Coordinamento per la Pace – Trapani


8 MARZO, LOTTA DI TUTTI
8 marzo 2011, 17:44
Filed under: Antifascismo, Antirazzismo, Comunicati, Donne, No C.P.T./C.I.E., Volantini

La lotta delle donne è innanzitutto una lotta per l’autodeterminazione.
La battaglia quotidiana per scardinare un sistema che riconosce alla donna solo il ruolo impostogli dalle convenzioni sociali è parte imprescindibile del percorso di liberazione di tutti gli esseri umani, siano essi uomini o donne, da ogni forma di oppressione.
Il sessismo, così come il razzismo, è emanazione diretta di un sistema che basa la sua ragion d’essere sullo sfruttamento e l’imposizione.
In questa società autoritaria e gerarchica, fondata sul patriarcato e il maschilismo, essere donne equivale a essere considerate soltanto figlie, madri, casalinghe, amanti, prostitute, suore, ecc. Quindi, o eterne partorienti – fulcro della famiglia convenzionale – o licenziose sfasciafamiglie o, ancora, icone di purezza e castità. In questa negazione dell’autonomia femminile, non c’è spazio per la libertà di scelta: di qui i continui attacchi da parte della Chiesa al diritto di aborto e a una maternità consapevole, e la costante mercificazione del corpo femminile che, allo stesso modo, nega ogni reale emancipazione sessuale.
In questo contesto non stupiscono i recenti fatti avvenuti nella caserma del Quadraro a Roma, dove tre carabinieri e un vigile urbano hanno abusato di una donna detenuta in cella di sicurezza, o ancora, quel che è accaduto nel Centro di Identificazione ed Espulsione in via Corelli a Milano, dove Joy, una ragazza nigeriana, è stata violentata e malmenata da un ispettore di polizia che è stato puntualmente assolto dalle accuse. Ancora una volta il potere non condanna se stesso.
Oggi come sempre, la presa di coscienza è il primo passo da compiere per porre fine allo stato di degrado e di negazione della libertà in cui siamo tutti relegati. Comprendere che la causa del problema risiede nel sistema, e che le difficoltà che ci troviamo ad affrontare sono solo una sua diretta conseguenza, è un passo decisivo per costruire percorsi di lotta efficaci e risolutivi.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

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MIMOSE? NO, GRAZIE!
8 marzo 2010, 12:32
Filed under: Antirazzismo, Documenti, Donne, No C.P.T./C.I.E., Volantini

Come ogni 8 marzo, il sistema sociale e politico in cui viviamo concede a tutte le donne una giornata a loro dedicata, festeggiando la loro esistenza e riconoscendo la loro dignità.

Sfruttata, umiliata e sottomessa in tutto il mondo e in tutti gli ambiti per trecentosessantacinque giorni all’anno, durante questa giornata ogni donna può però finalmente proclamare ad alta voce ciò che il sistema le suggerisce all’orecchio, ovvero il raggiungimento della tanto agognata emancipazione.
Un’emancipazione ovviamente illusoria e limitata entro i paletti delle logiche patriarcali e maschiliste che tracciano i confini sociali, culturali e sessuali oltre i quali non è concesso andare. Ci sono ruoli molto precisi ai quali ogni donna deve attenersi per godere di una libertà compatibile con il sistema: mamma, moglie, amante o oggetto sessuale. Ciò che importa è che le donne non ragionino con la loro testa e interpretino docilmente il ruolo che i maschi impongono loro anche attraverso i modelli propinati dalla TV e dalla pubblicità.
Se, ad esempio, si tratta di soddisfare il desiderio maschile di una donna sempre pronta e disponibile, l’emancipazione femminile viene incoraggiata sotto le mentite spoglie di una libertà che è solo mercificazione del corpo e della sessualità. Ma questa presunta libertà torna immediatamente a restringersi quando le donna rivendica la propria autodeterminazione a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita, come davanti alla possibilità di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza.

Il nostro pensiero, oggi che è l’8 marzo, va a tutte le donne in ogni angolo del mondo, alle donne ricattate dalle provocazioni e dalle violenze di mariti e fidanzati autoritari, a quelle che subiscono il moralismo dei preti e dei benpensanti, a quelle che si prostituiscono per vivere, a quelle che non trovano lavoro, a quelle che non ce la fanno ad alzare la testa.
Il nostro pensiero va alle donne immigrate che vivono una doppia condizione di discriminazione come le coraggiose ragazze africane – Joey, Florence e le altre – che l’anno scorso hanno partecipato alla rivolta nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano, hanno denunciato un tentativo di stupro da parte di un commissario di polizia, sono state rinchiuse in carcere e, scontata la pena, sono state nuovamente deportate in altri Centri di detenzione per immigrati.

Se non si comprende che la libertà delle donne è – nella sua essenza – la libertà di tutti, allora non sarà possibile raggiungere una vera emancipazione.
Fin quando anche una sola donna sarà oppressa, svilita, umiliata, tutta la società non potrà dirsi veramente libera.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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8 MARZO, PER LA LIBERTÀ DI TUTTE/I
8 marzo 2008, 17:44
Filed under: Comunicati, Documenti, Donne

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Impariamo sin da piccoli che ogni parola ha un “genere”.
Ci insegnano che alcune parole sono “femminili”, altre “maschili” e le leggiamo, le pronunciamo, le ascoltiamo. Perché ci sono parole “femminili” che ci accompagnano per una vita intera e che ci possono insegnare e raccontare vite diverse vissute in luoghi diversi.
Perché “donna” è un termine che racchiude in sé dolori e conquiste, corpi e idee.
L’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, ci chiede di fermarci per un momento, di riflettere, di ricordare conquiste sociali e politiche e di difenderle contro ogni ingerenza esterna, contro ogni violenza.
Perché il silenzio e la sopportazione, da sempre imposti da una concezione patriarcale tutta votata alla sottomissione della donna, non fanno altro che produrre repressione e “non vita”.
Basta scorrere le fredde statistiche (dati Istat) per capire quanto grave sia la guerra quotidiana scatenata contro le donne. Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita e la maggior parte di queste violenze (come il 69,7% degli stupri) arrivano dal partner o dall’ambito familiare, con buona pace di chi preferirebbe addossare ogni colpa a stranieri e immigrati. Ma il silenzio e la vergogna continuano a uccidere dentro, giorno dopo giorno, dal momento che – dati alla mano – il 90% dei casi di violenza non è mai stato denunciato. E che di guerra si tratta lo dimostra il fatto che la prima causa di morte delle donne dai 14 ai 44 anni è la violenza subita da un uomo.
Culturalmente e politicamente, la pretesa dei maschi di dominare la donna è sempre passata dalla volontà di controllarne la sessualità, definendo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, considerandola oggetto del piacere sessuale maschile, schiava per la riproduzione, serva per il focolare.

Ancora oggi, gli attacchi all’autodeterminazione delle donne passano attraverso la delegittimazione del diritto alla maternità consapevole e felice, con un accanimento generalizzato che – periodicamente – torna a colpire il diritto di aborto con una vergognosa criminalizzazione delle donne. Alla testa di queste nuove crociate contro le donne e la libertà, si pongono gli oscuri interpreti di un medioevo duro a morire: preti e reazionari, padroni e moralisti sempre pronti a ficcare il naso nel pancione come tra le lenzuola, pontificando dai pulpiti e dalle tribune politiche.
Gli inaccettabili attacchi alla Legge 194, la mercificazione del corpo femminile, la discriminazione delle donne nella società o nell’accesso alle risorse sono tutte espressioni di una volontà maschilista con cui mortificare ogni donna. E fin quando non si comprenderà che la libertà delle donne è – nella sua essenza – la libertà di tutte/i, allora non sarà possibile raggiungere una vera emancipazione non solo femminile, ma di tutta quanta la società.
Ci sono parole “femminili” che parlano di donne e delle loro vite: “libertà”, “lotta”, “scelta”. Sono parole dalle quali ripartire, donne e uomini insieme, nel rispetto reciproco e contro ogni sopraffazione. L’8 marzo significa questo, prima di tutto.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne
25 novembre 2007, 17:36
Filed under: Comunicati, Documenti, Donne

Ci sono volti che cercano di nascondersi agli occhi degli altri.
Ci sono occhi che cercano sguardi per potersi confidare.
Sono volti e occhi di donne.
Quelle donne che subiscono violenze.
Oltre 14 milioni di donne italiane hanno subito violenze fisiche, sessuali e psicologiche.
E la maggior parte di queste si consumano tra le mura domestiche.
“Avere pazienza”, “aspettare”, “dimenticare” sono verbi che distruggono intere esistenze.
Intere esistenze che subiscono l’esclusione dalla vita sociale e politica.
Conquistare l’indipendenza da imposizioni storiche e sociali impregnate di maschilismo e patriarcato è il modo per riappropriarsi della propria vita.
Parlare, ribellarsi, togliersi dall’angolo è la via d’uscita.
La giornata nazionale contro la violenza sulle donne ci racconta storie di voci vicine che non riusciamo a sentire e storie di silenzi lontani che non arrivano.
Le violenze non sono solo cronaca o articoli su giornali che durano il tempo di una lettura.
Sono una costante intollerabile che mortifica interi paesi e che alimenta la mercificazione del corpo femminile.
Vogliamo ricordare tutte quelle donne costrette a vendere il proprio corpo perché non hanno un posto in questa società.
Vogliamo ricordare tutte quelle donne che ogni giorno perdono la propria vita in viaggi pieni di speranza perché credono nella possibilià di ricominciare con dignità.
Vogliamo ricordare tutte quelle donne che trovano il coraggio di denunciare abusi e che lottano ogni giorno.
Continuare ad ignorare questa realtà aggiunge violenza a violenza.

Coordinamento per la Pace – Trapani



07/11/2006 – Comunicato sulla tratta di esseri umani
7 novembre 2006, 12:02
Filed under: Antimafia, Antirazzismo, Comunicati, Documenti, Donne, Territorio

La cronaca di questi giorni ci ha raccontato l’ennesimo abuso compiuto ai danni di chi vive quotidianamente l’esclusione e il disagio sociale. È stata, infatti, scoperta una organizzazione che gestiva la tratta di esseri umani destinati al lavoro nero. Si tratta di donne violate e vendute come schiave, di uomini umiliati e sfruttati. È accaduto nella nostra Provincia, in questo territorio che vive continuamente tra contraddizioni inaccettabili. Da un lato il tentativo di far credere che questa città sia un porto del Mediterraneo pronto ad accogliere. Dall’altro la lacerante realtà: Trapani è una città di frontiera dalla quale è più facile passare che rimanere. Non si può parlare di accoglienza in una città che permette la presenza di due campi di internamento per migranti (il CPT “Serraino Vulpitta” e il Centro di Identificazione di Salinagrande). Non si può parlare di “sviluppo” in una città strangolata dal lavoro nero e da quello che rappresenta la nuova faccia dello sfruttamento: il precariato. Migranti e giovani sono i nuovi schiavi. E in storie di abusi come quella appena menzionata le donne sono costrette ad “offrire” il proprio corpo come merce di scambio per ottenere un lavoro che le costringerà a vivere sfuggendo gli sguardi per non essere scoperte. Noi crediamo che un reale cambiamento del nostro territorio debba passare attraverso delle tappe obbligate che includano la solidarietà e la partecipazione attiva di associazioni e individualità per stroncare sul nascere ogni forma di sfruttamento e discriminazione.  Coordinamento per la Pace – Trapani



8 Marzo
8 marzo 2005, 16:26
Filed under: Comunicati, Documenti, Donne, Volantini

Con i tempi che corrono, parlare della giornata dell’8 marzo al di fuori dei soliti cliché fatti di mimose e serate per sole donne non è un capriccio, ma una necessità.
L’8 marzo è per noi una giornata di lotta e di ricordo.
Ci ricordiamo del fatto che nel mondo essere donna significa essere emarginata, sfruttata, schiavizzata, mortificata.
Succede in tutte quelle società – e sono la maggior parte – in cui il dominio patriarcale, maschilista e religioso proietta la sua ombra oppressiva contro le donne, contro la loro personalità e il loro corpo.
Succede nei paesi arabi in cui forte è il peso del fondamentalismo religioso e succede nei paesi occidentali in cui il peso dell’estremismo religioso è altrettanto forte.
Il burqa imposto alle donne mussulmane non è poi molto diverso dalla mortificazione quotidiana che subiscono le donne occidentali, il cui corpo continua a essere mercificato, usato e prostituito a uso e consumo dei maschi: il modello televisivo della “velina” o della cretina tutta tette e niente cervello sembra il prototipo più apprezzato e meglio retribuito.
L’ingerenza della religione nella società avviene anche nella “democratica” Italia, dove il Vaticano tenta di mettere le mani sul pancione delle donne: ne è un esempio il boicottaggio operato dalle gerarchie cattoliche al prossimo referendum sulla fecondazione assistita.
Per non parlare poi dei continui attacchi alla legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza.
La “colpa” di essere donna diventa ancora più grave se si è, oltre che donna, anche una persona impegnata.
Il rapimento di Giuliana Sgrena lo dimostra: sequestrata per il suo impegno da giornalista che ficcava il naso nei massacri americani di Falluja; liberata dopo un mese nonostante un vile attacco delle truppe americane che hanno scaricato centinaia di colpi sull’auto che la trasportava verso l’aeroporto.
E, con i tempi che corrono, essere donna diventa ancora più difficile se sei straniera, immigrata, “clandestina”.
A Ragusa è stato aperto un Centro di Permanenza Temporanea per sole donne: un lager (come quello di Trapani, il CPT “Vulpitta”) nel quale sono detenute donne immigrate.
Una caratteristica, questa, che lo rende ancora più odioso.
A Ragusa manifesteremo il 2 aprile insieme a tutto il movimento antirazzista siciliano per la chiusura del lager femminile di Ragusa e per la libertà di tutte e di tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani