Coordinamento per la Pace – Trapani


SOLIDARIETÀ A PINO MANIÀCI
30 marzo 2009, 23:07
Filed under: Antimafia, Comunicati

Pino Maniàci, direttore dell’emittente televisiva «Telejato» di Partinico è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. Il pubblico ministero Paoletta Caltabellotta ha addirittura ravvisato, nella condotta di Maniàci, un «disegno criminoso» che si riassume nelle numerose inchieste antimafia, nelle denunce, nella lotta ai poteri forti combattuta quotidianamente sul terreno dell’informazione indipendente. E così la magistratura torna alla carica nel tentativo di imbavagliare una voce libera adducendo il pretesto del mancato possesso del tesserino di pubblicista.

La vicenda – che ci pare del tutto analoga a a quella di Carlo Ruta, giornalista ragusano autore di importanti inchieste antimafia e perseguitato dalla magistratura per stampa clandestina – dimostra quanto siano risibili le posizioni di coloro i quali, accecati dal culto acritico dei simulacri legalitari, non si accorgono che la lotta alla mafia non può e non deve ridursi a una delega in bianco alle istituzioni, ma deve essere una pratica socialmente radicata nell’impegno di ogni cittadino, anche sul fronte dell’informazione.

Nell’esprimere a Pino Maniàci la nostra solidarietà, denunciamo ogni tentativo di criminalizzare e reprimere la libertà di espressione in Sicilia e in tutto il paese.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

31/03/2009

[Nella foto in basso, Carlo Ruta e Pino Maniàci intervenuti al dibattito su La libertà di informazione in Sicilia a vent’anni dall’omicidio di Mauro Rostagno – CIAO MAURO VII edizione, 04/10/2008]

Carlo Ruta e Pino Maniàci
Carlo Ruta e Pino Maniàci

 



ROMPERE IL SILENZIO

All’interno del Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani un immigrato si è tagliato con una lametta per protestare contro la sua insensata detenzione. Ne è nata una rivolta, repressa dalle forze dell’ordine. Questo episodio si aggiunge ad altri fatti simili accaduti nei giorni scorsi in altri centri italiani: da Torino, a Bari, a Milano gli immigrati si tagliano i polsi, ingeriscono pile, tentano di impiccarsi. Gesti disperati per attirare l’attenzione, per chiedere aiuto, per rompere il silenzio dell’indifferenza. A tutti gli immigrati vittime delle leggi razziste va la nostra solidarietà.

Con l’aumento della detenzione da due a sei mesi, il governo italiano innalza a dismisura il livello di disumanità di queste strutture. Privare della libertà per ben sei mesi una persona che non ha commesso reati significa annientarla fino a conseguenze estreme. Sono luoghi infami che vanno chiusi immediatamente. Lo gridano gli immigrati, lo ribadiamo noi.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

26/03/2009