Coordinamento per la Pace – Trapani


NO MUOS – Aggiornamenti
17 marzo 2013, 12:52
Filed under: Approfondimenti, Pace, Territorio

Qualche aggiornamento sulla mobilitazione popolare contro il MUOS, il sistema satellitare che la Marina militare Usa vuole realizzare a Niscemi (CL).
Lo scorso 11 marzo si è svolto un incontro, a Roma, tra esponenti del governo nazionale ed esponenti del governo della Regione siciliana.
Erano presenti, tra gli altri, Monti, Cancellieri, Balduzzi da una parte; Crocetta, Borsellino, Lo Bello dall’altra.
L’incontro ha avuto un esito a dir poco ambiguo. Nella sostanza, tra le cose messe per iscritto, si sono riaperti dei margini che possono vanificare la revoca alle autorizzazioni per la costruzione del MUOS. Nel frattempo, nonostante la revoca, le autorità hanno sempre cercato di fare entrare operai e materiali utili al montaggio dell’opera. Di qui, la prosecuzione dei blocchi stradali da parte della popolazione.
Il governo nazionale, d’accordo con la Regione siciliana, dice di voler fare nuove verifiche dell’impatto sulla salute pubblica dell’opera, affidando le indagini a un organismo terzo. Visto, però, che ci sono “problemi di ordine pubblico” (il riferimento è al presidio permanente e ai blocchi stradali), bisogna garantire che il personale della base militare possa entrare e uscire senza problemi. In ogni caso – hanno concluso gli esponenti del governo – si valuterà come e quanto risarcire le popolazioni locali in seguito alla costruzione del MUOS.

Un articolo che riassume la vicenda lo si trova qui:

http://www.si24.it/politica/3132-muos-confronto-tra-monti-e-crocetta,-a-roma-passa-la-linea-siciliana-ferrandelli-la-giusta-soluzione-le-perplessit%C3%A0-del-movimento-5-stelle.html

Il console degli Stati Uniti d’America in Italia, Donald L. Moore, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Sicilia nella quale fa capire, piuttosto chiaramente, che il MUOS va fatto:

http://www.lasicilia.it/index.php?id=94984&template=lasiciliait

Da quando si è tenuto quell’incontro, la repressione e le provocazioni poliziesche a Niscemi hanno subìto una forte impennata.
In più occasioni ci sono stati attriti tra polizia e il Comitato “Mamme No Muos” con spintonamenti e identificazioni.
Sono state effettuate anche perquisizioni nelle case private dei ragazzi di Niscemi, il nucleo storico della lotta.

Qui il comunicato del Coordinamento regionale dei Comitati No Muos sull’incontro Governo centrale-Governo siciliano:

http://www.nomuos.info/fermare-il-muos-smantellare-le-46-antenne/

Qui il comunicato di condanna delle perquisizioni:

http://www.nomuos.info/intimidazione-ai-comitati-nomuos/

Qui il comunicato sulle cariche alle “Mamme No Muos”:

http://www.nomuos.info/ancora-violenza-dalle-forze-del-disordine/

Ma le immagini e le voci raccontano meglio di ogni altra cosa quello che sta succedendo.
Qui le drammatiche scene dello sfondamento del blocco delle mamme da parte della polizia. Si noti, a partire dal minuto 5:43, il violento corpo-a-corpo ingaggiato da un funzionario di pubblica sicurezza che malmena e immobilizza una giovane donna:

https://www.youtube.com/watch?v=JJq_aCwirMg

Qui una intervista alle “Mamme No Muos” a cura dell’Associazione antimafia “Rita Atria”:

http://www.youtube.com/watch?v=K5aVY6RL4E0

Il Coordinamento regionale dei Comitati No Muos rinnova il suo appello (al quale ci associamo) per partecipare alla manifestazione nazionale contro il MUOS che si terrà a Niscemi il prossimo 30 marzo.

Coordinamento per la Pace – Trapani

no muos logo



LA CIVILTÀ AL CAPOLINEA?
9 gennaio 2013, 01:53
Filed under: Antirazzismo, Approfondimenti, Documenti, Territorio

bus_trapani

Sulle proposte di autobus per soli immigrati fra Trapani e Salinagrande

Il pessimo comunicato del consigliere comunale Vassallo a proposito della opportunità di «valutare l’ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato agli immigrati, da sottoporre a controllo da parte della polizia, al fine di scongiurare i pericoli di ordine pubblico che potrebbero malauguratamente ingenerarsi» ha naturalmente suscitato un coro di indignazione e un clamore mediatico senza precedenti.

È bene ricordare che la scellerata esternazione di Vassallo non è qualcosa che nasce dal nulla. È necessario, a nostro parere, non perdere di vista il contesto più generale nel quale è maturata una proposta di questo tipo.
Solo pochi giorni prima, un altro consigliere comunale, Domenico Ferrante, aveva chiesto un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine sul territorio di Salinagrande, dove sorge il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Secondo Ferrante, gli immigrati che vivono nel CARA avrebbero dato luogo a comportamenti che determinano «disagio, preoccupazione e in molti casi paura nei cittadini residenti». Una situazione che Ferrante non ha esitato a definire «insostenibile e intollerabile».
Eppure, le accuse rivolte agli immigrati sono generiche, poco circostanziate, riferite a episodi accaduti anche negli anni passati («furti, danneggiamenti di piante, richieste prepotenti di denaro e l’abuso di alcoolici»). Per non parlare poi di quello che succederebbe sugli autobus: gli studenti di Salinagrande si troverebbero esposti a non meglio precisati «atteggiamenti di prevaricazione da parte degli ospiti del CARA che numerosi usufruiscono anche loro dei mezzi pubblici».
Già nel 2008 l’ATM aveva accarezzato, avallata dalla UIL Trasporti, la malsana idea di creare delle corse speciali per soli immigrati, solo perché qualcuno era stato visto ubriaco sull’autobus. E sempre nello stesso periodo, quattro anni fa, il consigliere La Pica chiedeva di «riportare l’ordine» nelle zone della città frequentate da “extracomunitari” con una interrogazione dal chiaro sapore repressivo.

A Trapani, evidentemente, i consiglieri comunali preferiscono mostrare i muscoli agli immigrati, piuttosto che impegnarsi per il miglioramento del trasporto urbano cittadino, aumentando – tanto per cominciare – le corse e le vetture alla luce delle mutate esigenze. E preferiscono chiedere l’intervento della forza pubblica contro chi scappa dalle guerre, anziché salvare l’aeroporto di Birgi dall’ingombrante e assassina presenza degli aerei da combattimento Eurofighter. Forti con i deboli e debolissimi con i forti, come sempre.
Riteniamo però inessenziale pretendere le dimissioni di Vassallo, che ha già balbettato le sue scuse imbarazzate. Addirittura, l’idea degli autobus per immigrati non sarebbe nemmeno sua, ma di un altro consigliere, Pietro Cafarelli, che a sua volta nega.
In ogni caso, non è questo il problema, e non è su un piano di mero scontro pre-elettorale che va inquadrata la questione.

Il vero problema risiede nella banale naturalezza con la quale, anche a Trapani, viene avanzata una proposta del genere. Una proposta razzista.
Il razzismo, per essere riconosciuto come tale, non ha necessariamente bisogno di salde radici ideologiche. Il razzismo è, soprattutto, quello che nasce dalla banalità del male. Una banalità del male che è stata alimentata e coltivata, coscientemente, dai governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi quindici anni.
Le leggi razziste, le politiche securitarie, il terrorismo mediatico, i pretestuosi allarmi sociali incentrati sui “clandestini” o sulla “criminalità straniera”, hanno consolidato nella società italiana un diffuso sentimento di paura e di sospetto. Tante campagne elettorali sono state vinte grazie alla paura, all’odio e alla loro gestione politica. Per anni sono stati seminati il rancore e l’intolleranza nei confronti degli immigrati. Sono state varate leggi per consentire il loro sfruttamento e rendergli la vita impossibile, sono stati costruiti centri di trattenimento per internarli e poi espellerli, sono stati realizzati centri di accoglienza che servono a tenerli in un limbo esasperante, purché lontani da tutto e da tutti.
Sarebbe ipocrita negare che a Salinagrande, o sull’autobus 31 che la collega a Trapani, ci siano stati attriti fra trapanesi e immigrati. Ma è davvero vergognoso ingigantire singoli episodi per ricavare odiosi provvedimenti discriminatori che mettono in discussione una convivenza civile e solidale.

Nessuno pone la questione del perché, nel tempo, qualche immigrato a Salinagrande si sia messo a rubacchiare. O del perché qualcun’altro si sia messo a bere importunando i passanti.
Gli immigrati che fanno richiesta di asilo politico sono costretti a vivere nel CARA di Salinagrande in attesa che la commissione competente valuti la loro posizione. I tempi burocratici di attesa per il rilascio del permesso di soggiorno sono lunghissimi, a volte estenuanti. E solo poche volte hanno un esito favorevole.
A tutto questo si aggiungono i problemi di sovraffollamento, le pessime condizioni di vita,le tensioni, anche tra gli stessi richiedenti asilo, generate da questa situazione di disagio.
Se a Salinagrande gli immigrati stanno in giro senza far nulla, o danno segnali di insofferenza, è perché la legge non gli consente di prendere in mano la loro vita così come vorrebbero. Sono persone che scappano dalle guerre o dalle persecuzioni e chiedono solo di potersi muovere, cercare un lavoro, andare altrove, magari lontano da quest’Italia sempre più ingenerosa e intollerante.

Nonostante tutto, sempre a Salinagrande, diversi cittadini hanno notevolmente ridimensionato la questione, e il coro di indignazione e le polemiche esplose a Trapani fanno ben sperare in una accresciuta sensibilità antirazzista e progressista di questa città.
Ci auguriamo vivamente che l’impegno di ogni cittadino per costruire una Trapani più aperta e solidale si rafforzi sempre di più, al di là delle petizioni online o delle discussioni sui social network.
Questa può essere, probabilmente, la lezione più importante che si può ricavare da questa brutta storia dei nostri tempi.

Coordinamento per la Pace – Trapani

09/01/2013

cara_salinagrande



NO MUOS: ANTONIO MAZZEO A TRAPANI
23 novembre 2012, 11:20
Filed under: Antifascismo, Antimafia, Approfondimenti, Comunicati, Pace, Territorio

Venerdì 30 novembre alle ore 18,00 presso la Libreria del Corso, in Corso Vittorio Emanuele 61 a Trapani, il Coordinamento per la Pace ha il piacere di invitarvi alla presentazione de:

Un Eco MUOStro a Niscemi
l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo
edizioni Sicilia Punto L

Incontreremo Antonio Mazzeo, giornalista e autore del libro.

Si chiama MUOS: Mobile User Objective System. È un sistema di radar satellitare. A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore di un’importante riserva naturale, fervono i preparativi per l’installazione di uno dei suoi quattro terminali terrestri mondiali. Un’opera devastante, funzionale alla guerra, nociva per la salute pubblica, distruttiva per lo sviluppo della Sicilia.
L’ennesima servitù militare USA, da realizzarsi con la complicità del governo italiano. L’ennesima installazione bellica che umilia il territorio, come la base di Birgi a Trapani, o il radar di Perino a Marsala.
Ma c’è un movimento popolare che vuole mettere i bastoni tra le ruote. Perché c’è ancora chi non si vuole rassegnare a una Sicilia terra di conquista e a un mondo dominato dai signori della guerra.

Antonio Mazzeo è un peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell’area mediterranea, sulla violazione dei diritti umani e, più recentemente, un volume sugli interessi criminali per la realizzazione del Ponte sullo Stretto (I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina, Edizioni Alegre, Roma). Ha ricevuto il Premio G. Bassani – Italia Nostra 2010 per il giornalismo.

Principali pubblicazioni:

Non solo Ustica. Il rischio militare in Sicilia, Armando Siciliano Editore, Messina, 1990.

La Sicilia va alla guerra. Il coinvolgimento dell’isola nucleare nella Guerra del Golfo, Armando Siciliano Editore, Messina, 1991.

Sicilia armata. Basi, missili, strategie nell’isola portaerei della Nato, Armando Siciliano Editore, Messina, 1991.

La trasformazione militare del Fianco Sud della Nato, Editori del Grifo, Perugia, 1992.

I ‘Vispi Siciliani’. Tutti gli uomini del Ministro Salvo Andò che hanno dichiarato guerra alla mafia, Quaderni di Città d’Utopia, Catania, 1992.

Colombia l’ultimo inganno. Lotta al narcotraffico, paramilitarismo, violazione dei diritti umani, Palombi Editore, Roma, 2001.

Con Antonello Mangano, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte, Sicilia Punto L, Ragusa, 2006.



LA LIBIA, TRAPANI, E UN FUTURO SENZA ESERCITI
1 novembre 2011, 14:04
Filed under: Approfondimenti, Comunicati, Documenti, Pace, Territorio

Otto mesi fa il popolo libico insorgeva contro la dittatura del colonnello Gheddafi. Dopo una guerra civile durissima, l’intervento militare Onu/Nato e l’esecuzione del dittatore a favore di telecamera, sta per concludersi una delle pagine più drammatiche della storia recente.
Otto mesi fa abbiamo salutato con gioia e solidarietà la rivolta del popolo libico, così come tutte le mobilitazioni che nel mondo arabo hanno dato vita alle “primavere”: processi di cambiamento contraddittori e difficili, dagli esiti ancora incerti ma sicuramente importanti per il futuro del Mediterraneo e, probabilmente, di tutto il pianeta.
A differenza della Tunisia e dell’Egitto, dove la spinta popolare ha neutralizzato pacificamente la repressione ma non senza gravi lutti, in Libia l’insurrezione si è trasformata in una lunga e sanguinosa guerra civile sul cui fuoco hanno soffiato da più parti gli apparati della propaganda e della disinformazione. Oggi la nuova Libia del Consiglio nazionale transitorio scommette su un futuro di libertà e democrazia, ma temiamo che questi buoni propositi saranno inevitabilmente condizionati dalle pesanti ipoteche di marca occidentale.
Sette mesi fa abbiamo manifestato la nostra più ferma opposizione all’intervento militare in Libia voluto da Francia e Regno Unito e innescato dalla risoluzione Onu 1973. Un’operazione di guerra alla quale hanno partecipato altri paesi, occidentali e filo-occidentali, poi inquadrata nel collaudato dispositivo dell’Alleanza atlantica. Già a marzo denunciammo l’interesse delle potenze occidentali per il petrolio e il gas della Libia e l’intento di addomesticare a suon di bombe le istanze di emancipazione del popolo libico. Una facile previsione successivamente confermata, a settembre, dal bagno di folla a Bengasi e Tripoli di David Cameron e Nicolas Sarkozy.
Per tutti questi motivi, il nostro augurio per le sorti del popolo libico è che libertà e democrazia non diventino parole svuotate di ogni significato.

In questa storia, l’Italia ha svolto il solito ruolo di portaerei della Nato mettendo a disposizione sette basi militari, e garantendo la tutela dei suoi interessi in continuità con la vecchia amicizia con il precedente regime: a giugno il ministro degli Esteri Frattini ha rinnovato gli accordi anti-immigrazione con il governo provvisorio di Bengasi e, giusto pochi giorni fa, le squadre speciali della Marina militare hanno riattivato i giacimenti di petrolio e gas dell’Eni in Libia. Le dittature passano, il capitalismo resta.

L’aeroporto di Trapani-Birgi ha subìto una drastica riduzione del traffico civile per fare spazio alle operazioni militari. All’inizio, operatori turistici e politici locali tentarono, senza troppa convinzione, di opporsi alla chiusura dell’aeroporto attivando un curioso (e ipocrita) meccanismo di rimozione: “A Trapani non c’è la guerra”, si diceva. “I turisti possono stare tranquilli”.
E invece la guerra a Trapani c’è stata, con i cacciabombardieri che si levavano tutti i giorni in cielo per andare a bombardare la Libia, mentre la rassegnazione della città veniva comprata con le promesse di risarcimento economico da parte del governo.
Oggi come allora, torniamo a dire che l’unica soluzione per Birgi è la sua smilitarizzazione. Mandare via i militari restituirebbe dignità a questo territorio, rappresenterebbe un impegno concreto per la pace, e libererebbe le potenzialità economiche e produttive di questa provincia attualmente soffocate dall’ingombrante presenza delle forze armate italiane e internazionali. Ne sanno qualcosa gli abitanti delle campagne marsalesi, giustamente preoccupati per la prossima realizzazione del nuovo e potentissimo radar dell’Aeronautica militare di contrada Perino: una portata di 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. Niente male per un territorio già flagellato da malformazioni congenite e tumori sui quali lo Stato italiano non ha mai fatto chiarezza.
Ce ne sarebbe abbastanza per alzare la testa e rifiutare per sempre gli eserciti e le servitù militari, pensando alla Libia e a tutto quello che è successo e che potrebbe succedere anche in futuro.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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01/11/2011



IL BANCO DEGLI IMPUTATI
25 settembre 2011, 15:09
Filed under: Antimafia, Approfondimenti, Ciao Mauro, Comunicati, Documenti, Territorio

L’anniversario del delitto di Mauro Rostagno oggi è un po’ diverso dagli altri. Dopo ventitrè anni, infatti, è la prima volta che il ricordo si accompagna a un dibattimento processuale, tuttora in corso presso la corte d’assise d’appello di Trapani, e iniziato a febbraio.
È senz’altro prematuro tirare le somme, ma è sicuramente lecito esprimere alcune valutazioni.
Innanzitutto, prendono corpo carte e documenti che finora erano rimasti nei cassetti e dai quali si evince il fervido lavoro di inchiesta che Mauro Rostagno aveva deciso di svolgere in un territorio attraversato da interessi incrociati pericolosissimi: mafia, massoneria, servizi segreti. Livelli plurimi che vanno ben oltre il delitto di mafia, proprio perché la mafia è un sistema di potere, complesso e articolato.
Già allora Rostagno si rese conto che la macchina dello stato si inceppò proprio su alcuni processi scottanti, come quello sulla raffineria di droga di Alcamo, o quello sulla loggia massonica coperta Iside 2. Ma nonostante tutto, Rostagno non si fermava, immergendo le mani nel fango di una Trapani crocevia di traffici illeciti (armi e droga) e di significative convergenze tra politica e malaffare.
Da questi primi mesi di dibattimento è piuttosto evidente che gli inquirenti che per primi si occuparono del delitto condizionarono pesantemente la possibilità di scoprire la verità. Personaggi come Nazareno Montanti e Beniamino Cannas hanno fatto in aula la figura che hanno fatto, con le loro numerose amnesie e l’incapacità di giustificare la trascuratezza investigativa della Benemerita, che tutto fece fuorché seguire la pista giusta. E poi c’è lo strano caso degli ultimi riconoscimenti fotografici ai quali sarebbero state sottoposte le sorelle Fonte per individuare gli assassini: funzionari di polizia hanno smentito la circostanza proprio durante il processo.
E così, errori e omissioni in vent’anni di indagini sono stati più volte ricostruiti durante questo primo scorcio di processo, e qualcuno ha sottolineato il rischio che, così facendo, si perdano di vista le accuse ai due imputati mafiosi – Virga e Mazzara – e ci si concentri invece su altri elementi.
L’imbarazzo generale (e quasi inconfessabile) è che sul banco degli imputati ci vadano a finire le istituzioni.
Chissà che, invece, anche questa non sia la pista giusta.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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25/09/2011



FORTRESS EUROPE: REPORTAGE SUL CIE DI KINISIA
7 luglio 2011, 22:44
Filed under: Antirazzismo, Approfondimenti, No C.P.T./C.I.E., Territorio

Segnaliamo un recente e interessantissimo reportage di Gabriele Del Grande sul lager di Kinisia:

http://fortresseurope.blogspot.com/2011/07/guantanamo-trapani-la-grande-fuga-da.html

 

29/12/2007 - Gabriele Del Grande a Trapani per la presentazione del suo libro "Mamadou va a morire"

 



CONTRO LA MISTIFICAZIONE: RISORGERE!
16 marzo 2011, 16:01
Filed under: Approfondimenti, Documenti, Volantini

Il circo istituzionale e mediatico che specula sul 150° anniversario dell’unità d’Italia nulla ha che vedere con la complessa vicenda storica del Risorgimento. Le parate militari, così come i discorsi accorati delle più alte cariche dello Stato, travisano la storia strumentalizzandola e asservendola alle logiche del potere che, alla perenne ricerca di legittimazione, abbaglia l’opinione pubblica fomentando il nazionalismo più becero.

Il Risorgimento è stato, innanzitutto, una lotta per la libertà. Non solo una lotta contro gli oppressori che dominavano la penisola, ma anche un’occasione – purtroppo mai pienamente realizzata – per creare una società più equa e più giusta, nel segno dell’uguaglianza, della libertà dal bisogno, della laicità.
Non ci sono parole migliori di quelle di chi visse in prima persona quella stagione piena di speranza nel cambiamento, per raccontarci il sentimento profondo che l’animò: parole ancora oggi attuali, che ci ricordano con forza che costruire un futuro migliore è possibile, e nessuno può farlo al nostro posto.
Così scrisse Carlo Pisacane, uno dei protagonisti più importanti – ma spesso dimenticato – del Risorgimento italiano, nel suo testamento il 25 giugno del 1857 a Genova, poco prima di partire alla volta di Sapri, dove morì:

«…Ho la convinzione, che le strade ferrate, i telegrafi elettrici, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tutto ciò infine che tende a sviluppare e facilitare il commercio, è destinato, secondo una legge fatale, a render povere le masse, finché non si operi la ripartizione dei profitti, per mezzo della concorrenza. Tutti siffatti mezzi aumentano i prodotti; ma essi li accumulano in poche mani, per cui tutto il vantato progresso non si riduce che alla decadenza. Se si considerano questi pretesi miglioramenti come un progresso, sarà ciò in questo senso che, coll’aumentare la miseria del popolo, essi lo spingeranno infallibilmente ad una terribile rivoluzione che, mutando l’ordine sociale, metterà a disposizione di tutti, ciò che ora serve all’utile solo d’alcuni. Ho la convinzione, che i rimedî temperati, come il regime costituzionale del Piemonte e le progressive riforme accordate alla Lombardia, lungi dall’accelerare il risorgimento d’Italia, non possono fare che ritardarlo. Quanto a me non m’imporrei il più piccolo sagrifizio per cambiare un Ministero o per ottenere una Costituzione, neppure per cacciare gli Austriaci dalla Lombardia e riunire al regno della Sardegna questa provincia: io credo che la dominazione della Casa d’Austria e quella di Casa Savoja sieno la stessa cosa…».
«…Le idee vengono dietro ai fatti e non viceversa; e il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma diverrà istrutto tostoché sarà libero. L’unica cosa che possa fare un cittadino, per essere utile alla sua patria, è l’aspettare, che sopraggiunga il tempo, in cui egli potrà cooperare a una rivoluzione materiale…».
«…V’hanno taluni che dicono, la rivoluzione debbe essere fatta dal paese. Questo è incontrastabile. Ma il paese si compone d’individui; e se tutti aspettassero tranquillamente il giorno della  rivoluzione senza prepararla col mezzo della cospirazione, giammai la rivoluzione scoppierebbe. Se invece ognuno dicesse; la rivoluzione deve effettuarsi dal paese, e siccome io sono una parte infinitesima del paese, spetta anche a me il compiere la mia infinitesima parte di dovere, e io la compio; la rivoluzione sarebbe immediatamente compiuta, e invincibile, poiché dessa sarebbe immensa. Si può dissentire intorno alla forma di una cospirazione circa il luogo e il momento in cui debba effettuarsi; ma il dissentire intorno al principio è un’assurdità, una ipocrisia; torna lo stesso che nascondere in bella maniera il più basso egoismo.
Io stimo colui che approva la cospirazione, e che non prende parte alla cospirazione; ma io non posso che nutrire disprezzo per coloro che non solo non vogliono far nulla, ma si compiacciono di biasimare e maledire coloro che operano…».

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it