Coordinamento per la Pace – Trapani


28 e 29 dicembre 2010 – Report delle iniziative

Martedi 28 dicembre – undicesimo anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani – si è svolta la prima iniziativa nell’ambito della due giorni antirazzista promossa dal Coordinamento per la Pace, dal Circolo Arci “aMalaTesta” e dal locale Gruppo di Emergency. Alla manifestazione hanno aderito e partecipato compagne e compagni della Federazione Anarchica Siciliana, della Federazione dei Comunisti Anarchici e del Coordinamento Anarchico Palermitano.
E’ stato organizzato un presidio solidale durante il quale alcune decine di manifestanti hanno espresso la loro vicinanza agli immigrati reclusi all’interno del Centro di Identificazione ed Espulsione “Vulpitta”. Quarantatrè gli immigrati attualmente internati nella struttura. Dalla loro viva voce è emerso il solito, disastroso quadro di invivibilità: dalla mancanza di coperte alla scarsa qualità dei cibi, fino all’abituale uso di calmanti e psicofarmaci per sedare le persone rinchiuse all’interno del CIE.
Da dietro le sbarre, i ragazzi hanno manifestato grandissimo apprezzamento per l’iniziativa e – come accaduto in altre occasioni – si è stabilita una comunicazione diretta tra chi stava dentro e chi stava fuori. La musica di un sound-system, tra un intervento e l’altro, è servita ad animare un pomeriggio di lotta nel segno del ricordo per la strage che si consumò in seguito a un tentativo di fuga, ma anche per rinnovare la solidarietà e l’impegno comune contro i CIE e leggi razziste. Domani si replica.

Coordinamento per la Pace – Trapani

28/12/2010

Con il presidio solidale di questo pomeriggio si è conclusa la due giorni di mobilitazione antirazzista promossa da Coordinamento per la Pace, Circolo Arci “aMalaTesta” ed Emergency di Trapani. Anche oggi, mercoledi 29 dicembre, gli antirazzisti sono tornati davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e, al loro arrivo, hanno visto i ragazzi che, da dietro le sbarre, sventolavano fazzoletti e drappi neri per salutarli e rispondere ai loro slogan.
“Tutti liberi, tutti uguali” gridavano le compagne e i compagni; “No border, no nation, stop deportation!”; e poi ancora: “Chiudiamo i lager, apriamo le frontiere!”.
Alla fine, un lungo e intenso applauso reciproco tra reclusi e manifestanti, per salutarsi e dirsi, senza più troppe parole, che lottare per la libertà degli immigrati significa lottare per la libertà di tutte e tutti, senza distinzioni.

Coordinamento per la Pace – Trapani

29/12/2010


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28 e 29 dicembre contro i CIE e il razzismo

28 e 29 dicembre 2010
Presidio antirazzista davanti il CIE “Serraino Vulpitta” dalle ore 15,00

Undici anni, ma sembra ieri. La strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” – (istituito con la legge Turco-Napolitano) in cui sei migranti persero la vita in seguito a un tentativo di fuga – continua a essere attualissima nella sua tragicità.
Le rivolte, le fughe, gli atti di autolesionismo e le vibranti proteste dei migranti continuano a caratterizzare la quotidianità di questa struttura come di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) in Italia. Negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Gradisca d’Isonzo a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio, impermeabili a qualunque forma di controllo dall’esterno, sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.
Nonostante tutto questo, il governo italiano alza il tiro in termini di repressione.
A Trapani è stato praticamente ultimato un nuovo e più grande Centro di Identificazione ed Espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città. Una struttura terribile che continuerà a ingrassare i professionisti della falsa solidarietà che, nella gestione dei centri, continueranno a lucrare sulla pelle dei migranti.
Più in generale, le leggi sull’immigrazione continuano ad assolvere una funzione repressiva che schiaccia le esistenze di migliaia di donne e uomini. L’inasprimento della repressione si misura drammaticamente nelle norme contenute nel cosiddetto pacchetto-sicurezza in cui non solo si dispone la costruzione di nuovi centri di internamento per migranti, ma anche il prolungamento della detenzione fino a sei mesi e il carattere penale del reato di clandestinità.
Ottenere il permesso di soggiorno è sempre più difficile e, così, la mancata regolarizzazione serve a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo alla mercé degli sfruttatori, esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani. E quando non riescono ad approdare sulle coste italiane, i migranti vengono respinti in mare dalle motovedette libiche (con la complicità del governo italiano) per poi essere reclusi nei centri di detenzione di Tripoli o mandati a morire nel deserto.
Non è più possibile continuare a ignorare le proteste nei CIE, sempre più frequenti; la rivolta degli schiavi di Rosarno contro mafiosi e sfruttatori; le numerose manifestazioni autorganizzate per la regolarizzazione generalizzata in tutta Italia fino alle recenti clamorose proteste di Brescia e Milano contro la sanatoria-truffa. È necessario rinnovare l’impegno per una resistenza quotidiana che deve unire tutti, italiani e immigrati, nella capacità di opposizione e autorganizzazione contro la deriva autoritaria in cui sta sprofondando il paese, dove l’erosione della libertà e dei diritti colpisce tutti, indistintamente.

•    Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti annegati in mare, morti lavorando nelle campagne o nei nostri cantieri.
•    Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
•    Per la chiusura di tutti i CIE, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e pacchetto-sicurezza).
•    Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
•    Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
•    Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
•    Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Circolo “aMalaTesta” – Arci Trapani
Emergency – Trapani


X info e adesioni: gliantirazzistinondimenticano@gmail.com



RESISTERE AL RAZZISMO!

Mentre il teatrino della politica offre ogni giorno l’indecente spettacolo di una classe dirigente intenta a scannarsi per brandelli di potere, c’è un’altra Italia che lotta e resiste strenuamente per la dignità e la libertà di tutti.
Nelle scorse settimane, a Brescia e Milano, alcuni immigrati hanno dato vita a delle proteste eclatanti, resistendo su una gru o su una torre per rivendicare il loro diritto a vivere e lavorare alla luce del sole. Perché in questo paese la legge ti rende la vita impossibile se sei immigrato clandestino, ma è proprio la stessa legge che non ti permette di uscire dalla clandestinità.
In questo meccanismo che schiaccia le esistenze di migliaia di persone, ci sono i Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.), le galere per immigrati dove si può restare chiusi per 180 giorni. In tutta Italia, negli ultimi mesi, da Torino a Milano, da Bologna a Bari, da Roma a Crotone, tutti questi lager del terzo millennio sono diventati polveriere in cui è scoppiata la rivolta dei reclusi.
Anche qui a Trapani – dove è imminente l’apertura di un enorme lager in contrada Milo – non sono mancati tentativi di fuga e proteste drammatiche. Sempre e soltanto per chiedere quello che spetta a tutte e tutti, a prescindere dal luogo in cui si è nati: libertà e diritti.
In contemporanea con il corteo promosso a Torino dalla Rete “10 luglio antirazzista” e a un mese dall’anniversario della strage del “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati, torniamo in piazza a Trapani per denunciare ogni razzismo, per la chiusura dei Centri di Identificazione ed Espulsione, per la libertà e i diritti di tutte e tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Emergency – Trapani

 



NESSUNA STRADA AL FASCISMO
17 novembre 2010, 14:06
Filed under: Antifascismo, Comunicati

Apprendiamo dagli organi di stampa che il consigliere comunale La Pica ha prodotto un atto di indirizzo per intitolare a Giorgio Almirante una strada della città di Trapani.
Giorgio Almirante fu, prima di tutto, un fascista della prima ora.
Già redattore de La difesa della Razza, Almirante si preoccupò di elevare il razzismo a strumento di dominio politico nell’Italia mussoliniana. Nel 1943, quando la scelta era tra oppressione e libertà, Almirante si schierò con la Repubblica di Salò al fianco della Germania nazista. In quel periodo, il boia Almirante si occupò personalmente di ordinare fucilazioni di partigiani e rastrellamenti di civili. Finita la guerra, Almirante si riciclò nel doppiopetto fondando l’MSI, un partito coinvolto fino al collo in tutte le trame più oscure della Repubblica: terrorismo neofascista, stragi di stato, appoggio alla massoneria deviata.
Tanto per essere chiari, intitolare una strada ad Almirante rappresenterebbe un insulto alla memoria e all’onore di tutti coloro i quali si sono battuti per la libertà e la democrazia in questo paese. Ne tengano conto il Sindaco di Trapani, il Consiglio comunale e, soprattutto, tutti gli antifascisti e i sinceri democratici di questa città.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

17/11/2010



LETTERA APERTA ALL’ENSEMBLE RICCIOTTI

All’attenzione dell’Ensamble Ricciotti

Abbiamo appreso dai mezzi di informazione locali che la mattina del 20 Ottobre si è tenuta una vostra esibizione presso il cortile dell’Istituto “Serraino Vulpitta” di Trapani. La notizia ci ha davvero colpiti, perché – come Coordinamento per la Pace – da anni denunciamo pubblicamente l’esistenza di questa struttura e l’ingiustizia che vi si consuma quotidianamente.
Come saprete, oltre a essere una casa di riposo per anziani, il “Serraino Vulpitta” è anche un Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) per migranti.
L’ordinamento giuridico italiano prevede che nei CIE vengano rinchiusi degli esseri umani considerati dalla legge come “clandestini”.
Inutile dire che le politiche razziste dei vari governi che si sono succeduti in Italia hanno sempre stabilito che ad essere clandestini, e quindi “illegali”, sono tutti quegli individui provenienti dalle zone più povere del mondo.
Il permesso di soggiorno, necessario alla permanenza in Italia, è legato al contratto di lavoro. Se un immigrato non ha un lavoro, o lo perde, finisce dentro un CIE per poi essere espulso dall’Italia. Anche se, nel frattempo, quella persona aveva messo su casa, famiglia e affetti.

Nel dicembre del 1999, sei immigrati reclusi nel “Serraino Vulpitta” di Trapani morirono bruciati in un incendio divampato durante un tentativo di fuga.
Da allora, ci sono state decine di rivolte all’interno del “Serraino Vulpitta” e negli altri centri di internamento in tutta Italia. Sono innumerevoli, inoltre, gli atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio. E’ comune, nei centri di tutto il paese, che i reclusi vengano forzati ad assumere psicofarmaci, gli venga negato in inverno il diritto a una coperta e che, anche in estate, la razione giornaliera d’acqua non superi il litro. E’ triste constatare quanto sia lunga la lista delle barbarie che si sono consumate all’interno dei CIE: dalle punizioni corporali per gli uomini, agli stupri sulle donne, fino all’episodio sconcertante in cui alcuni immigrati musulmani vennero costretti a mangiare carne di maiale arrotolata su un manganello.
Al termine dei sei mesi di permanenza all’interno di questi moderni lager, i migranti dei quali viene accertato il paese d’origine vengono rimpatriati; gli altri vengono condotti nei centri di internamento in Libia, dove sono note le torture perpetrate dalle autorità locali, quelle stesse autorità che – con l’ausilio di unità militari italiane – compiono il respingimento in mare dei barconi carichi di immigrati che solcano il Mediterraneo, e sui quali non esitano ad aprire il fuoco.

L’idea di scrivere questa lettera nasce dal presupposto che anche a voi, probabilmente, è stata proposta una visione edulcorata della realtà quando vi è stata offerta la possibilità di suonare per gli “ospiti” del centro anziani e, di conseguenza, per i reclusi del CIE “Serraino Vulpitta”. Abbiamo ritenuto necessario mettervi al corrente della tragica storia di questa struttura e della sua natura repressiva perché pensiamo che la vostra presenza e la vostra performance siano state strumentalizzate dalle istituzioni locali al fine di propagandare un’immagine distorta di quel luogo e un messaggio di finta integrazione.
Con le dovute proporzioni, questa dinamica ricorda tanto i cinegiornali nazisti sui campi di concentramento che venivano descritti come località amene, e ne occultavano la vera natura: terribile e disumana.

Cordiali saluti,
il Coordinamento per la Pace di Trapani

25/10/2010

coordinamentoperlapace@yahoo.it



NO ALLA SCUOLA DI GUERRA
30 settembre 2010, 12:42
Filed under: Antifascismo, Comunicati, Pace

In un’Italia strozzata dalla crisi economica e dalla disoccupazione, moltissimi giovani – specialmente meridionali – scelgono la carriera militare per crearsi un futuro e costruirsi una qualche sicurezza.
Dal momento che non si trova un lavoro decente, si va a sparare in giro per il mondo con la concreta possibilità di tornare a casa in una bara avvolta nel tricolore in mezzo alla retorica con cui la guerra viene contrabbandata dai governi come un modo per costruire la pace.

Oggi, in Italia, questa logica militarista rischia di essere seminata anche tra i più giovani, quelli che ancora vanno a scuola, dove si dovrebbe apprendere che la guerra è sempre sbagliata. Dopo la promozione da parte del governo di campus formativi nelle forze armate, adesso il ministro della Difesa La Russa e la ministra dell’Istruzione Gelmini hanno rilanciato il progetto “Allenati per la vita” (già concepito dal precedente governo di centrosinistra) che dovrebbe partire nei licei della Lombardia: lezioni di tiro con la pistola, percorsi ginnico-militari, divisione degli studenti in pattuglie per superare prove di resistenza e combattimento. Praticamente, i balilla del regime fascista. Con questa militarizzazione di massa, si vogliono addestrare i giovani di oggi a diventare le future macchine di morte per i padroni di domani.

Evidentemente, la distruzione della scuola pubblica passa anche attraverso queste disgustose operazioni. Prima che questo progetto venga adottato in altre regioni, è necessario boicottarlo: facciamo appello agli studenti e agli insegnanti della Lombardia e di tutta Italia affinché disertino questo arruolamento collettivo, perché chi rifiuta la guerra ha fatto un primo passo per farla scomparire per sempre.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

30/09/2010



Ciao Mauro!
25 settembre 2010, 21:38
Filed under: Antimafia, Ciao Mauro, Territorio