Coordinamento per la Pace – Trapani


28 DICEMBRE 1999 – 28 DICEMBRE 2013

28dic

DAL “SERRAINO VULPITTA” A LAMPEDUSA
QUATTORDICI ANNI DI STRAGI DI STATO

Il ricordo resta sempre vivo. Lo sgomento per la strage di immigrati nel Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani si rinnova ogni anno nel dolore e nella rabbia per le morti e le sofferenze che, ancora oggi, colpiscono gli immigrati nel nostro paese e in tutta Europa.
Solo pochi mesi fa, anche se nessuno ne parla più, centinaia di donne, bambini e uomini sono morti affogati al largo di Lampedusa, nell’ennesima strage dell’immigrazione. Nelle nostre campagne, a Campobello di Mazara, un ragazzo senegalese è bruciato vivo per l’esplosione di una bombola nella baracca allestita nel campo di lavoro dove gli immigrati lavorano la terra in condizioni infami, sottopagati da padroni italianissimi a cui poco o nulla importa dei diritti di questi nuovi schiavi.
Pochi giorni fa, un ragazzo eritreo di 21 anni si è impiccato nel Centro richiedenti asilo di Mineo, vicino a Catania, annichilito dall’attesa per un pezzo di carta che gli desse la libertà di andare per la sua strada.

Non abbiamo alcun timore nell’additare l’Unione europea, lo Stato italiano, i suoi governi, le loro leggi, quali responsabili morali e materiali di questi lutti.
Non ci stancheremo mai di ripetere che se le leggi sull’immigrazione non fossero così restrittive e assassine, le persone non sarebbero ritenute “clandestine”, non affronterebbero viaggi così pericolosi, e non morirebbero così.
Se le leggi non fossero così irrazionali, i richiedenti asilo non sarebbero costretti ad aspettare mesi, in centri di “accoglienza” come quello di Salinagrande, per conoscere il loro destino.
Se le leggi sull’immigrazione non fossero così classiste e razziste, gli immigrati potrebbero rivendicare i loro diritti sul lavoro, non sarebbero in balìa degli sfruttatori e dei trafficanti di uomini, e non sarebbero terrorizzati dalla detenzione amministrativa nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE).
In tutta Italia molte di queste prigioni per soli immigrati sono state chiuse, o perché troppo costose, o perché sistematicamente devastate dalle rivolte dei reclusi. A Trapani, il CIE di Milo è stato teatro – dalla sua apertura – di continue proteste, atti di autolesionismo, fughe di massa, perché le persone imprigionate sono stanche di vivere dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato.

Mentre i politici, con il solito allarmismo, hanno definito “emergenza-sbarchi” l’arrivo – in tutto il 2013 – di appena 35.000 persone (gran parte delle quali profughi di guerra), l’unica risposta di cui sono stati capaci è la solita: militarizzazione delle frontiere mascherata da intervento umanitario (operazione “Mare Nostrum”) e, qui in Sicilia, riduzione dell’Isola a portaerei Usa e Nato per il controllo del Mediterraneo e del Medioriente (radar Muos a Niscemi, basi aeree di Birgi e Sigonella).

In questi tempi di crisi, con le piazze agitate da personaggi discutibili e da parole d’ordine autoritarie e reazionarie, a qualcuno potrebbe sembrare che i diritti dei migranti siano l’ultimo dei problemi.
E invece, come abbiamo sempre sostenuto, la progressiva compressione della libertà e dei diritti a scapito degli immigrati ha soltanto anticipato l’erosione della libertà e dei diritti che oggi piangiamo tutti, a beneficio dei soliti noti: padroni, politici, privilegiati di ogni sorta.

Ecco perché la lotta per la libertà dei migranti è, in definitiva, la lotta di noi tutti.

TRAPANI, SABATO 28 DICEMBRE 2013 ORE 17,00

Corso Vittorio Emanuele/Via Torrearsa – davanti Palazzo Cavarretta

PRESIDIO ANTIRAZZISTA

– Nel ricordo di Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e di tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.

– Per la chiusura del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.

– Per l’abolizione delle leggi razziste.

– Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.

– Per l’apertura delle frontiere, la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.

– Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

– Per una Sicilia smilitarizzata, terra di pace e di accoglienza, senza il Muos e le basi di guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani



28 DICEMBRE 2012, ANTIRAZZISTI IN PIAZZA

28dicembre2012

L’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un incendio durante una rivolta, resta una data importantissima per la memoria civile della città di Trapani.
Dopo tredici anni, il “Serraino Vulpitta” è ancora un centro di internamento per immigrati. Funziona a regime ridotto, perché adesso c’è il nuovo Centro di Milo, ma la sostanza non cambia.
Atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili sono il pane quotidiano per l’umanità rinchiusa a Milo e al Vulpitta, così come in tutti CIE d’Italia. 
Nel nuovo Centro di Identificazione ed Espulsione di Milo c’è una situazione di rivolta permanente. Negli ultimi mesi, in centinaia si sono ripresi la libertà. Quelle sbarre, quei cancelli, quei muri alti e infami non sono poi così impossibili da superare, per fortuna. 
Le rivolte e le fughe di massa non sono solo una risposta alle oggettive condizioni di invivibilità del CIE di Milo, ma rappresentano l’inevitabile prodotto dell’insofferenza di esseri umani che si ritrovano privi della libertà solo perché non hanno un pezzo di carta che gli consenta anche solo di esistere. 
Se foste al loro posto, se anche voi foste nati dalla parte “sbagliata” del mondo, cosa fareste?
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. 
E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla crisi voluta dai padroni, alla repressione ordita dai potenti, al razzismo alimentato dall’ignoranza.

  • Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
  • Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.
  • Per l’abolizione delle leggi razziste (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Pacchetto sicurezza).
  • Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
  • Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
  • Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Antirazzisti trapanesi



21 APRILE, IN PIAZZA PER IL LAVORO
21 aprile 2012, 01:55
Filed under: Appelli, Comunicati, Documenti, Lavoro, Territorio, Volantini



RIPRENDERSI IL LAVORO, RIPRENDERSI LA VITA!
10 febbraio 2012, 16:35
Filed under: Appelli, Documenti, Lavoro, Territorio

APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ PER LA COSTITUZIONE DI UNA COOPERATIVA DI LAVORATORI

Leggi il documento del Collettivo dei Lavoratori in Lotta del Cantiere Navale di Trapani:

http://gruppoanarchicosalsedotp.noblogs.org/post/2012/02/10/riprendersi-il-lavoro-riprendersi-la-vita/

Clicca sulla locandina per scoprire come sostenere il progetto dei lavoratori:




28 DICEMBRE 1999-2011

ORE 15 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”
ORE 18 – CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)

Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.
Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.
Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato  in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.
Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.
Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.
Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.

  • Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
  • Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.
  • Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.
  • Per l’abolizione delle leggi razziste.
  • Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
  • Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
  • Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno”
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”




CHIUDERE I C.I.E., APRIRE LE FRONTIERE!

SABATO 23 LUGLIO

PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA

TRAPANI – P.ZZETTA SATURNO dalle 21,00

“Serraino Vulpitta”, Kinisia, Milo.
Tre lager nella stessa città. Questo è il triste primato che Trapani può vantare in questi mesi terribili scanditi dalla repressione e dalla guerra.
Il nuovo Centro d’Identificazione ed Espulsione di Milo è stato aperto ufficialmente: un mostro che può inghiottire duecento persone colpevoli solo di essere nate nella parte sbagliata del mondo, stando ai criteri dei potenti che dispongono delle vite di noi tutti. Sei milioni di euro investiti nel razzismo e nella repressione istituzionale, sei milioni di euro sottratti ai servizi pubblici, alle risorse idriche di una città strumentalmente assetata, al miglioramento del bene comune. Fortunatamente, anche da Milo si può scappare, così come hanno fatto almeno una ventina di immigrati giusto qualche giorno fa, dimostrando che l’umanità può sempre vincere sulla barbarie del potere.
Il “Serraino Vulpitta” è ancora aperto, con le sbarre affumicate da rivolte che si ripetono periodicamente e che non fanno quasi più notizia. L’apertura del CIE di Milo avrebbe dovuto sancire la chiusura definitiva del primo famigerato centro di internamento per immigrati della città, dove morirono sei persone quasi dodici anni fa. E invece è ancora lì, nel cuore di una Trapani intenta a pensare ad altro.
Alcuni mesi fa, sull’onda della cosiddetta emergenza-sbarchi, il governo italiano pensò bene di allestire una tendopoli a Kinisia, un posto dove ammassare le persone in condizioni di assoluto degrado e invivibilità nelle campagne fra Trapani e Marsala, in una terra di nessuno inquinata dall’amianto sulla pista dell’ex aeroporto militare dove negli anni ’80 partivano e arrivavano, con la copertura dei servizi segreti, aerei carichi di droga e armi. Intanto, dall’aeroporto di Birgi decollano ancora oggi – nell’indifferenza di tutti – i caccia Tornado con destinazione Tripoli, per una delle operazioni di guerra più assurde della storia recente.
Eppure, noi non ci rassegniamo a tutto questo. Torniamo in piazza per ribadire la nostra ferma opposizione alle politiche repressive nei confronti degli immigrati, torniamo in piazza contro il razzismo e il fascismo che avanza sotto forme sempre nuove e sempre subdole, torniamo in piazza contro la guerra e il militarismo.
Per la libertà e l’uguaglianza di tutti, per la pace e la solidarietà internazionale, noi non facciamo un passo indietro.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani



CONTRO OGNI FASCISMO! LIBERI TUTTI!

Sessantasei anni fa c’erano le leggi razziali, i campi di concentramento, le deportazioni. Oggi ci sono le leggi razziste, le tendopoli, i rimpatri coatti.
Sessantasei anni fa in Europa c’erano le dittature, la guerra, la Resistenza, la vittoria della libertà. Oggi, tra il Nordafrica e il Medioriente, ci sono le dittature, le guerre, le tante resistenze e le prime sofferte vittorie della libertà.

L’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, che per noi non è mai stato una vuota celebrazione, assume oggi un significato ancora più importante e attuale.
Da sempre denunciamo la deriva autoritaria in Italia, la repressione del dissenso, la scelta dissennata del militarismo per risolvere i conflitti esterni e interni.
Oggi, ricordare la Liberazione significa ricordare che a due passi da casa nostra, in questa frontiera chiamata Trapani, ci sono i centri di detenzione per immigrati, c’è una tendopoli fatta per recintare gli stranieri come fossero bestie, c’è un aeroporto dal quale partono gli aerei della guerra, che nulla hanno a che fare con la pace e la democrazia.
Oggi, ricordare la Liberazione significa rilanciare l’impegno contro ogni fascismo, ogni discriminazione, in solidarietà ai popoli oppressi e alle loro lotte per la libertà.

25 APRILE
GIORNATA DELLA LIBERAZIONE

Mostre fotografiche e banchetti informativi sulle resistenze di ieri e di oggi
piazzetta Saturno, dalle 17.30

Coordinamento per la Pace – Trapani