Coordinamento per la Pace – Trapani


L’UMANITÀ È UN CRIMINE

willcocks

L’anno che sta per concludersi sarà ricordato per l’introduzione di un nuovo, inedito, crimine: il reato di umanità.
Per il momento, questo delitto non è stato ancora inserito tra le pagine del codice penale ma l’offensiva mediatica con la quale le istituzioni hanno imbastito la criminalizzazione delle Organizzazioni Non Governative (Ong) che si occupano dei salvataggi in mare dei migranti in pericolo di vita, ha di certo creato una pericolosa falla nell’immaginario comune.
La Procura della Repubblica di Catania – seguita a ruota da quella di Trapani – si è prodigata infatti in un’azione politica che non solo stride pesantemente con l’indipendenza dei poteri su cui dovrebbe fondarsi uno stato di diritto, ma alimenta una pericolosa cultura del sospetto che mira a delegittimare i soggetti che agiscono autonomamente per salvare le vittime delle frontiere europee.
L’intento, neanche tanto nascosto, è marchiare con l’infamia dell’associazione a delinquere le organizzazioni umanitarie, a meno che queste non rinuncino del tutto alla loro indipendenza per sottomettersi al controllo governativo.
In questo senso, il “decalogo” imposto dal ministro Minniti alle Ong ha suggellato politicamente quei teoremi giudiziari con un curioso meccanismo che potremmo definire di “presunzione di colpevolezza”. Le Ong, nonostante abbiano sempre rivendicato l’assoluta trasparenza della loro condotta, sono state chiamate a discolparsi preventivamente dall’accusa di essere colluse con i trafficanti di uomini consentendo di essere controllate e imbrigliate dallo stato italiano.

Al contrario, l’Italia non ha dimostrato alcun imbarazzo nel collaborare fattivamente con i criminali libici. Gli accordi tra il nostro paese e la Libia di Fayez al Sarraj prevedono soldi, armi, equipaggiamento e addestramento a beneficio delle milizie libiche con l’obiettivo di delegare a loro la repressione dei flussi migratori. In questo modo, la frontiera viene spostata più a Sud e – per così dire – esternalizzata: i barconi intercettati, se non affondano, vengono fatti tornare indietro e i migranti vengono rinchiusi nei centri di detenzione libici in condizioni aberranti tra stupri, torture, abusi e riduzione in schiavitù.
Ed è così che il governo a guida PD canta vittoria: gli sbarchi sono diminuiti, chi arriva in Italia viene più facilmente smistato negli hotspot, l’opinione pubblica viene rassicurata. Infine, il recente annuncio della nuova missione militare italiana in Niger (per combattere – dicono – le milizie islamiste e contrastare il traffico di esseri umani in un’ottica di “Mediterraneo allargato”) conferma e rilancia questa strategia di guerra all’immigrazione a tutto tondo.

Per quanto riguarda le persone che, invece, riescono a metter piede sul suolo italiano, le pastoie di una burocrazia lenta ed esasperante continuano, oggi come ieri, a tutelare solo gli interessi del padronato, dei caporali e dei mafiosi italiani. In attesa di un pezzo di carta che gli sblocchi la vita, i migranti vengono sfruttati vergognosamente nelle nostre campagne (da Campobello di Mazara ad Alcamo, da Vittoria a Catania, ecc.), pagati una miseria, senza diritti, senza assistenza medica, costretti a dormire all’aperto, in baraccopoli piene di rifiuti, in condizioni indegne di un paese civile.
Ma per il governo italiano la civiltà si misura con altri parametri. Civiltà fa rima con decoro e legalità: i poveri non sono graditi e devono sparire dalla nostra vista con i “Daspo urbani”, con gli sfratti delle case occupate, con le ordinanze che vietano persino di chiedere l’elemosina per la strada.

Eppure, nonostante sia sotto gli occhi di tutti la matrice autoritaria, razzista, classista e militarista di queste politiche, gli esponenti del Partito democratico e del governo hanno anche il coraggio di lanciare accorati appelli alla vigilanza contro la recrudescenza delle iniziative neofasciste in tutta Italia.
A nostro avviso, una buona fetta di responsabilità politica nello sdoganamento dei fascisti e delle loro idee ce l’ha proprio il centrosinistra italiano che si è reso complice – insieme alla destra – della costante involuzione reazionaria di questo paese negli ultimi vent’anni.
Infatti – oltre alle squadracce di delinquenti fascisti (contro le quali è necessario ricostruire un argine culturale e politico che sia davvero efficace) – quello che ci preoccupa di più è il palpabile diffondersi, all’interno del corpo sociale, dell’odio e del rancore nei confronti delle persone più vulnerabili.
Le opinioni della gente comune sono intrise di veleno, di menzogne e di pregiudizi. Che si tratti di leggende metropolitane amplificate furiosamente sui social (“i migranti negli alberghi”, “i trenta euro intascati da ogni migrante”, “ci rubano il lavoro”, “sono tutti terroristi”, ecc.) o di argomentazioni affrontate nei salotti televisivi, il dibattito pubblico è ormai condizionato da una drammatica assenza di razionalità e di empatia.
Una maggiore razionalità aiuterebbe, infatti, a riconoscere i veri responsabili dello sfacelo che viviamo ogni giorno, in Italia e nel mondo: una classe politica indecorosa e autoreferenziale, il turbocapitalismo delle multinazionali e dei mercati finanziari, gli imprenditori che licenziano, i mafiosi che strozzano l’economia, la corruzione che divora tutto, una legislazione sempre orientata alla precarizzazione del lavoro, l’insostenibile ineguaglianza nella distribuzione delle risorse, l’inquietante corsa agli armamenti per promuovere vecchi e nuovi conflitti.
Una maggiore empatia aiuterebbe, poi, a capire che nessuno sceglie il posto o le condizioni in cui nascere, che basterebbe anche solo mettersi per un attimo nei panni degli altri per capire che il mondo in cui viviamo è talmente complesso da non potere liquidare certi problemi con soluzioni sbrigative, e che non è certo colpa degli immigrati e degli oppressi se esistono le ingiustizie sociali.

Maggiore razionalità e maggiore empatia, più testa e più cuore, sono i migliori antidoti alla guerra tra poveri, al razzismo, al fascismo.
Dietro alle statistiche e agli articoli su sbarchi e naufragi o su conflitti e immigrazione, ci sono donne e uomini come noi, ciascuno meritevole della massima comprensione e della massima solidarietà. Nessuno di noi accetterebbe di subire discriminazioni, sfruttamento e odio senza sentirsi offeso nella propria umanità.
Quella stessa umanità che, oggi, viene messa proditoriamente sul banco degli imputati.

Coordinamento per la Pace – Trapani

Ricordando Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim – vittime del rogo nel Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”.

28 Dicembre 2017

Annunci


IL TAR BOCCIA IL MUOS
18 febbraio 2015, 14:23
Filed under: Antimafia, Comunicati, Pace

muos_niscemi

La sentenza con cui il TAR di Palermo ha ratificato l’illegittimità del MUOS rappresenta un motivo di grande soddisfazione per tutti i pacifisti e gli antimilitaristi che, in Sicilia e ovunque, si sono sempre opposti alla realizzazione di questa installazione militare statunitense in territorio italiano.

Un’opposizione, quella dei No Muos, che non è stata piegata né dalle denunce poliziesche né dalle intimidazioni della politica.
Il pronunciamento dei giudici ha sanzionato le omissioni del governo regionale presieduto da Rosario Crocetta. Di fatto, ha anche sconfessato la volontà politica di spianare la strada alla Marina militare Usa con la famigerata “revoca della revoca”, provvedimento necessario alla costruzione di una infrastruttura bellica insostenibile per tanti motivi: per le sue onde elettromagnetiche; per la sua presenza in un’area naturale vincolata e protetta; per la sua pericolosa vicinanza agli aeroporti civili di Comiso e Catania.
A queste importanti motivazioni, i Comitati No Muos (e tutto il movimento) hanno sempre aggiunto un altro, fondamentale motivo per opporsi alla presenza del Muos a Niscemi: si tratta di uno strumento che serve a fare la guerra e, quindi, a perpetuare il clima di instabilità e di terrore nel quale i potenti del mondo vogliono costringerci a vivere.
In questi giorni convulsi, in cui soffiano i venti di guerra e le sirene del razzismo e dell’intolleranza alimentano le stesse paure di cui si nutrono i fondamentalisti di ogni religione e di ogni colore, la “bocciatura” giuridica del Muos è un buon punto di partenza per rilanciare le ragioni della pace e della civile convivenza contro tutti gli apprendisti stregoni e i signori della guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani
18/02/2015
Per approfondimenti:


IMPENDAM ET SUPERIMPENDAR – Sull’arresto di Sergio Librizzi
don-sergio-librizzi-300x199
Il recente arresto di Sergio Librizzi, direttore della Caritas di Trapani, è l’ennesima tegola che cade sulla già malconcia credibilità della Chiesa cattolica cittadina, ancora intenta a leccarsi le ferite dopo gli scandali finanziari dell’ex Vescovo Micciché (poi rimosso), e dello spregiudicato Ninni Treppiedi.
Adesso, la vicenda di Librizzi – accusato di violenza sessuale e concussione – aggiunge ulteriori elementi di infamia a un grumo di potere, quello clericale, le cui responsabilità sono tanto più gravi alla luce della pretesa superiorità morale di cui si ammantano i “pastori di anime”.
Prestazioni sessuali in cambio del permesso di soggiorno: questo pretendeva Librizzi, secondo le accuse, dai rifugiati e dai richiedenti asilo che affollavano i tanti centri di accoglienza gestiti dalla Caritas (e da enti a essa collegati) in città e in provincia. Un comportamento odioso che si commenta da sé.
Adesso le indagini andranno avanti alla ricerca delle prevedibili coperture di cui godeva il prete Librizzi, dagli ambienti della prefettura a quelli della questura, passando per tutta la filiera istituzionale che da anni si ingrassa sulla pelle degli sventurati che giungono in Europa alla ricerca di una vita migliore.
Se questa fosse una città normale, la gestione dell’accoglienza agli immigrati, più volte stigmatizzata nelle sue dinamiche dal movimento antirazzista trapanese e siciliano nel corso degli ultimi quindici anni, dovrebbe essere sottoposta a un radicale ribaltamento di senso.
Quando le vite e i destini di donne e uomini oggettivamente in difficoltà vengono interamente messi nelle mani di soggetti che esercitano un potere assoluto, gli esiti non possono che essere questi. Certi abusi sono possibili perché i meccanismi della legge li consentono e li agevolano.
Intanto, nell’attesa di ulteriori sviluppi, ogni volta che saremo tentati di provare disprezzo per un ragazzo africano che chiede l’elemosina davanti all’ingresso di un supermercato; ogni volta che noteremo con fastidio gruppi di immigrati vagare sperduti tra le strade della nostra città; ogni volta che resteremo incolonnati in macchina maledicendo quei “turchi” che bloccano la strada in segno di protesta; ogni volta che plaudiremo alle proposte di fare autobus per soli immigrati da Trapani a Salinagrande; ogni dannata volta che staremo per lasciarci andare a questi sentimenti ignobili e inumani, dovremo senz’altro ricordarci del prete siciliano Sergio Librizzi.
Coordinamento per la Pace – Trapani
03/07/2014


NOMI E COGNOMI – Comunicato sulla sentenza del Processo Rostagno
16 maggio 2014, 13:44
Filed under: Antimafia, Ciao Mauro, Comunicati, Territorio
rostagno_mauro_1
La condanna all’ergastolo inflitta ai mafiosi Virga e Mazzara per l’assassinio di Mauro Rostagno sancisce una verità giudiziaria che mancava da troppo tempo.

In primo luogo, esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari di Rostagno, finalmente risarciti dei tanti torti subìti in tutti questi anni, sia per la vergogna di un delitto che sembrava destinato a rimanere impunito, sia per le calunnie con le quali in molti avevano cercato di infangare la memoria di Rostagno e di chi gli era vicino.

Era quindi necessario dare nomi, cognomi e volti agli assassini di Mauro Rostagno con una sentenza che facesse chiarezza sulla matrice mafiosa del delitto.

Dopo ventisei anni, sono stati condannati due mafiosi conclamati, già all’ergastolo per altri reati, e non ci sarebbe molto da aggiungere. Ma la sensazione, ancor più forte dopo lo svolgimento di questo processo, è che altri nomi e cognomi – magari legati alle istituzioni o ad altri gangli del potere – siano rimasti nell’ombra, protetti da ventisei lunghi anni di silenzio e di complicità.
Ciò che va sottolineato, infatti, è che questi tre anni di processo hanno offerto uno spaccato importante, seppur parziale, del nauseante contesto sociale e politico in cui maturò l’omicidio Rostagno. Lo dimostrano i tanti «non ricordo» e le incongruenze che hanno scandito le dichiarazioni di molti soggetti chiamati a testimoniare nel corso del dibattimento. Inoltre, questo processo ha evidenziato quanto forti siano stati i depistaggi e le rimozioni da parte degli investigatori (soprattutto i Carabinieri), particolarmente zelanti nel negare la pista mafiosa del delitto o nel minimizzare l’importanza dell’attività giornalistica di Rostagno, fatta di inchieste, denunce ed esercizio costante dello spirito critico in una città soggiogata dalla sua stessa ignavia.
La sentenza della Corte d’Assise di Trapani ci ricorda dunque che i tempi della giustizia dello Stato sono infinitamente più lenti di quelli del buon senso e della volontà delle donne e degli uomini liberi. Proprio per questo, la mafia va combattuta qui e ora, con i comportamenti quotidiani, con la solidarietà, con la giustizia sociale, con la ricerca della verità, con il contrasto ai soprusi di ogni genere, con l’impegno di tutte e tutti.
D’altronde, era proprio quello che ci diceva Mauro Rostagno, ogni giorno, al telegiornale.

Coordinamento per la Pace – Trapani



EPPURE SEMBRA IERI
25 settembre 2013, 15:57
Filed under: Antimafia, Ciao Mauro, Comunicati, Documenti, Territorio

MauroRostagno

Venticinque anni dall’omicidio di Mauro Rostagno. Sembrano tantissimi ma, in realtà, è come se poco o nulla fosse cambiato.
Il processo a carico dei mafiosi Virga e Mazzara è giunto, ormai, in dirittura di arrivo. L’auspicio è che si faccia chiarezza, ed è più che legittimo aspettarsi giustizia.
Resta il fatto che questo processo ha mostrato quanto sia ancora densa la coltre di omertà che avvolge i tentativi di venire a capo di questo delitto. Davanti ai giudici sono passati ex carabinieri smemorati, funzionari dei servizi segreti che sembrano cadere dalle nuvole, ex lottarmatisti addirittura infastiditi per essere stati convocati a dire qualcosa, vari e assortiti testimoni tutti accomunati da una gran confusione quando si tratta di ricostruire la vicenda umana e professionale di Mauro Rostagno a Trapani, il suo conflitto con gli interessi di Cosa Nostra, la presenza strutturata della massoneria e dei servizi segreti cosiddetti deviati in questa città.
Adesso, la difesa di Virga gioca la vecchia carta della pista interna alla Saman, con Chicca Roveri che quasi deve difendere se stessa, mentre il boss Virga ha espresso solennemente la propria innocenza.
E allora, chi ha ammazzato Rostagno? E perché?
Noi siamo fra quelli che qualche risposta se la sono già data, e in tempi non sospetti.
Nel frattempo resistiamo, a venticinque anni da quell’omicidio, in una città dove i magistrati vengono pedinati o minacciati fin dentro i loro uffici in tribunale; dove per dare una cittadinanza onoraria a un prefetto antimafia si impiegano circa dieci anni; dove un senatore della Repubblica è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa; dove un prete – sospeso dai suoi capi in Vaticano per aver gestito allegramente i soldi della parrocchia – viene chiamato a testimoniare nel processo al suddetto senatore per via dei loro stretti rapporti; dove i cantieri delle “grandi opere” sono gestiti direttamente dalla solita cricca di mafiosi, dove i supermercati e i centri commerciali sono le casseforti di latitanti imprendibili.
Venticinque anni dall’omicidio di Mauro Rostagno. Tantissimi, eppure sembra ieri.

Coordinamento per la Pace – Trapani

25/09/2013



LE MANI SULLA CITTÀ, OTTO ANNI DOPO
9 aprile 2013, 17:12
Filed under: Antimafia, Comunicati, Territorio

trapani

Nel settembre 2005, nel mezzo dell’entusiasmo collettivo per le regate trapanesi della Coppa America, decidemmo di ricordare Mauro Rostagno non solo con le tradizionali iniziative di “Ciao Mauro”, ma anche con un documento di analisi su tutto quello che stava succedendo.
Con quel documento – intitolato Le mani sulla città – provammo a offrire degli elementi critici per smascherare la propaganda utilizzata da politici e imprenditori trapanesi secondo i quali i cantieri del porto, la “riqualificazione” del centro storico, l’organizzazione dei grandi eventi e la realizzazione delle grandi opere sarebbero stati la chiave di volta per il definitivo sviluppo della città di Trapani. Il problema è che non basta rifare il trucco a una città se, dentro, resta irrimediabilmente marcia.
A otto anni di distanza, la maxioperazione antimafia che ha portato al sequestro di beni del valore di trenta milioni di euro a due costruttori trapanesi, svela uno scenario che – assai modestamente – avevamo in qualche modo profilato, specialmente per le sue implicazioni politiche e sociali.
Al centro dell’inchiesta ci sono tutti i “fiori all’occhiello” orgogliosamente esibiti negli scorsi anni dall’ex sindaco di Trapani, Fazio (il più amato dai trapanesi), e dal senatore d’Alì, padrone indiscusso di questa disgraziata città: dalle assurde dighe foranee del porto (su una delle quali si sono tragicamente schiantati due aliscafi) alla banchina del Ronciglio (cominciata e mai finita, a due passi dalla Riserva delle saline, a causa della mancata Valutazione di Impatto Ambientale); dalle nuove basole del centro storico al frangiflutti sottomarino della Litoranea Nord con annesso dragaggio – fuori norma – del fondale. Anche i lavori della Funivia per Erice (quella che ha sventrato la montagna) sarebbero stati inquinati da infiltrazioni mafiose.
Per anni siamo stati costretti a subire la potente macchina del consenso e della propaganda. Peccato, però, che le grandi opere venivano realizzate a colpi di decreti d’urgenza, che i materiali utilizzati erano scadenti, e che tutto veniva fatto in dispregio dell’ambiente.
Qual è il valore del cosiddetto “sviluppo” se il prezzo da pagare è il dominio mafioso grazie al quale lavorano solo gli amici degli amici, e alle loro condizioni?

Coordinamento per la Pace – Trapani

09/04/2013



NO MUOS: ANTONIO MAZZEO A TRAPANI
23 novembre 2012, 11:20
Filed under: Antifascismo, Antimafia, Approfondimenti, Comunicati, Pace, Territorio

Venerdì 30 novembre alle ore 18,00 presso la Libreria del Corso, in Corso Vittorio Emanuele 61 a Trapani, il Coordinamento per la Pace ha il piacere di invitarvi alla presentazione de:

Un Eco MUOStro a Niscemi
l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo
edizioni Sicilia Punto L

Incontreremo Antonio Mazzeo, giornalista e autore del libro.

Si chiama MUOS: Mobile User Objective System. È un sistema di radar satellitare. A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore di un’importante riserva naturale, fervono i preparativi per l’installazione di uno dei suoi quattro terminali terrestri mondiali. Un’opera devastante, funzionale alla guerra, nociva per la salute pubblica, distruttiva per lo sviluppo della Sicilia.
L’ennesima servitù militare USA, da realizzarsi con la complicità del governo italiano. L’ennesima installazione bellica che umilia il territorio, come la base di Birgi a Trapani, o il radar di Perino a Marsala.
Ma c’è un movimento popolare che vuole mettere i bastoni tra le ruote. Perché c’è ancora chi non si vuole rassegnare a una Sicilia terra di conquista e a un mondo dominato dai signori della guerra.

Antonio Mazzeo è un peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell’area mediterranea, sulla violazione dei diritti umani e, più recentemente, un volume sugli interessi criminali per la realizzazione del Ponte sullo Stretto (I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina, Edizioni Alegre, Roma). Ha ricevuto il Premio G. Bassani – Italia Nostra 2010 per il giornalismo.

Principali pubblicazioni:

Non solo Ustica. Il rischio militare in Sicilia, Armando Siciliano Editore, Messina, 1990.

La Sicilia va alla guerra. Il coinvolgimento dell’isola nucleare nella Guerra del Golfo, Armando Siciliano Editore, Messina, 1991.

Sicilia armata. Basi, missili, strategie nell’isola portaerei della Nato, Armando Siciliano Editore, Messina, 1991.

La trasformazione militare del Fianco Sud della Nato, Editori del Grifo, Perugia, 1992.

I ‘Vispi Siciliani’. Tutti gli uomini del Ministro Salvo Andò che hanno dichiarato guerra alla mafia, Quaderni di Città d’Utopia, Catania, 1992.

Colombia l’ultimo inganno. Lotta al narcotraffico, paramilitarismo, violazione dei diritti umani, Palombi Editore, Roma, 2001.

Con Antonello Mangano, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte, Sicilia Punto L, Ragusa, 2006.