Coordinamento per la Pace – Trapani


Trapani, 28 Dicembre 2013 – Foto
29 dicembre 2013, 03:55
Filed under: Antirazzismo, C.I.E. "Serraino Vulpitta", No C.P.T./C.I.E.

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28 DICEMBRE 1999 – 28 DICEMBRE 2013

28dic

DAL “SERRAINO VULPITTA” A LAMPEDUSA
QUATTORDICI ANNI DI STRAGI DI STATO

Il ricordo resta sempre vivo. Lo sgomento per la strage di immigrati nel Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani si rinnova ogni anno nel dolore e nella rabbia per le morti e le sofferenze che, ancora oggi, colpiscono gli immigrati nel nostro paese e in tutta Europa.
Solo pochi mesi fa, anche se nessuno ne parla più, centinaia di donne, bambini e uomini sono morti affogati al largo di Lampedusa, nell’ennesima strage dell’immigrazione. Nelle nostre campagne, a Campobello di Mazara, un ragazzo senegalese è bruciato vivo per l’esplosione di una bombola nella baracca allestita nel campo di lavoro dove gli immigrati lavorano la terra in condizioni infami, sottopagati da padroni italianissimi a cui poco o nulla importa dei diritti di questi nuovi schiavi.
Pochi giorni fa, un ragazzo eritreo di 21 anni si è impiccato nel Centro richiedenti asilo di Mineo, vicino a Catania, annichilito dall’attesa per un pezzo di carta che gli desse la libertà di andare per la sua strada.

Non abbiamo alcun timore nell’additare l’Unione europea, lo Stato italiano, i suoi governi, le loro leggi, quali responsabili morali e materiali di questi lutti.
Non ci stancheremo mai di ripetere che se le leggi sull’immigrazione non fossero così restrittive e assassine, le persone non sarebbero ritenute “clandestine”, non affronterebbero viaggi così pericolosi, e non morirebbero così.
Se le leggi non fossero così irrazionali, i richiedenti asilo non sarebbero costretti ad aspettare mesi, in centri di “accoglienza” come quello di Salinagrande, per conoscere il loro destino.
Se le leggi sull’immigrazione non fossero così classiste e razziste, gli immigrati potrebbero rivendicare i loro diritti sul lavoro, non sarebbero in balìa degli sfruttatori e dei trafficanti di uomini, e non sarebbero terrorizzati dalla detenzione amministrativa nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE).
In tutta Italia molte di queste prigioni per soli immigrati sono state chiuse, o perché troppo costose, o perché sistematicamente devastate dalle rivolte dei reclusi. A Trapani, il CIE di Milo è stato teatro – dalla sua apertura – di continue proteste, atti di autolesionismo, fughe di massa, perché le persone imprigionate sono stanche di vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato.

Mentre i politici, con il solito allarmismo, hanno definito “emergenza-sbarchi” l’arrivo – in tutto il 2013 – di appena 35.000 persone (gran parte delle quali profughi di guerra), l’unica risposta di cui sono stati capaci è la solita: militarizzazione delle frontiere mascherata da intervento umanitario (operazione “Mare Nostrum”) e, qui in Sicilia, riduzione dell’Isola a portaerei Usa e Nato per il controllo del Mediterraneo e del Medioriente (radar Muos a Niscemi, basi aeree di Birgi e Sigonella).

In questi tempi di crisi, con le piazze agitate da personaggi discutibili e da parole d’ordine autoritarie e reazionarie, a qualcuno potrebbe sembrare che i diritti dei migranti siano l’ultimo dei problemi.
E invece, come abbiamo sempre sostenuto, la progressiva compressione della libertà e dei diritti a scapito degli immigrati ha soltanto anticipato l’erosione della libertà e dei diritti che oggi piangiamo tutti, a beneficio dei soliti noti: padroni, politici, privilegiati di ogni sorta.

Ecco perché la lotta per la libertà dei migranti è, in definitiva, la lotta di noi tutti.

TRAPANI, SABATO 28 DICEMBRE 2013 ORE 17,00

Corso Vittorio Emanuele/Via Torrearsa – davanti Palazzo Cavarretta

PRESIDIO ANTIRAZZISTA

– Nel ricordo di Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e di tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.

– Per la chiusura del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.

– Per l’abolizione delle leggi razziste.

– Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

– Per l’apertura delle frontiere, la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

– Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

– Per una Sicilia smilitarizzata, terra di pace e di accoglienza, senza il Muos e le basi di guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani



Trapani, 28 dicembre 2012: foto della manifestazione
30 dicembre 2012, 16:02
Filed under: Antirazzismo, C.I.E. "Serraino Vulpitta", No C.P.T./C.I.E., Territorio

Alcuni scatti della manifestazione antirazzista del 28 dicembre 2012 a Trapani a questo link:

http://gruppoanarchicosalsedotp.noblogs.org/post/2012/12/30/trapani-28-dicembre-2012-foto-della-manifestazione/

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28 DICEMBRE 2012, ANTIRAZZISTI IN PIAZZA

28dicembre2012

L’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un incendio durante una rivolta, resta una data importantissima per la memoria civile della città di Trapani.
Dopo tredici anni, il “Serraino Vulpitta” è ancora un centro di internamento per immigrati. Funziona a regime ridotto, perché adesso c’è il nuovo Centro di Milo, ma la sostanza non cambia.
Atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili sono il pane quotidiano per l’umanità rinchiusa a Milo e al Vulpitta, così come in tutti CIE d’Italia. 
Nel nuovo Centro di Identificazione ed Espulsione di Milo c’è una situazione di rivolta permanente. Negli ultimi mesi, in centinaia si sono ripresi la libertà. Quelle sbarre, quei cancelli, quei muri alti e infami non sono poi così impossibili da superare, per fortuna. 
Le rivolte e le fughe di massa non sono solo una risposta alle oggettive condizioni di invivibilità del CIE di Milo, ma rappresentano l’inevitabile prodotto dell’insofferenza di esseri umani che si ritrovano privi della libertà solo perché non hanno un pezzo di carta che gli consenta anche solo di esistere. 
Se foste al loro posto, se anche voi foste nati dalla parte “sbagliata” del mondo, cosa fareste?
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. 
E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla crisi voluta dai padroni, alla repressione ordita dai potenti, al razzismo alimentato dall’ignoranza.

  • Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
  • Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.
  • Per l’abolizione delle leggi razziste (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Pacchetto sicurezza).
  • Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
  • Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
  • Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Antirazzisti trapanesi



UN’IPOCRISIA INSOPPORTABILE

Da molti anni, ormai, gli esponenti del Centrosinistra italiano si impegnano in periodiche visite guidate nei centri di internamento per immigrati. Tutte le volte, gli ex democratici di sinistra, oggi del Partito Democratico, non sono mai andati al di là delle solite richieste di “umanizzazione” di queste strutture, senza mai mettere in discussione la loro stessa esistenza.
La dignità politica e l’onestà intellettuale sono virtù sempre più rare. Nei giorni scorsi, l’onorevole Livia Turco – appena finita l’ispezione al CIE Milo di Trapani – ha avuto la spudoratezza di affermare che queste strutture «sono delle polveriere umane e che la legge voluta dal governo Berlusconi e dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni è un disastro».
Se non l’avessimo letto nero su bianco forse non ci avremmo creduto. Parole tanto indignate e accusatorie provengono dalla stessa persona che ha firmato, insieme a Giorgio Napolitano, la legge n. 40/1998, e cioè la norma istitutiva dei Centri di Permanenza Temporanea (oggi CIE) per immigrati. Per essere chiari, se in Italia esiste il disastro di queste strutture disumane e liberticide, lo dobbiamo proprio all’onorevole Turco e a tutta la sua area politica di riferimento.
Certo, oggi è comodo attaccare Berlusconi, Maroni e i governi reazionari espressi dal Centrodestra italiano per le loro infami politiche repressive in materia di immigrazione. Ma non bisogna dimenticare che la legge Bossi-Fini o i cosiddetti “pacchetti-sicurezza” altro non sono che un inasprimento dell’impianto normativo predisposto a suo tempo da un governo di Centrosinistra.
Proprio non si sentiva il bisogno di questi esercizi di ipocrisia da parte di Livia Turco e del Partito Democratico. Parole davvero fuori luogo e di cattivo gusto, specialmente perché pronunciate a Trapani, la città nella quale si consumò la strage del “Vulpitta” (1999) e nella quale insistono due Centri di Identificazione ed Espulsione.
Dai quali, oggi come ieri, alla faccia delle inconcludenti ispezioni parlamentari, gli immigrati scappano continuamente per non subire più la repressione e le violenze di questi posti terribili.

Coordinamento per la Pace – Trapani

15/06/2012

coordinamentoperlapace@yahoo.it



GRANDE CITTÀ, GRANDE LAGER, GRANDE FUGA

«Non vogliamo essere trattati come animali. Vogliamo rispetto». Questa rivendicazione di dignità, pronunciata tante volte dai tanti immigrati reclusi al “Serraino Vulpitta” o al CIE di Milo, rimane sempre attuale. La fuga di massa (ottantasei persone!) di venerdi scorso dal centro di internamento di contrada Milo non ci stupisce e, come sempre in questi casi, ci allarga il cuore. Nelle scorse settimane si erano avute notizie davvero raccapriccianti dall’inferno di Milo: botte e rappresaglie poliziesche ad ogni cenno di proteste da parte dei reclusi, immigrati stipati in dodici all’interno di celle da sei posti, atti di autolesionismo, scioperi della fame e della sete per protestare contro una detenzione intollerabile e contro i rimpatri a tappe forzate.
Ora che il piccolo e famigerato “Vulpitta” è stato nei fatti declassato a una sorta di “centro di transito”, le maggiori tensioni si registrano nella maxi struttura di Milo che continua a essere – come tutti i CIE – una polveriera sociale pericolosa e indegna di un paese civile.

Coordinamento per la Pace – Trapani

17/04/2012



UNA VERGOGNA SENZA FINE

Nelle ultime settimane sono trapelate molte drammatiche notizie sulle condizioni di vita degli immigrati reclusi nel Centro di Identificazione ed Espulsione di contrada Milo a Trapani: da una rivolta con successiva fuga di massa che sarebbe avvenuta a metà febbraio, fino a un più recente tentativo di evasione represso assai duramente dalla polizia.
Secondo le testimonianze degli immigrati, oltre all’esasperazione di vivere internati, a scatenare quest’ultima rivolta sarebbero state le tragiche notizie degli ultimi sbarchi a Lampedusa e il concreto timore di essere rimpatriati.
Mentre anche a Trapani i politici monopolizzano il dibattito pubblico per stabilire chi si accaparrerà il governo del territorio, dal CIE di Milo e dal “Serraino Vulpitta” continuano a levarsi le grida dei disperati che reclamano libertà e diritti.
Buona campagna elettorale a tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani

19/03/2012

CIE Serraino Vulpitta © Copyright Raffaella Cosentino/Redattore sociale