Coordinamento per la Pace – Trapani


CHI HA PAURA DELL’UOMO NERO?

Emergenza e paura. Sono queste le parole d’ordine con cui, da anni, la società italiana viene dominata da governanti senza scrupoli.
A Lampedusa migliaia di immigrati sono stati abbandonati a loro stessi, lasciati dormire all’aperto, stipati in un lager sudicio e senza servizi, per settimane non è stato approntato un piano di accoglienza degno di questo nome, si è lasciato che l’isola si riempisse all’inverosimile.
La costruzione dell’emergenza è servita a Berlusconi per mettere in scena l’ennesimo teatrino fatto di promesse e proclami ma, soprattutto, la costruzione dell’emergenza è servita a diffondere paura e rabbia nella popolazione.
Adesso, le tendopoli rispondono allo stesso criterio: governare attraverso la creazione dei problemi.
La scelta di Kinisia per allestire la tendopoli per gli immigrati è quanto di più vergognoso si potesse concepire: un’area sperduta, in un ex aeroporto militare, senza infrastrutture. Un nuovo insulto alla dignità degli immigrati, in un territorio già marchiato dalla presenza del “Serraino Vulpitta”, del centro di Salinagrande, e del prossimo lager di Milo.
Oggi gli abitanti delle frazioni non vogliono la tendopoli e dicono di aver paura. Questa paura dello straniero, che è l’anticamera del razzismo, si è impossessata della gente comune e su questo fuoco infame soffiano irresponsabilmente i politici che agitano lo spauracchio della sicurezza, preoccupandosi più del turismo che dei diritti umani o della guerra in Libia.
Eppure, gli sventurati che saranno internati a Kinisia non sono più pericolosi dei mafiosi e degli sfruttatori che, da sempre, fanno il bello e cattivo tempo in questo territorio e in tutta la Sicilia.
In realtà, il più pericoloso dei nemici non ha la pelle nera né parla una lingua diversa dalla nostra. Il più pericoloso dei nemici abita – oscuro e rabbioso – dentro ciascuno di noi, ed è la paura.
Bisogna sconfiggerla, prima che sia troppo tardi.

NESSUNO È CLANDESTINO!

CONTRO LE TENDOPOLI, LIBERI TUTTI!

 

Coordinamento per la Pace – Trapani



SMILITARIZZARE BIRGI
29 marzo 2011, 02:43
Filed under: Comunicati, Documenti, Lavoro, Pace, Territorio, Volantini

La guerra è la negazione dell’umanità e non guarda in faccia nessuno.
Le guerre servono solo ad alimentare gli interessi dei potenti, e non possono essere né “giuste” né “umanitarie”. A pagarne le conseguenze è sempre la povera gente.
La guerra è ovunque ci sia una presenza militare, e non solamente dove fischiano i proiettili o dove si sentono i boati dei bombardamenti che distruggono le città provocando vittime civili.
La base NATO di Trapani-Birgi è importantissima nello scacchiere geopolitico mediterraneo e da lì decollano i bombardieri diretti in Libia con il loro carico di morte.
Da alcuni giorni, l’aeroporto civile di Birgi, il “Vincenzo Florio” è stato chiuso per fare spazio alle operazioni militari. Da sempre, infatti, il nostro aeroporto è strettamente vincolato alle esigenze della base militare.
Con lo scoppio della guerra in Libia, gli aerei civili hanno dovuto lasciare il passo ai Tornado, e le ripercussioni sull’economia di tutta la provincia – privata di una struttura aeroportuale che aveva dato ossigeno a questo territorio – sono gravissime.
Nonostante le rassicurazioni dei politici, questa situazione dimostra che Trapani viene utilizzata per fare la guerra. Evidentemente, le esigenze del militarismo sono incompatibili con la voglia di riscatto civile e sviluppo economico di un territorio come il nostro, e non solo. In tutta Italia, infatti, le servitù militari condizionano pesantemente le vite delle persone e delle comunità.
La crisi libica impone dunque una rigorosa presa di posizione etica e politica:

SMILITARIZZARE BIRGI!

Aeroporto civile e aeroporto militare non possono convivere. Trapani ha bisogno di sviluppo e occupazione, e non può più essere sacrificata sull’altare del militarismo e delle macchine di morte.
Esprimiamo solidarietà ai lavoratori dell’aeroporto civile “V. Florio” e invitiamo l’intera cittadinanza a battersi per l’immediata dismissione dell’aeroporto militare di Birgi e la riconversione delle sue strutture a usi civili per fare della nostra provincia una terra al servizio della pace e non della guerra.

FUORI LA GUERRA DALLA STORIA!

NO ALLE BASI MILITARI!

NON CI SONO GUERRE GIUSTE!

 

Coordinamento per la Pace – Trapani



PASSEGGIATA ANTIMILITARISTA – REPORT E FOTO
29 marzo 2011, 01:36
Filed under: Pace, Territorio

“Non ci sono guerre giuste”. Questo lo slogan scelto dal Coordinamento per la Pace di Trapani per promuovere la passeggiata antimilitarista che si è tenuta sabato 26 marzo per le vie del centro storico, una manifestazione indetta per esprimere l’intransigente opposizione alla guerra in Libia e a tutte le guerre. Nel salotto buono della città, i pacifisti e gli antimilitaristi hanno rotto il silenzio smascherando le ipocrisie della retorica con cui si vorrebbero spacciare le guerre come “missioni umanitarie”. L’iniziativa, alla quale hanno aderito il Circolo Arci Agorà, il locale gruppo di Emergency e il Coordinamento Anarchico Palermitano, ha visto la partecipazione di decine di persone. Manifestare a Trapani contro la guerra in Libia assume un significato ancora più importante alla luce del diretto coinvolgimento della base militare di Birgi nelle operazioni belliche: da qui, infatti, partono i bombardieri italiani con destinazione Libia.

Durante la passeggiata antimilitarista, i manifestanti hanno improvvisato comizi itineranti per parlare delle rivolte nel Maghreb e solidarizzare con i popoli in lotta, per denunciare il tentativo da parte delle potenze occidentali di addomesticare a suon di bombe i processi di cambiamento politico e sociale in Nordafrica e Medioriente, per informare l’opinione pubblica sulla scandalosa e criminale gestione da parte del governo della cosiddetta emergenza immigrati a Lampedusa e in Sicilia a seguito dei massicci sbarchi delle ultime settimane. Non si è mancato di solidarizzare anche con i lavoratori in agitazione a causa della chiusura dello scalo aeroportuale di Birgi e della interruzione del traffico aereo civile per fare spazio ai Tornado italiani e agli Awacs della Nato. Una vicenda che dimostra chiaramente quanto lo sviluppo dei territori venga compromesso dalla presenza delle servitù militari. L’iniziativa ha suscitato la curiosità dei passanti che affollavano il centro cittadino e che numerosi si fermavano ad ascoltare il messaggio degli antimilitaristi e dei libertari in questa città di frontiera coinvolta, suo malgrado, nella vergogna della guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani



TRAPANI CONTRO LA GUERRA
23 marzo 2011, 02:21
Filed under: Appelli, Comunicati, Pace, Territorio

NON CI SONO GUERRE GIUSTE!

SABATO 26 MARZO – PASSEGGIATA ANTIMILITARISTA PER LE VIE DI TRAPANI
CONCENTRAMENTO ORE 17.30 – PIAZZA MERCATO DEL PESCE
PRESIDIO CONCLUSIVO IN PIAZZETTA SATURNO CON INTERVENTI A MICROFONO APERTO

Sabato 26 marzo scenderemo in piazza per manifestare contro l’intervento militare in Libia e contro tutte le guerre.
La solidarietà alle rivolte popolari del Nordafrica non può essere mortificata da questa guerra vergognosa portata avanti solo nell’interesse delle potenze occidentali.
L’Italia è in guerra e Trapani è al fronte: questa è la drammatica realtà alla quale è necessario opporre un netto rifiuto.
Manifestiamo insieme per ribadire le ragioni del pacifismo e dell’antimilitarismo, per portare nel cuore della città l’opposizione sociale alla guerra e le proposte di donne e uomini che non vogliono rassegnarsi a vivere in un mondo in cui il potere e la guerra la fanno da padroni!

Coordinamento per la Pace – Trapani

Hanno aderito:

Il Caffè sotto il mare – Circolo Arci, Coordinamento Anarchico Palermitano, Emergency – Gruppo di Trapani



NON CI SONO GUERRE GIUSTE!
21 marzo 2011, 00:22
Filed under: Comunicati, Documenti, Pace, Territorio, Volantini

Dopo un mese di tentennamenti, le forze occidentali hanno sferrato l’attacco alla Libia dichiarando di intervenire in difesa del popolo libico. La risoluzione 1973 delle Nazioni Unite serve da garanzia alle operazioni militari guidate per adesso da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Canada, Spagna, Danimarca e Italia.
La guerra a Gheddafi viene fatta in un momento in cui il dittatore si trova in una posizione di forza. Nelle scorse settimane, mentre la rivolta popolare dilagava costringendo all’angolo Gheddafi, la diplomazia internazionale balbettava nel più assoluto imbarazzo nel vedere che il Colonnello di Tripoli – coccolato fino a ieri come valido partner economico dalle potenze occidentali (armi, petrolio, contrasto all’immigrazione) – perdeva terreno sotto i colpi di un’insurrezione senza capi.
E così, l’Onu ha aspettato che Gheddafi riconquistasse le città della Cirenaica spingendosi fino alle porte di Bengasi: in tal modo, nell’ipocrita retorica militarista in cui la guerra viene spacciata come “umanitaria”, il rischio che si verifichi un bagno di sangue per la popolazione civile è altissimo.
D’altra parte, l’interesse delle potenze occidentali è quello di mettere le mani sui rubinetti del petrolio, distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle problematiche generate dalla crisi economica e incrementare il volume di affari degli stati e del capitale speculando sulla sofferenza dei popoli.
In questa avventura scellerata in cui l’Italia recita il solito copione di paese a sovranità limitata, Trapani viene direttamente coinvolta con la base militare di Birgi, e tutta la Sicilia rischia di diventare un’immensa portaerei per fare la guerra.
Tutto questo si sarebbe potuto evitare se la diplomazia internazionale fosse intervenuta subito, riconoscendo e legittimando il governo di transizione della Libia liberata.
Tutto questo si sarebbe potuto evitare se le pressioni su Gheddafi fossero state esercitate nel suo momento di maggior debolezza, senza bisogno di sparare un colpo.
Ancora una volta, invece, gli Stati si armano per fare la guerra confermando di non voler gestire con intelligenza e lungimiranza i conflitti.

NEL RINNOVARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ AL POPOLO LIBICO IN LOTTA PER LA LIBERTÀ, CONDANNIAMO FERMAMENTE L’OPERAZIONE MILITARE ONU!

LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE PUO’ E DEVE SOSTENERE L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI CHE IN LIBIA, EGITTO, TUNISIA, BAHREIN E YEMEN HANNO DIMOSTRATO CHE È POSSIBILE ORGANIZZARSI DAL BASSO CONTRO L’OPPRESSIONE!

CON LA GUERRA DEGLI STATI NON SI CONQUISTA LA LIBERTÀ, NON SI VINCONO LE RIVOLUZIONI, NON SI COSTRUISCE LA PACE!

Coordinamento per la Pace – Trapani




CONTRO LA MISTIFICAZIONE: RISORGERE!
16 marzo 2011, 16:01
Filed under: Approfondimenti, Documenti, Volantini

Il circo istituzionale e mediatico che specula sul 150° anniversario dell’unità d’Italia nulla ha che vedere con la complessa vicenda storica del Risorgimento. Le parate militari, così come i discorsi accorati delle più alte cariche dello Stato, travisano la storia strumentalizzandola e asservendola alle logiche del potere che, alla perenne ricerca di legittimazione, abbaglia l’opinione pubblica fomentando il nazionalismo più becero.

Il Risorgimento è stato, innanzitutto, una lotta per la libertà. Non solo una lotta contro gli oppressori che dominavano la penisola, ma anche un’occasione – purtroppo mai pienamente realizzata – per creare una società più equa e più giusta, nel segno dell’uguaglianza, della libertà dal bisogno, della laicità.
Non ci sono parole migliori di quelle di chi visse in prima persona quella stagione piena di speranza nel cambiamento, per raccontarci il sentimento profondo che l’animò: parole ancora oggi attuali, che ci ricordano con forza che costruire un futuro migliore è possibile, e nessuno può farlo al nostro posto.
Così scrisse Carlo Pisacane, uno dei protagonisti più importanti – ma spesso dimenticato – del Risorgimento italiano, nel suo testamento il 25 giugno del 1857 a Genova, poco prima di partire alla volta di Sapri, dove morì:

«…Ho la convinzione, che le strade ferrate, i telegrafi elettrici, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tutto ciò infine che tende a sviluppare e facilitare il commercio, è destinato, secondo una legge fatale, a render povere le masse, finché non si operi la ripartizione dei profitti, per mezzo della concorrenza. Tutti siffatti mezzi aumentano i prodotti; ma essi li accumulano in poche mani, per cui tutto il vantato progresso non si riduce che alla decadenza. Se si considerano questi pretesi miglioramenti come un progresso, sarà ciò in questo senso che, coll’aumentare la miseria del popolo, essi lo spingeranno infallibilmente ad una terribile rivoluzione che, mutando l’ordine sociale, metterà a disposizione di tutti, ciò che ora serve all’utile solo d’alcuni. Ho la convinzione, che i rimedî temperati, come il regime costituzionale del Piemonte e le progressive riforme accordate alla Lombardia, lungi dall’accelerare il risorgimento d’Italia, non possono fare che ritardarlo. Quanto a me non m’imporrei il più piccolo sagrifizio per cambiare un Ministero o per ottenere una Costituzione, neppure per cacciare gli Austriaci dalla Lombardia e riunire al regno della Sardegna questa provincia: io credo che la dominazione della Casa d’Austria e quella di Casa Savoja sieno la stessa cosa…».
«…Le idee vengono dietro ai fatti e non viceversa; e il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma diverrà istrutto tostoché sarà libero. L’unica cosa che possa fare un cittadino, per essere utile alla sua patria, è l’aspettare, che sopraggiunga il tempo, in cui egli potrà cooperare a una rivoluzione materiale…».
«…V’hanno taluni che dicono, la rivoluzione debbe essere fatta dal paese. Questo è incontrastabile. Ma il paese si compone d’individui; e se tutti aspettassero tranquillamente il giorno della  rivoluzione senza prepararla col mezzo della cospirazione, giammai la rivoluzione scoppierebbe. Se invece ognuno dicesse; la rivoluzione deve effettuarsi dal paese, e siccome io sono una parte infinitesima del paese, spetta anche a me il compiere la mia infinitesima parte di dovere, e io la compio; la rivoluzione sarebbe immediatamente compiuta, e invincibile, poiché dessa sarebbe immensa. Si può dissentire intorno alla forma di una cospirazione circa il luogo e il momento in cui debba effettuarsi; ma il dissentire intorno al principio è un’assurdità, una ipocrisia; torna lo stesso che nascondere in bella maniera il più basso egoismo.
Io stimo colui che approva la cospirazione, e che non prende parte alla cospirazione; ma io non posso che nutrire disprezzo per coloro che non solo non vogliono far nulla, ma si compiacciono di biasimare e maledire coloro che operano…».

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8 MARZO, LOTTA DI TUTTI
8 marzo 2011, 17:44
Filed under: Antifascismo, Antirazzismo, Comunicati, Donne, No C.P.T./C.I.E., Volantini

La lotta delle donne è innanzitutto una lotta per l’autodeterminazione.
La battaglia quotidiana per scardinare un sistema che riconosce alla donna solo il ruolo impostogli dalle convenzioni sociali è parte imprescindibile del percorso di liberazione di tutti gli esseri umani, siano essi uomini o donne, da ogni forma di oppressione.
Il sessismo, così come il razzismo, è emanazione diretta di un sistema che basa la sua ragion d’essere sullo sfruttamento e l’imposizione.
In questa società autoritaria e gerarchica, fondata sul patriarcato e il maschilismo, essere donne equivale a essere considerate soltanto figlie, madri, casalinghe, amanti, prostitute, suore, ecc. Quindi, o eterne partorienti – fulcro della famiglia convenzionale – o licenziose sfasciafamiglie o, ancora, icone di purezza e castità. In questa negazione dell’autonomia femminile, non c’è spazio per la libertà di scelta: di qui i continui attacchi da parte della Chiesa al diritto di aborto e a una maternità consapevole, e la costante mercificazione del corpo femminile che, allo stesso modo, nega ogni reale emancipazione sessuale.
In questo contesto non stupiscono i recenti fatti avvenuti nella caserma del Quadraro a Roma, dove tre carabinieri e un vigile urbano hanno abusato di una donna detenuta in cella di sicurezza, o ancora, quel che è accaduto nel Centro di Identificazione ed Espulsione in via Corelli a Milano, dove Joy, una ragazza nigeriana, è stata violentata e malmenata da un ispettore di polizia che è stato puntualmente assolto dalle accuse. Ancora una volta il potere non condanna se stesso.
Oggi come sempre, la presa di coscienza è il primo passo da compiere per porre fine allo stato di degrado e di negazione della libertà in cui siamo tutti relegati. Comprendere che la causa del problema risiede nel sistema, e che le difficoltà che ci troviamo ad affrontare sono solo una sua diretta conseguenza, è un passo decisivo per costruire percorsi di lotta efficaci e risolutivi.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it