Coordinamento per la Pace – Trapani


Trapani, 28/12 – Resoconto delle iniziative

Domenica 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Serraino Vulpitta” di Trapani, il Coordinamento per la Pace ha dato vita a un pomeriggio di mobilitazione con due manifestazioni antirazziste per solidarizzare con gli immigrati e pretendere la chiusura di tutti gli odierni Centri di identificazione ed espulsione.
Nel primo pomeriggio, gli antirazzisti hanno organizzato un presidio
davanti il “Vulpitta” per esprimere il calore e la solidarietà della Trapani che non dimentica e che non si rassegna ai tempi terribili in cui viviamo, fatti di leggi razziste e di quotidiane ingiustizie. Dalle parole degli immigrati trattenuti è emerso il solito quadro di invivibilità della struttura trapanese: mancanza di riscaldamenti e insufficienza di acqua calda corrente, scarsa qualità dei pasti somministrati, superficiale assistenza medica a base di Aulin buono per ogni tipo di malanno. Una serie di denunce, sostenute anche da un recente sciopero della fame, che smentiscono categoricamente la propaganda mediatica con cui le autorità locali e nazionali continuano a veicolare un’immagine positiva ed efficiente del sistema di accoglienza in provincia di Trapani. Basti pensare che i soggetti che gestiscono a Trapani il tanto elogiato centro di identificazione di Salinagrande sono gli stessi che si occupano del CIE “Serraino Vulpitta”.
Gli immigrati (trentasette al momento attuale) hanno più volte sottolineato l’intollerabilità della loro detenzione in relazione al fatto che non hanno commesso reati. In più di un caso, è stato denunciato il meccanismo con cui perdendo il lavoro si diventa automaticamente clandestini perdendo così il diritto a restare in Italia: anche se – giusto per fare un esempio – sono anni che vivi e lavori in questo paese e, nel frattempo, hai messo su famiglia.
Nelle parole dei reclusi vibrava tutto lo sdegno per un sistema di leggi razziste che rendono impossibile la vita a donne e uomini che cercano in Europa una vita migliore. Le urla di libertà e di solidarietà tra chi era dentro e chi era fuori si scioglievano in un applauso reciproco carico di affetto e di rabbia.
I manifestanti si sono poi spostati in centro storico per un presidio di controinformazione antirazzista: con un fitto volantinaggio e un costante speakeraggio al megafono, gli antirazzisti hanno attirato l’attenzione dei numerosissimi passanti che affollavano le vie del centro storico per la classica passeggiata natalizia. Mentre veniva riferito ciò che gli immigrati ci avevano raccontato poche ore prima, sugli striscioni del Coordinamento per la Pace e degli anarchici si leggeva che gli antirazzisti non dimenticano la strage del CPT “Vulpitta” e che la solidarietà agli immigrati non può prescindere dalla libertà e dal rispetto dei diritti umani fondamentali.
 
Coordinamento per la Pace – Trapani


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28 dicembre 2008 – Gli antirazzisti non dimenticano
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TRAPANI 28 DICEMBRE 2008
 
ORE 16,00 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE “SERRAINO VULPITTA”
 
ORE 18,00 – PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA IN CENTRO STORICO (VIA TORREARSA angolo VIA DELLE ARTI)
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Sono passati nove anni dalla strage consumatasi all’interno del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga.
Oggi i centri di permanenza temporanea si chiamano centri di identificazione ed espulsione (CIE): un modo sicuramente meno ipocrita e più diretto per definire la funzione repressiva di queste galere speciali per immigrati dove le persone vengono rinchiuse per il solo fatto di non avere i documenti in regola.
Come se non bastasse, il quadro normativo della legge Bossi-Fini (improntato sulla precedente Turco-Napolitano) è stato ulteriormente esasperato nei tempi di reclusione: da trenta giorni si è passati a sessanta giorni di privazione della libertà in attesa dell’espulsione. Un periodo che dovrebbe servire all’identificazione dell’immigrato per rispedirlo alla terra d’origine esponendolo così a nuove ritorsioni da parte dei governi che puniscono severamente il reato di emigrazione. Dunque, più leggi restrittive (anche in materia di asilo politico), più centri di espulsione, più soldi per chi li gestisce. A Trapani, il consorzio Connecting People e la Cooperativa Insieme – i soggetti che gestiscono il centro di identificazione per richiedenti asilo di Salinagrande, fiore all’occhiello delle istituzioni che ne veicolano un’immagine rassicurante ed efficiente – sono gli stessi che gestiscono il “Serraino Vulpitta”: quello presidiato dai militari, quello con il filo spinato e le sbarre, quello in cui l’ultima rivolta è scoppiata appena due mesi fa.
Nel frattempo, le campagne di odio fomentate negli anni dalla classe dirigente del paese hanno prodotto i primi risultati: il pacchetto sicurezza concepito dall’ex ministro di centrosinistra Amato e riproposto in grande stile dall’attuale ministro di centrodestra Maroni ha dato la stura a una serie di provvedimenti d’eccezione adottati su tutto il territorio nazionale da sindaci e prefetti. Con la scusa di una fantomatica emergenza-sicurezza, le città sono state militarizzate e sono state diramate ordinanze sindacali tese a colpire in primo luogo i soggetti più deboli della società: ambulanti, immigrati, poveri, mendicanti. Prove tecniche di restringimento del dissenso, degli stili di vita non omologati, della libertà di ciascuno di noi.
Anche a Trapani il vento dell’intolleranza ha cominciato a soffiare pericolosamente nell’ultimo anno: interrogazioni al consiglio comunale per sanzionare immigrati che dormono sulle panchine, ordinanze orientate a vietare tutto ciò che è possibile vietare, proposte scriteriate di impedire ai migranti di salire sugli autobus. Improvvisamente, la città ha scoperto di essere una terra di frontiera perché oggi è più facile incrociare per strada lo sguardo smarrito di un immigrato o di un profugo che scappa dalla miseria o dalla guerra. Ma chi oggi soffia irresponsabilmente sul fuoco della discriminazione rischia di legittimare nel corpo sociale sentimenti di diffidenza e di razzismo che vanno invece stroncati sul nascere.
Il razzismo si stronca guardando in faccia il Sud del mondo con il rispetto e la solidarietà che meritano tutti gli oppressi e gli sfruttati che giungono in Europa per sperare in una vita migliore.
Il razzismo si stronca comprendendo che la clandestinità non è una scelta di comodo, ma una condizione forzata in cui gli immigrati sono costretti a vivere a causa di leggi restrittive che garantiscono manodopera a basso costo che i padroni italiani possono sfruttare a piacimento.
Il razzismo si stronca se ci si rende conto che la crisi economica e la paura del futuro sono il prodotto di un sistema economico e sociale di cui siamo tutti vittime, italiani e stranieri senza distinzioni.
Il 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Vulpitta”, è una data tragicamente attuale perché ancora oggi queste strutture continuano a rappresentare concretamente la barbarie di un sistema che scatena quotidianamente la sua guerra contro la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani.
 
– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;

– per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
– per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro ogni deriva securitaria;
 
– per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
– per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
– per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
– per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte;
– per la solidarietà internazionalista contro ogni razzismo.

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