Coordinamento per la Pace – Trapani


08/11/2006 – Comunicato sulla visita della commissione ministeriale sui CPT a Trapani

Lunedi 6 novembre si è consumato a Trapani un ulteriore atto di mistificazione e disinformazione da parte del governo di Centrosinistra. La Commissione ministeriale sui Centri di Permanenza Temporanea, fortemente voluta dal ministro Amato, è calata in quel di Trapani per assolvere definitivamente il CPT “Vulpitta” e lavare così in un bagno di ipocrisia la cattiva coscienza di un’intera classe politica. Il presidente De Mistura, in conferenza stampa si è addirittura definito impressionato dalle «caratteristiche di operatività» del “Serraino Vulpitta” definendolo «funzionale» nonostante la vetustà dell’edificio. Ancora una volta, così come è successo lo scorso agosto (in occasione della risibile ispezione di un altro emissario del governo, il sottosegretario Lucidi), sono state tessute le lodi dei campi di internamento per immigrati della nostra città. Non una parola sui tentativi di fuga, sulle proteste degli immigrati, sugli atti di autolesionismo, sui tentati suicidi che scandiscono da anni (e fino ad alcune settimane fa) la quotidianità di questi luoghi della segregazione. Non una parola sui morti del 1999, né un accenno sulla sostanza vera della questione: i Centri di Permanenza Temporanea – quand’anche avessero le sbarre d’oro – sono e restano spazi di eccezione in cui le persone sono trattenute contro la loro volontà e al di là di ogni principio umano e giuridico. Nei Centri di Permanenza Temporanea le persone sono imprigionate per il solo fatto di essere immigrate, di appartenere a una categoria sociale che la legge criminalizza e reprime. L’anticipazione offerta da De Mistura secondo cui sarebbe opportuno costruire a Trapani un centro di prima accoglienza sul modello di Lampedusa, ci inquieta non poco: sappiamo bene cosa rappresentano queste zone grigie che la legge smette di chiamare con il loro nome ma che assolvono, né più né meno, alle stesse funzioni segregative dei CPT. Ci dissociamo radicalmente da tutti quei soggetti individuali e collettivi che, ergendosi a rappresentanti dell’associazionismo o del terzo settore, offrono la loro disponibilità nel legittimare e interloquire con la Commissione sui CPT assumendo posizioni talmente ambigue da risultare indecifrabili e insostenibili. Sottolineiamo infine il servilismo con il quale certa informazione locale ha propagandato l’immagine di un CPT vivibile e accogliente quasi fosse lo specchio di una Trapani ospitale e progressista: la stessa Trapani del potere mafioso, del lavoro nero, dello sfruttamento degli immigrati nelle campagne, dell’abuso delle prostitute e delle lavoratrici dell’Est di cui è piena la cronaca degli ultimi tempi. Noi non ci lasciamo certamente irretire da questa propaganda governativa e continueremo a squarciare il velo dell’ipocrisia ribadendo con grande convinzione la nostra condanna dell’esistenza dei Centri di Permanenza Temporanea, pretendendo la loro chiusura e il rispetto dell’inalienabile e universale diritto alla libertà di movimento per tutte e tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani



07/11/2006 – Comunicato sulla tratta di esseri umani
7 novembre 2006, 12:02
Filed under: Antimafia, Antirazzismo, Comunicati, Documenti, Donne, Territorio

La cronaca di questi giorni ci ha raccontato l’ennesimo abuso compiuto ai danni di chi vive quotidianamente l’esclusione e il disagio sociale. È stata, infatti, scoperta una organizzazione che gestiva la tratta di esseri umani destinati al lavoro nero. Si tratta di donne violate e vendute come schiave, di uomini umiliati e sfruttati. È accaduto nella nostra Provincia, in questo territorio che vive continuamente tra contraddizioni inaccettabili. Da un lato il tentativo di far credere che questa città sia un porto del Mediterraneo pronto ad accogliere. Dall’altro la lacerante realtà: Trapani è una città di frontiera dalla quale è più facile passare che rimanere. Non si può parlare di accoglienza in una città che permette la presenza di due campi di internamento per migranti (il CPT “Serraino Vulpitta” e il Centro di Identificazione di Salinagrande). Non si può parlare di “sviluppo” in una città strangolata dal lavoro nero e da quello che rappresenta la nuova faccia dello sfruttamento: il precariato. Migranti e giovani sono i nuovi schiavi. E in storie di abusi come quella appena menzionata le donne sono costrette ad “offrire” il proprio corpo come merce di scambio per ottenere un lavoro che le costringerà a vivere sfuggendo gli sguardi per non essere scoperte. Noi crediamo che un reale cambiamento del nostro territorio debba passare attraverso delle tappe obbligate che includano la solidarietà e la partecipazione attiva di associazioni e individualità per stroncare sul nascere ogni forma di sfruttamento e discriminazione.  Coordinamento per la Pace – Trapani



4 novembre: niente da festeggiare
4 novembre 2006, 19:14
Filed under: Pace, Volantini

Negli ultimi anni la guerra infinita e permanente è diventata il paradigma in cui tutto il mondo è costretto a vivere.Nel nome della “guerra al terrorismo”, gli stati e i governi scatenano il loro terrorismo di guerra le cui vittime sono, come sempre, le popolazioni inermi.Anche il quotidiano linguaggio della politica è caratterizzato dall’uso scientifico e strumentale delle contraddizioni e dell’ambiguità: la guerra è “umanitaria”, le missioni militari sono “di pace”, i bombardamenti sono “chirurgici”, le bombe “intelligenti” e le vittime civili sono considerate “effetti collaterali”.L’Italia non si è mai sottratta, sia con il Centrodestra sia con il Centrosinistra al governo, dal finanziare le missioni militari: Somalia, Kossovo, Afghanistan, Iraq, Albania, ecc. Questa dissennata strategia interventista viene finanziata con i soldi e le risorse pubbliche attraverso i tagli alla sanità, alla ricerca, alle pensioni, all’istruzione, al lavoro. Milioni di euro sottratti ai servizi sociali e al nostro benessere e gettati nel pozzo senza fondo della militarizzazione che ingrassa solo le industrie di armi.Il recente intervento militare in Libano è rappresentativo dell’ipocrisia di questo governo che non ha esitato a partecipare a una guerra mascherata dietro l’egida di una risoluzione dell’Onu che prevede il disarmo di una delle parti in conflitto al fine di tutelare solamente lo stato di Israele e i suoi interessi in Medioriente.Precarizzazione del lavoro e leggi repressive in materia di immigrazione costituiscono aspetti fondamentali di quello che si può considerare il fronte interno di una guerra dichiarata contro ciascuno di noi.Viviamo in una società fortemente militarizzata: lo stato fa incetta di giovani (soprattutto qui al Sud) che, nella cronica mancanza di lavoro e di prospettive, accettano la carriera militare come fonte di reddito sicuro e vengono così inviati nei fronti di guerra per sparare e/o essere uccisi o tornare, come troppo spesso accade, con gravi menomazioni fisiche.Le tante guerre che insanguinano il mondo sono tra le cause principali dei massicci flussi migratori: milioni di donne e uomini fuggono da condizioni di vita allucinanti per cercare una via di scampo nel nostro paese trovando invece lo sfruttamento delle mafie e dei padroni che speculano economicamente sulla loro disperazione grazie a leggi repressive che alimentano anche discriminazione e razzismo.L’unico modo per liberarci dall’incubo della guerra è rifiutare le logiche del dominio, della violenza e della sopraffazione dando una possibilità concreta alla pace, al confronto tra culture diverse, alla dialettica democratica tra i popoli.È indispensabile rilanciare un pacifismo vero e senza compromessi: non ci sono guerre giuste, né sotto copertura dell’Onu né per conto della Nato. 

Coordinamento per la Pace – Trapani