Coordinamento per la Pace – Trapani


ANCHE A TRAPANI CONTRO IL MUOS
25 settembre 2012, 15:58
Filed under: Comunicati, Pace, Territorio, Volantini

Il Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” e il Coordinamento per la Pace di Trapani lanciano una campagna di informazione e sensibilizzazione antimilitarista contro il MUOS, un complesso sistema di comunicazione satellitare che la Marina militare USA intende costruire a Niscemi (CL).
In tutta la Sicilia sono sorti diversi Comitati NO MUOS per lottare contro questa opera altamente nociva e inquinante che rappresenta un tassello fondamentale per le guerre del futuro targate Stati Uniti d’America e NATO.
Trapani e i trapanesi devono sapere cosa sta succedendo, tanto più che anche questo nostro territorio paga quotidianamente un caro prezzo alle servitù militari, come dimostra la drastica riduzione del traffico civile dell’aeroporto di Birgi dopo le operazioni militari in Libia.
Nell’ambito della settimana di mobilitazione indetta dal Coordinamento regionale dei Comitati NO MUOS in vista della manifestazione nazionale che si svolgerà a Niscemi il prossimo 6 ottobre, a Trapani saranno effettuati volantinaggi per informare la cittadinanza. Inoltre, presso il Circolo Libertario di Viale Regione Siciliana 115, aperto ogni giovedi dalle 18 alle 20, sarà allestito un “Info Point” sulle tematiche del pacifismo e della lotta contro il Muos.

Clicca a questo link per leggere il volantino.

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21 APRILE, IN PIAZZA PER IL LAVORO
21 aprile 2012, 01:55
Filed under: Appelli, Comunicati, Documenti, Lavoro, Territorio, Volantini



28 DICEMBRE 1999-2011

ORE 15 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”
ORE 18 – CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)

Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.
Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.
Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato  in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.
Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.
Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.
Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.

  • Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
  • Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.
  • Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.
  • Per l’abolizione delle leggi razziste.
  • Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
  • Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
  • Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno”
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”




NON CI AFFONDERETE! – 4 dicembre corteo per il lavoro a Trapani
3 dicembre 2011, 09:55
Filed under: Comunicati, Lavoro, Territorio, Volantini

NON CI AFFONDERETE!

Cinquantotto lavoratori sotto licenziamento. Cinquantotto famiglie che rischiano di finire in mezzo alla strada perché il padrone del Cantiere Navale di Trapani ha deciso di liberarsi di noi e distruggere una delle realtà produttive più importanti di questa città.
Un’operazione di macelleria sociale vergognosa che non trova giustificazioni. Le commesse per il Cantiere non sono mai mancate. È mancata, invece, una gestione sana e lungimirante da parte dell’azienda che, adesso, vuole tagliare i costi tagliando i posti di lavoro.
Noi non ci siamo mai arresi. Due mesi di presidio permanente davanti i cancelli del Cantiere, discussioni, assemblee, solidarietà. Ci siamo sentiti e continuiamo a sentirci abbandonati da chi, sulla carta, dovrebbe tutelare i nostri diritti. E allora abbiamo preso in mano il nostro futuro e ci siamo costituiti in Collettivo autorganizzato per difendere il nostro lavoro. Su sollecitazione della Prefettura abbiamo persino fatto delle proposte minime – contratti di solidarietà o prolungamento della cassa integrazione – per evitare il disastro della mobilità, ma il padrone vuole solo licenziare.
E allora ci siamo presi quello che è nostro, quello che abbiamo fatto con le nostre mani e i nostri sacrifici: abbiamo occupato la petroliera “Marettimo M.”. Siamo preoccupatissimi per il nostro futuro ma siamo determinati: non scenderemo dalla nave finché non ci verranno date risposte concrete. Quello che vogliamo è il diritto, conquistato in anni di lavoro e dedizione, a poter vivere una vita dignitosa e garantire sicurezza ai nostri figli. La città di Trapani non può permettersi questo sfacelo occupazionale: anche altre aziende minacciano di licenziare, e sarebbe auspicabile che tutti i lavoratori trapanesi si unissero per fare fronte comune contro i ricatti padronali. Noi non vogliamo pagare per colpe che non sono nostre.
Per questo manifestiamo e manifesteremo: abbiamo bisogno della solidarietà di tutti, abbiamo bisogno di sentire il sostegno di tutta la città!

Collettivo dei Lavoratori in Lotta del Cantiere Navale di Trapani

Con il sostegno di:
Arci aMalaTesta
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”
Rifondazione Comunista Trapani



CONTRO OGNI FASCISMO! LIBERI TUTTI!

Sessantasei anni fa c’erano le leggi razziali, i campi di concentramento, le deportazioni. Oggi ci sono le leggi razziste, le tendopoli, i rimpatri coatti.
Sessantasei anni fa in Europa c’erano le dittature, la guerra, la Resistenza, la vittoria della libertà. Oggi, tra il Nordafrica e il Medioriente, ci sono le dittature, le guerre, le tante resistenze e le prime sofferte vittorie della libertà.

L’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, che per noi non è mai stato una vuota celebrazione, assume oggi un significato ancora più importante e attuale.
Da sempre denunciamo la deriva autoritaria in Italia, la repressione del dissenso, la scelta dissennata del militarismo per risolvere i conflitti esterni e interni.
Oggi, ricordare la Liberazione significa ricordare che a due passi da casa nostra, in questa frontiera chiamata Trapani, ci sono i centri di detenzione per immigrati, c’è una tendopoli fatta per recintare gli stranieri come fossero bestie, c’è un aeroporto dal quale partono gli aerei della guerra, che nulla hanno a che fare con la pace e la democrazia.
Oggi, ricordare la Liberazione significa rilanciare l’impegno contro ogni fascismo, ogni discriminazione, in solidarietà ai popoli oppressi e alle loro lotte per la libertà.

25 APRILE
GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Mostre fotografiche e banchetti informativi sulle resistenze di ieri e di oggi
piazzetta Saturno, dalle 17.30

Coordinamento per la Pace – Trapani




SMILITARIZZARE BIRGI
29 marzo 2011, 02:43
Filed under: Comunicati, Documenti, Lavoro, Pace, Territorio, Volantini

La guerra è la negazione dell’umanità e non guarda in faccia nessuno.
Le guerre servono solo ad alimentare gli interessi dei potenti, e non possono essere né “giuste” né “umanitarie”. A pagarne le conseguenze è sempre la povera gente.
La guerra è ovunque ci sia una presenza militare, e non solamente dove fischiano i proiettili o dove si sentono i boati dei bombardamenti che distruggono le città provocando vittime civili.
La base NATO di Trapani-Birgi è importantissima nello scacchiere geopolitico mediterraneo e da lì decollano i bombardieri diretti in Libia con il loro carico di morte.
Da alcuni giorni, l’aeroporto civile di Birgi, il “Vincenzo Florio” è stato chiuso per fare spazio alle operazioni militari. Da sempre, infatti, il nostro aeroporto è strettamente vincolato alle esigenze della base militare.
Con lo scoppio della guerra in Libia, gli aerei civili hanno dovuto lasciare il passo ai Tornado, e le ripercussioni sull’economia di tutta la provincia – privata di una struttura aeroportuale che aveva dato ossigeno a questo territorio – sono gravissime.
Nonostante le rassicurazioni dei politici, questa situazione dimostra che Trapani viene utilizzata per fare la guerra. Evidentemente, le esigenze del militarismo sono incompatibili con la voglia di riscatto civile e sviluppo economico di un territorio come il nostro, e non solo. In tutta Italia, infatti, le servitù militari condizionano pesantemente le vite delle persone e delle comunità.
La crisi libica impone dunque una rigorosa presa di posizione etica e politica:

SMILITARIZZARE BIRGI!

Aeroporto civile e aeroporto militare non possono convivere. Trapani ha bisogno di sviluppo e occupazione, e non può più essere sacrificata sull’altare del militarismo e delle macchine di morte.
Esprimiamo solidarietà ai lavoratori dell’aeroporto civile “V. Florio” e invitiamo l’intera cittadinanza a battersi per l’immediata dismissione dell’aeroporto militare di Birgi e la riconversione delle sue strutture a usi civili per fare della nostra provincia una terra al servizio della pace e non della guerra.

FUORI LA GUERRA DALLA STORIA!

NO ALLE BASI MILITARI!

NON CI SONO GUERRE GIUSTE!

 

Coordinamento per la Pace – Trapani



NON CI SONO GUERRE GIUSTE!
21 marzo 2011, 00:22
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Dopo un mese di tentennamenti, le forze occidentali hanno sferrato l’attacco alla Libia dichiarando di intervenire in difesa del popolo libico. La risoluzione 1973 delle Nazioni Unite serve da garanzia alle operazioni militari guidate per adesso da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Canada, Spagna, Danimarca e Italia.
La guerra a Gheddafi viene fatta in un momento in cui il dittatore si trova in una posizione di forza. Nelle scorse settimane, mentre la rivolta popolare dilagava costringendo all’angolo Gheddafi, la diplomazia internazionale balbettava nel più assoluto imbarazzo nel vedere che il Colonnello di Tripoli – coccolato fino a ieri come valido partner economico dalle potenze occidentali (armi, petrolio, contrasto all’immigrazione) – perdeva terreno sotto i colpi di un’insurrezione senza capi.
E così, l’Onu ha aspettato che Gheddafi riconquistasse le città della Cirenaica spingendosi fino alle porte di Bengasi: in tal modo, nell’ipocrita retorica militarista in cui la guerra viene spacciata come “umanitaria”, il rischio che si verifichi un bagno di sangue per la popolazione civile è altissimo.
D’altra parte, l’interesse delle potenze occidentali è quello di mettere le mani sui rubinetti del petrolio, distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle problematiche generate dalla crisi economica e incrementare il volume di affari degli stati e del capitale speculando sulla sofferenza dei popoli.
In questa avventura scellerata in cui l’Italia recita il solito copione di paese a sovranità limitata, Trapani viene direttamente coinvolta con la base militare di Birgi, e tutta la Sicilia rischia di diventare un’immensa portaerei per fare la guerra.
Tutto questo si sarebbe potuto evitare se la diplomazia internazionale fosse intervenuta subito, riconoscendo e legittimando il governo di transizione della Libia liberata.
Tutto questo si sarebbe potuto evitare se le pressioni su Gheddafi fossero state esercitate nel suo momento di maggior debolezza, senza bisogno di sparare un colpo.
Ancora una volta, invece, gli Stati si armano per fare la guerra confermando di non voler gestire con intelligenza e lungimiranza i conflitti.

NEL RINNOVARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ AL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA LIBERTÀ, CONDANNIAMO FERMAMENTE L’OPERAZIONE MILITARE ONU!

LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE PUO’ E DEVE SOSTENERE L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI CHE IN LIBIA, EGITTO, TUNISIA, BAHREIN E YEMEN HANNO DIMOSTRATO CHE È POSSIBILE ORGANIZZARSI DAL BASSO CONTRO L’OPPRESSIONE!

CON LA GUERRA DEGLI STATI NON SI CONQUISTA LA LIBERTÀ, NON SI VINCONO LE RIVOLUZIONI, NON SI COSTRUISCE LA PACE!

Coordinamento per la Pace – Trapani