressione.
A Trapani è stato praticamente ultimato un nuovo e più grande Centro di Identificazione ed Espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città. Una struttura terribile che continuerà a ingrassare i professionisti della falsa solidarietà che, nella gestione dei centri, continueranno a lucrare sulla pelle dei migranti.
Più in generale, le leggi sull’immigrazione continuano ad assolvere una funzione repressiva che schiaccia le esistenze di migliaia di donne e uomini. L’inasprimento della repressione si misura drammaticamente nelle norme contenute nel cosiddetto pacchetto-sicurezza in cui non solo si dispone la costruzione di nuovi centri di internamento per migranti, ma anche il prolungamento della detenzione fino a sei mesi e il carattere penale del reato di clandestinità.
Ottenere il permesso di soggiorno è sempre più difficile e, così, la mancata regolarizzazione serve a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo alla mercé degli sfruttatori, esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani. E quando non riescono ad approdare sulle coste italiane, i migranti vengono respinti in mare dalle motovedette libiche (con la complicità del governo italiano) per poi essere reclusi nei centri di detenzione di Tripoli o mandati a morire nel deserto.
Non è più possibile continuare a ignorare le proteste nei CIE, sempre più frequenti; la rivolta degli schiavi di Rosarno contro mafiosi e sfruttatori; le numerose manifestazioni autorganizzate per la regolarizzazione generalizzata in tutta Italia fino alle recenti clamorose proteste di Brescia e Milano contro la sanatoria-truffa. È necessario rinnovare l’impegno per una resistenza quotidiana che deve unire tutti, italiani e immigrati, nella capacità di opposizione e autorganizzazione contro la deriva autoritaria in cui sta sprofondando il paese, dove l’erosione della libertà e dei diritti colpisce tutti, indistintamente.

•    Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti annegati in mare, morti lavorando nelle campagne o nei nostri cantieri.
•    Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
•    Per la chiusura di tutti i CIE, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e pacchetto-sicurezza).
•    Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
•    Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
•    Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
•    Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Circolo “aMalaTesta” – Arci Trapani
Emergency – Trapani


X info e adesioni: gliantirazzistinondimenticano@gmail.com



RESISTERE AL RAZZISMO!

Mentre il teatrino della politica offre ogni giorno l’indecente spettacolo di una classe dirigente intenta a scannarsi per brandelli di potere, c’è un’altra Italia che lotta e resiste strenuamente per la dignità e la libertà di tutti.
Nelle scorse settimane, a Brescia e Milano, alcuni immigrati hanno dato vita a delle proteste eclatanti, resistendo su una gru o su una torre per rivendicare il loro diritto a vivere e lavorare alla luce del sole. Perché in questo paese la legge ti rende la vita impossibile se sei immigrato clandestino, ma è proprio la stessa legge che non ti permette di uscire dalla clandestinità.
In questo meccanismo che schiaccia le esistenze di migliaia di persone, ci sono i Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.), le galere per immigrati dove si può restare chiusi per 180 giorni. In tutta Italia, negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Roma a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi.
Anche qui a Trapani – dove è imminente l’apertura di un enorme lager in contrada Milo – non sono mancati tentativi di fuga e proteste drammatiche. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.
In contemporanea con il corteo promosso a Torino dalla Rete “10 luglio antirazzista” e a un mese dall’anniversario della strage del “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati, torniamo in piazza a Trapani per denunciare ogni razzismo, per la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, per la libertà e i diritti di tutte e tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Emergency – Trapani

 



SICILIA PRIDE 2010
18 giugno 2010, 09:01
Filed under: Antifascismo, Volantini

All’onda xenofoba e di discriminazione del “diverso”, sempre presente nella sottocultura autoritaria del governo, si affianca anche quell’integralismo cattolico che distorce e mortifica la sessualità e la libertà di ogni individuo. Il conformismo secondo il quale la famiglia deve essere composta esclusivamente da una coppia eterosessuale, è imposto in modo tale che chiunque si allontani da questo modello non rientra o non merita di ottenere diritti all’interno della società.
L’omofobia è ancora troppo presente nella società italiana e, a conferma di questo, sono sempre più frequenti le aggressioni fisiche e verbali verso omosessuali, trans e contro chiunque viene considerato “diverso” dai canoni imposti.
Anche noi ci associamo alle rivendicazioni della comunità LGBT per ottenere uguali diritti e opportunità e, a fronte di ogni richiesta normativa, lottiamo soprattutto per una profonda rivoluzione culturale contro tutte le discriminazioni e, più in generale, per l’emancipazione e la liberazione da ogni oscurantismo.

BASTA CON L’OMOFOBIA!
TUTTI LIBERI, TUTTI UGUALI!

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it




CIAO PEPPINO, CIAO MAURO
7 maggio 2010, 19:39
Filed under: Antimafia, Ciao Mauro, Documenti, Territorio, Volantini

Peppino Impastato era convinto che per distruggere la mafia e i poteri forti bisognava demolirne la legittimità sociale, smascherare la loro miseria, denunciare a viso aperto la loro criminalità.
E così, per squarciare la cappa di omertà che soffocava Cinisi, Impastato e i suoi compagni diedero vita a Radio Aut, un esperimento coraggioso di controinformazione diretta e senza filtri, autogestita e senza padroni.

Mauro Rostagno era convinto che per distruggere la mafia e i poteri forti bisognava demolirne la legittimità sociale, smascherare la loro miseria, denunciare a viso aperto la loro criminalità.
E così, per squarciare la cappa di omertà che soffocava Trapani, Rostagno  e i suoi collaboratori rilanciarono una piccola televisione di provincia, un esperimento coraggioso di informazione libera e indipendente.

Impastato e Rostagno sono stati ammazzati dalla mafia, a dieci anni di distanza l’uno dall’altro. In entrambi i casi, le istituzioni hanno fatto di tutto per occultare la verità e depistare le indagini sulle loro morti. In entrambi i casi, la prima carta giocata dal potere è stata la calunnia: Peppino fu tacciato di essere terrorista, Rostagno una specie di spacciatore.

Le lotte di Peppino Impastato, di Mauro Rostagno, di Giovanni Spampinato e di tutti i giornalisti che hanno pagato col sangue il prezzo della loro libertà, devono servire da esempio affinché l’impegno antimafia possa radicarsi sempre di più nelle coscienze e nelle pratiche di ognuno di noi.
Lottare contro la mafia significa dire le cose come stanno, puntando il dito contro i soprusi, impegnandosi in prima persona contro le ingiustizie sociali. L’emancipazione della Sicilia non la regaleranno i tribunali, dovranno essere i siciliani a conquistarla.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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