Coordinamento per la Pace – Trapani


8 Marzo
8 marzo 2005, 16:26
Filed under: Comunicati, Documenti, Donne, Volantini

Con i tempi che corrono, parlare della giornata dell’8 marzo al di fuori dei soliti cliché fatti di mimose e serate per sole donne non è un capriccio, ma una necessità.
L’8 marzo è per noi una giornata di lotta e di ricordo.
Ci ricordiamo del fatto che nel mondo essere donna significa essere emarginata, sfruttata, schiavizzata, mortificata.
Succede in tutte quelle società – e sono la maggior parte – in cui il dominio patriarcale, maschilista e religioso proietta la sua ombra oppressiva contro le donne, contro la loro personalità e il loro corpo.
Succede nei paesi arabi in cui forte è il peso del fondamentalismo religioso e succede nei paesi occidentali in cui il peso dell’estremismo religioso è altrettanto forte.
Il burqa imposto alle donne mussulmane non è poi molto diverso dalla mortificazione quotidiana che subiscono le donne occidentali, il cui corpo continua a essere mercificato, usato e prostituito a uso e consumo dei maschi: il modello televisivo della “velina” o della cretina tutta tette e niente cervello sembra il prototipo più apprezzato e meglio retribuito.
L’ingerenza della religione nella società avviene anche nella “democratica” Italia, dove il Vaticano tenta di mettere le mani sul pancione delle donne: ne è un esempio il boicottaggio operato dalle gerarchie cattoliche al prossimo referendum sulla fecondazione assistita.
Per non parlare poi dei continui attacchi alla legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza.
La “colpa” di essere donna diventa ancora più grave se si è, oltre che donna, anche una persona impegnata.
Il rapimento di Giuliana Sgrena lo dimostra: sequestrata per il suo impegno da giornalista che ficcava il naso nei massacri americani di Falluja; liberata dopo un mese nonostante un vile attacco delle truppe americane che hanno scaricato centinaia di colpi sull’auto che la trasportava verso l’aeroporto.
E, con i tempi che corrono, essere donna diventa ancora più difficile se sei straniera, immigrata, “clandestina”.
A Ragusa è stato aperto un Centro di Permanenza Temporanea per sole donne: un lager (come quello di Trapani, il CPT “Vulpitta”) nel quale sono detenute donne immigrate.
Una caratteristica, questa, che lo rende ancora più odioso.
A Ragusa manifesteremo il 2 aprile insieme a tutto il movimento antirazzista siciliano per la chiusura del lager femminile di Ragusa e per la libertà di tutte e di tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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