Coordinamento per la Pace – Trapani


TRAPANI CONTRO LA GUERRA
23 marzo 2011, 02:21
Filed under: Appelli, Comunicati, Pace, Territorio

NON CI SONO GUERRE GIUSTE!

SABATO 26 MARZO – PASSEGGIATA ANTIMILITARISTA PER LE VIE DI TRAPANI
CONCENTRAMENTO ORE 17.30 – PIAZZA MERCATO DEL PESCE
PRESIDIO CONCLUSIVO IN PIAZZETTA SATURNO CON INTERVENTI A MICROFONO APERTO

Sabato 26 marzo scenderemo in piazza per manifestare contro l’intervento militare in Libia e contro tutte le guerre.
La solidarietà alle rivolte popolari del Nordafrica non può essere mortificata da questa guerra vergognosa portata avanti solo nell’interesse delle potenze occidentali.
L’Italia è in guerra e Trapani è al fronte: questa è la drammatica realtà alla quale è necessario opporre un netto rifiuto.
Manifestiamo insieme per ribadire le ragioni del pacifismo e dell’antimilitarismo, per portare nel cuore della città l’opposizione sociale alla guerra e le proposte di donne e uomini che non vogliono rassegnarsi a vivere in un mondo in cui il potere e la guerra la fanno da padroni!

Coordinamento per la Pace – Trapani

Hanno aderito:

Il Caffè sotto il mare – Circolo Arci, Coordinamento Anarchico Palermitano, Emergency – Gruppo di Trapani

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28 e 29 dicembre contro i CIE e il razzismo

28 e 29 dicembre 2010
Presidio antirazzista davanti il CIE “Serraino Vulpitta” dalle ore 15,00

Undici anni, ma sembra ieri. La strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” – (istituito con la legge Turco-Napolitano) in cui sei migranti persero la vita in seguito a un tentativo di fuga – continua a essere attualissima nella sua tragicità.
Le rivolte, le fughe, gli atti di autolesionismo e le vibranti proteste dei migranti continuano a caratterizzare la quotidianità di questa struttura come di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in Italia. Negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Gradisca d’Isonzo a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio, impermeabili a qualunque forma di controllo dall’esterno, sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.
Nonostante tutto questo, il governo italiano alza il tiro in termini di repressione.
A Trapani è stato praticamente ultimato un nuovo e più grande Centro di Identificazione ed Espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città. Una struttura terribile che continuerà a ingrassare i professionisti della falsa solidarietà che, nella gestione dei centri, continueranno a lucrare sulla pelle dei migranti.
Più in generale, le leggi sull’immigrazione continuano ad assolvere una funzione repressiva che schiaccia le esistenze di migliaia di donne e uomini. L’inasprimento della repressione si misura drammaticamente nelle norme contenute nel cosiddetto pacchetto-sicurezza in cui non solo si dispone la costruzione di nuovi centri di internamento per migranti, ma anche il prolungamento della detenzione fino a sei mesi e il carattere penale del reato di clandestinità.
Ottenere il permesso di soggiorno è sempre più difficile e, così, la mancata regolarizzazione serve a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo alla mercé degli sfruttatori, esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani. E quando non riescono ad approdare sulle coste italiane, i migranti vengono respinti in mare dalle motovedette libiche (con la complicità del governo italiano) per poi essere reclusi nei centri di detenzione di Tripoli o mandati a morire nel deserto.
Non è più possibile continuare a ignorare le proteste nei CIE, sempre più frequenti; la rivolta degli schiavi di Rosarno contro mafiosi e sfruttatori; le numerose manifestazioni autorganizzate per la regolarizzazione generalizzata in tutta Italia fino alle recenti clamorose proteste di Brescia e Milano contro la sanatoria-truffa. È necessario rinnovare l’impegno per una resistenza quotidiana che deve unire tutti, italiani e immigrati, nella capacità di opposizione e autorganizzazione contro la deriva autoritaria in cui sta sprofondando il paese, dove l’erosione della libertà e dei diritti colpisce tutti, indistintamente.

•    Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti annegati in mare, morti lavorando nelle campagne o nei nostri cantieri.
•    Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
•    Per la chiusura di tutti i CIE, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e pacchetto-sicurezza).
•    Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
•    Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
•    Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
•    Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Circolo “aMalaTesta” – Arci Trapani
Emergency – Trapani


X info e adesioni: gliantirazzistinondimenticano@gmail.com



25 aprile, la Resistenza continua!
18 aprile 2010, 23:43
Filed under: Antifascismo, Antimafia, Antirazzismo, Appelli, Comunicati, Documenti, Volantini

Il 25 aprile – anniversario della Liberazione dal nazifascismo – è una ricorrenza preziosa, soprattutto nei tempi terribili in cui viviamo.
L’Italia è un paese allo sbando, mortificato da una crisi senza precedenti. I legami di solidarietà e rispetto reciproco, che dovrebbero essere alla base di ogni comunità, sono sempre più deboli di fronte alla devastazione sociale in cui versa il paese.
Disoccupazione, precarietà e sfruttamento sono le parole d’ordine con cui i poteri forti tengono in pugno le nuove generazioni togliendo loro l’idea stessa di futuro.
E dove non c’è futuro, è più facile cedere alla rassegnazione e all’egoismo.
Tra licenziamenti e cassa integrazione, i diritti dei lavoratori vengono attaccati continuamente, con l’erosione di quelle poche tutele che sono rimaste. A meno che non si crepi prima, in fabbrica o in un cantiere, per garantire i profitti dei padroni.
I tagli alla scuola pubblica vanno nella stessa direzione: un popolo ignorante è un popolo più facile da governare e da ricattare.
Lo strapotere dell’esecutivo e l’infinito degrado di gran parte della classe politica italiana, vengono mascherati dalla massiccia manipolazione dell’informazione, sempre più asservita e obbediente, un’informazione che soffia sul fuoco dell’insicurezza e alimenta l’ostilità nei confronti di chi si oppone alle ingiustizie.
Oggi, viene giocata apertamente la carta della repressione per stroncare ogni opposizione sociale, per intimidire il dissenso, per governare attraverso la paura. Proprio come quando nacque il fascismo.
Con l’approvazione del pacchetto-sicurezza è diventato più difficile manifestare il proprio pensiero; le città sono state blindate da ordinanze che negano l’agibilità degli spazi pubblici; i quartieri sono stati militarizzati all’inverosimile.
Gli immigrati sono discriminati per legge, sotto il ricatto costante della clandestinità. Nei Centri di Identificazione ed Espulsione vengono rinchiusi fino a sei mesi uomini e donne colpevoli solo di essere stranieri. A Trapani è in fase avanzata di costruzione il nuovo, vergognoso, enorme campo di internamento per immigrati: in contrada Milo, in periferia, lontano da tutto e da tutti.

In questo paese alla deriva, la Resistenza è necessaria, oggi più che mai.
La festa del 25 aprile non si può limitare al ricordo – assolutamente doveroso – di tutti coloro che morirono per la libertà, ma deve essere un’occasione per rinnovare l’impegno a lottare per una società più giusta, più solidale, più libera, contro ogni fascismo, contro ogni discriminazione, contro l’arroganza del potere e delle mafie, contro chi ci vuole rubare il futuro.
È per questo che facciamo appello alla cittadinanza, a tutti gli antifascisti, ai sinceri democratici, a tutte le realtà di base, alle associazioni, ai soggetti politici individuali e collettivi affinché la festa del 25 aprile diventi un’occasione di incontro all’insegna degli intramontabili valori della libertà, della giustizia sociale e della solidarietà.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Giovani Comuniste/i Trapani

Aderiscono:

Arci – Trapani; Coordinamento Anarchico Palermitano; Emergency – Gruppo di Trapani; Federazione Anarchica Siciliana; Federazione dei Comunisti Anarchici; Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie; Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “Mauro Rostagno” – Trapani; Partito della Rifondazione Comunista – federazione provinciale di Trapani; Un’Altra Storia – Trapani; Unione degli Studenti – Trapani



28 dicembre 1999 – 28 dicembre 2009

Dieci anni fa si consumava a Trapani la strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”. In seguito a una rivolta, sei immigrati detenuti nella struttura morirono a causa di un incendio divampato nella camerata in cui erano stati rinchiusi.
Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim – questi i loro nomi – persero la vita in un estremo tentativo di riprendersi la libertà che gli era stata negata.
Fin da subito apparvero evidenti le carenze strutturali del CPT “Vulpitta, un’ex casa di riposo per anziani adibita a campo di internamento per immigrati.
Dopo quei tragici fatti, anche grazie alla spinta degli antirazzisti trapanesi e di tutta la Sicilia che mantennero alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, fu istruito un processo che vide alla sbarra l’allora prefetto di Trapani Leonardo Cerenzìa, imputato – in qualità di responsabile amministrativo della struttura – di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela. Da quel procedimento emersero elementi di negligenza e omissioni che dimostravano la generale inadeguatezza di chi – a tutti i livelli – gestiva il CPT. Nell’aprile 2004, nel solco della peggiore tradizione delle stragi impunite di questo paese, Cerenzìa fu assolto da tutti i capi d’accusa e la sentenza fu confermata, un anno dopo, in appello. Nessun colpevole, dunque, tranne l’immigrato che materialmente appiccò l’incendio.

In questi dieci anni, la storia del CPT “Serraino Vulpitta” è stata continuamente scandita da episodi simili. Decine e decine di rivolte, di tentativi di fuga, di evasioni più o meno riuscite, di atti di autolesionismo, di tentati suicidi, di scioperi della fame, di proteste individuali e collettive. Per non parlare poi delle denunce degli immigrati che, in più occasioni, hanno puntato il dito contro l’invivibilità della struttura e le violenze delle forze dell’ordine deputate alla sorveglianza dei trattenuti.
Una storia, quella del “Serraino Vulpitta” in tutto simile a quella degli altri Centri di detenzione per immigrati sparsi per l’Italia. Galere etniche in cui le persone vengono rinchiuse solo perché classificate dalla legge come “irregolari” o “clandestine”.

A dieci anni dal rogo del “Vulpitta” – il primo Centro istituito in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 – il livello della repressione nei confronti degli immigrati in Italia è addirittura peggiorato.
Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno garantito una sostanziale continuità nelle normative sull’immigrazione, sempre finalizzate a rendere difficilissimo l’ottenimento del permesso di soggiorno e a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.
Negli ultimi dieci anni le campagne di criminalizzazione promosse dalla classe dirigente nei confronti degli immigrati hanno spianato la strada a un razzismo diffuso, a un’aperta ostilità contro gli stranieri, accusati di essere gli artefici di tutti i mali della nostra società. Il cosiddetto pacchetto-sicurezza è, nell’ordine, l’ultimo atto di una politica fondata sulla paura e l’autoritarismo, improntata al restringimento delle libertà civili (come i divieti a manifestare o a vivere liberamente gli spazi urbani) in nome della “sicurezza” o, peggio, di un presunto “decoro”.
La legge Bossi-Fini sull’immigrazione è stata ulteriormente inasprita dalle norme contenute nel pacchetto-sicurezza in cui si dispone la costruzione di nuovi Centri di detenzione per immigrati, il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, il carattere penale del reato di clandestinità, il respingimento in mare dei migranti.
A Trapani, città di frontiera già segnata dalla presenza del “Vulpitta”, è in fase avanzata di costruzione un nuovo e più grande Centro di identificazione ed espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città, un nuovo lugubre monumento al razzismo di stato.

Negli ultimi dieci anni la migliore resistenza al razzismo è stata offerta proprio dagli immigrati, dalla loro autorganizzazione, dalla loro capacità di mobilitarsi per difendere i loro diritti. Le stesse rivolte, sempre frequenti in tutti i Centri di detenzione d’Italia (da Trapani a Caltanissetta, da Milano a Roma, da Modena a Bari, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo), sono la testimonianza più drammatica di quanto sia insostenibile la privazione della libertà quando si viene incriminati non per ciò che si fa ma per ciò che si è.
Nel decimo anniversario della strage del “Serraino Vulpitta”, il ricordo di quei fatti non può prescindere da una rinnovata opposizione all’esistenza di queste strutture e dal rifiuto netto di qualunque discriminazione e di ogni razzismo.
Non ci arrenderemo mai all’idea di vivere in un paese razzista, un paese in cui la libertà e i diritti vengono oltraggiati dall’arroganza del potere.
Non ci arrenderemo mai alla tentazione di considerare luoghi come il “Serraino Vulpitta” necessari o “normali”.

–   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri.
–   Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
–   Per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e del pacchetto-sicurezza.
–   Per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
–   Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
–   Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
–   Per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte.
–   Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Associazione “Amici del Terzo Mondo” – Marsala
Ass. Italia-Tunisia
Ass. Senza Sponde
Ass. Un legale per tutti
CGIL – Trapani
Chiesa Valdese di Trapani e Marsala
Coordinamento Anarchico Palermitano
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Siciliana FdCA
Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Movimento “Per Erice che vogliamo”
Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “M. Rostagno” Trapani
Sinistra Ecologia e Libertà – Trapani
Un’Altra Storia – Trapani

Domenica 27 dicembre – volantinaggio informativo lungo via G.B. Fardella a partire dalle ore 18

Lunedì 28 dicembre – ore 15,30 presidio antirazzista davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta”

Lunedì 28 dicembre – ore 18 c/o Cine Teatro Don Bosco di via Marino Torre, n. 15 proiezione e assemblea cittadina




14 novembre – In piazza contro il razzismo e l’autoritarismo

S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.

Il Coordinamento per la Pace

coordinamentoperlapace@yahoo.it

Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa

***

Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.

Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.

CONTRO IL PACCHETTO-SICUREZZA

PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE

ED ESPULSIONE PER IMMIGRATI

CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE

PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I

TRAPANI, P.zza VITTORIO VENETO
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17

Coordinamento per la Pace – Trapani


28 dicembre 2008 – Gli antirazzisti non dimenticano
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TRAPANI 28 DICEMBRE 2008
 
ORE 16,00 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE “SERRAINO VULPITTA”
 
ORE 18,00 – PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA IN CENTRO STORICO (VIA TORREARSA angolo VIA DELLE ARTI)
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Sono passati nove anni dalla strage consumatasi all’interno del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga.
Oggi i centri di permanenza temporanea si chiamano centri di identificazione ed espulsione (CIE): un modo sicuramente meno ipocrita e più diretto per definire la funzione repressiva di queste galere speciali per immigrati dove le persone vengono rinchiuse per il solo fatto di non avere i documenti in regola.
Come se non bastasse, il quadro normativo della legge Bossi-Fini (improntato sulla precedente Turco-Napolitano) è stato ulteriormente esasperato nei tempi di reclusione: da trenta giorni si è passati a sessanta giorni di privazione della libertà in attesa dell’espulsione. Un periodo che dovrebbe servire all’identificazione dell’immigrato per rispedirlo alla terra d’origine esponendolo così a nuove ritorsioni da parte dei governi che puniscono severamente il reato di emigrazione. Dunque, più leggi restrittive (anche in materia di asilo politico), più centri di espulsione, più soldi per chi li gestisce. A Trapani, il consorzio Connecting People e la Cooperativa Insieme – i soggetti che gestiscono il centro di identificazione per richiedenti asilo di Salinagrande, fiore all’occhiello delle istituzioni che ne veicolano un’immagine rassicurante ed efficiente – sono gli stessi che gestiscono il “Serraino Vulpitta”: quello presidiato dai militari, quello con il filo spinato e le sbarre, quello in cui l’ultima rivolta è scoppiata appena due mesi fa.
Nel frattempo, le campagne di odio fomentate negli anni dalla classe dirigente del paese hanno prodotto i primi risultati: il pacchetto sicurezza concepito dall’ex ministro di centrosinistra Amato e riproposto in grande stile dall’attuale ministro di centrodestra Maroni ha dato la stura a una serie di provvedimenti d’eccezione adottati su tutto il territorio nazionale da sindaci e prefetti. Con la scusa di una fantomatica emergenza-sicurezza, le città sono state militarizzate e sono state diramate ordinanze sindacali tese a colpire in primo luogo i soggetti più deboli della società: ambulanti, immigrati, poveri, mendicanti. Prove tecniche di restringimento del dissenso, degli stili di vita non omologati, della libertà di ciascuno di noi.
Anche a Trapani il vento dell’intolleranza ha cominciato a soffiare pericolosamente nell’ultimo anno: interrogazioni al consiglio comunale per sanzionare immigrati che dormono sulle panchine, ordinanze orientate a vietare tutto ciò che è possibile vietare, proposte scriteriate di impedire ai migranti di salire sugli autobus. Improvvisamente, la città ha scoperto di essere una terra di frontiera perché oggi è più facile incrociare per strada lo sguardo smarrito di un immigrato o di un profugo che scappa dalla miseria o dalla guerra. Ma chi oggi soffia irresponsabilmente sul fuoco della discriminazione rischia di legittimare nel corpo sociale sentimenti di diffidenza e di razzismo che vanno invece stroncati sul nascere.
Il razzismo si stronca guardando in faccia il Sud del mondo con il rispetto e la solidarietà che meritano tutti gli oppressi e gli sfruttati che giungono in Europa per sperare in una vita migliore.
Il razzismo si stronca comprendendo che la clandestinità non è una scelta di comodo, ma una condizione forzata in cui gli immigrati sono costretti a vivere a causa di leggi restrittive che garantiscono manodopera a basso costo che i padroni italiani possono sfruttare a piacimento.
Il razzismo si stronca se ci si rende conto che la crisi economica e la paura del futuro sono il prodotto di un sistema economico e sociale di cui siamo tutti vittime, italiani e stranieri senza distinzioni.
Il 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Vulpitta”, è una data tragicamente attuale perché ancora oggi queste strutture continuano a rappresentare concretamente la barbarie di un sistema che scatena quotidianamente la sua guerra contro la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani.
 
– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;

– per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
– per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro ogni deriva securitaria;
 
– per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
– per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
– per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
– per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte;
– per la solidarietà internazionalista contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
 
https://coordinamentoperlapacetp.wordpress.com


25 APRILE, GIUSTIZIA E LIBERTÀ!
23 aprile 2008, 16:54
Filed under: Antifascismo, Antirazzismo, Appelli, Documenti

Oggi più che mai, l’attualità della Resistenza antifascista e della celebrazione del 25 aprile – giornata della Liberazione – si impongono con forza all’attenzione di tutti.
Sono anni ormai che assistiamo a un arretramento sociale e culturale di tutto il paese, un arretramento che si declina nella deriva autoritaria delle politiche pubbliche, nel dilagare del razzismo diffuso e della violenza squadrista, nel crescere dell’intolleranza e dell’aperta ostilità nei confronti di tutto ciò che non rientra nei canoni della cosiddetta normalità imposti da chi gestisce il potere politico, economico e religioso.
Da vent’anni, buona parte della classe politica si è impegnata in una infame riscrizione della Storia a uso e consumo delle forze più oscurantiste e reazionarie del paese. I fascisti, camuffati e riciclati nei panni di una presunta rispettabilità istituzionale, hanno goduto di una legittimazione fornita proprio dal ceto politico di Centrosinistra in nome di un’improbabile revisione della storia italiana secondo la quale fascismo e antifascismo si equivalgono e, dunque, sarebbe necessaria una riconciliazione con cui dimenticare il passato.
Questo revisionismo storico e politico è stato l’ariete con cui sfondare il tessuto sociale dell’Italia colpendo di volta in volta l’identità di classe dei lavoratori e le radici democratiche del nostro vivere civile plasmando un paese omologato e prigioniero delle sue paure.
Gli attacchi ai diritti dei lavoratori, la precarizzazione strutturale del mercato del lavoro e lo sfruttamento che ne deriva hanno portato alla situazione attuale in cui infortuni e incidenti anche tragici sono sempre più frequenti e la capacità di reazione da parte dei lavoratori è stata gravemente mortificata. Inoltre, la condizione degli immigrati continua a essere segnata da precarietà e repressione, in una spirale infinita di assenza di diritti, ricatto della clandestinità e pesanti discriminazioni. La costante ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nel dibattito pubblico ha trovato una sponda efficace in proposte politiche sempre più orientate a una visione clericale e religiosa del vivere comune fino a mettere in discussione diritti che sembravano consolidati, come quello all’aborto e a una maternità libera e consapevole.
L’ossessione della sicurezza, coltivata per anni per distrarre l’opinione pubblica dalle vere emergenze del paese (disoccupazione, recessione economica, inquinamento, erosione dei diritti, controllo mafioso del territorio), si è concretizzata in politiche improntate alla repressione della diversità, della povertà e del dissenso: inseguendo gli istinti più irrazionali della società, sono stati diramati pacchetti-sicurezza anti-immigrati, sono state varate ordinanze amministrative antidemocratiche, sono stati compiuti rastrellamenti per colpire gli immigrati o i senza casa. Tutti provvedimenti che hanno finito col rendere l’Italia sempre più insicura e violenta, sempre meno democratica e solidale. D’altronde, viviamo in un paese in guerra (Afganistan, Libano, Kosovo) in cui la retorica militarista è tanto invasiva quanto la stessa militarizzazione del territorio, un paese in cui si spendono milioni di euro per armare l’esercito piuttosto che per costruire scuole e ospedali. In questo drammatico scenario, il ruolo degli organi di informazione, veri e propri megafoni dei poteri forti, continua a essere determinante nella distorsione della realtà, nell’allarmismo elevato al rango di normalità, nell’appiattimento culturale verso il basso.
Per tutti questi motivi la Resistenza continua e deve continuare. Perché riteniamo che senza passato non può esserci alcun futuro, ed è per questo che rivendichiamo la forte identità politica e antifascista del 25 aprile contro ogni strumentalizzazione e contro ogni tentativo di svuotare questa data dai suoi contenuti di libertà e giustizia sociale che appartengono al patrimonio civile e democratico di questo paese.
Invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni e tutti coloro che si riconoscono pienamente in questi valori di progresso e partecipazione a scendere in piazza a Trapani, il prossimo 25 aprile, per celebrare questa data nella consapevolezza che la lotta e la mobilitazione permanente per i diritti e la libertà sono i migliori antidoti per stroncare alla radice ogni fascismo, ogni razzismo, ogni ingiustizia.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Cobas – Trapani

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