Coordinamento per la Pace – Trapani


02/08/2004
2 agosto 2004, 16:15
Filed under: C.I.E. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T./C.I.E.

Il Coordinamento per la Pace di Trapani, sin dalla sua costituzione, ha posto come obiettivi della propria azione politica la promozione del pacifismo in opposizione a qualsiasi logica di guerra e l’antirazzismo inteso come rifiuto di qualsiasi discriminazione per la costruzione di una società in cui siano garantiti a tutti e indistintamente diritti e libertà personale. Noi riteniamo che i Centri di Permanenza Temporanea siano l’estrinsecazione di una logica di esclusione umana e sociale secondo la quale l’immigrato viene privato della libertà personale per il solo fatto di essere un “extra-comunitario”. L’istituzione proprio a Trapani, città di frontiera, del CPT “Vulpitta” non poteva dunque lasciarci indifferenti. Il rogo del 28 dicembre 1999 in cui morirono sei immigrati trattenuti al “Vulpitta”, è una data tristemente famosa che ha segnato l’inizio di una vasta mobilitazione a carattere regionale e nazionale che ha coinvolto diverse realtà antirazziste che hanno assunto come principali parole d’ordine la chiusura di tutti i CPT e l’apertura delle frontiere di un’Europa che, da luogo di morte ed esclusione, deve trasformarsi in terra di accoglienza e opportunità per tutte e tutti. Nel 2000, il Coordinamento per la Pace chiese la possibilità di svolgere, in qualità di soggetto assolutamente indipendente e senza alcun rapporto convenzionale con l’ente gestore (Prefettura), attività di assistenza e informazione rivolta agli immigrati trattenuti all’interno del Centro. L’allora prefetto della città, Leonardo Cerenzìa, accordò agli operatori del Coordinamento per la Pace degli ingressi settimanali al “Vulpitta”. In questi quattro anni la Prefettura ha mantenuto questa prassi secondo la quale – dietro preventiva richiesta e conseguente autorizzazione – ogni settimana uno o più operatori del Coordinamento potevano entrare al “Vulpitta” per avere colloqui con gli immigrati, sincerarsi sulle loro condizioni di salute, procurare loro generi di prima necessità (vestiario, sigarette, ecc.) e – più in generale – offrire sostegno a persone in palese e grave difficoltà. In più occasioni, il Coordinamento per la Pace ha riscontrato e denunciato abusi e negazioni dei diritti all’interno della struttura e per questo motivo è stata l’unica realtà associativa citata nel dossier sui CPT in Italia redatto da «Medici Senza Frontiere». Giovedì 22 luglio 2004, dall’Ufficio Stranieri della Questura riceviamo comunicazione che l’attuale Prefetto Giovanni Finazzo ha stabilito di cambiare la procedura del nostro ingresso al “Vulpitta” poiché il Coordinamento per la Pace «non è un’associazione che opera all’interno del Centro»: per motivare questo provvedimento, è stata citata una circolare ministeriale del 2000. Tale motivazione risulta a dir poco sorprendente, tanto più che gli ingressi degli operatori del Coordinamento furono accordati già quattro anni fa proprio in virtù di quella stessa circolare ministeriale che cita esplicitamente la possibilità di ingresso anche ad associazioni non convenzionate all’interno dei CPT. Secondo la nuova procedura, non siamo più noi a decidere con chi parlare ma devono essere gli immigrati stessi a fare una richiesta per iscritto di colloquio con i nostri operatori. Questa richiesta va consegnata al personale della cooperativa che gestisce il Centro per poi essere trasmessa alla prefettura. Abbiamo inviato una lettera al Prefetto in cui chiediamo non solo valide spiegazioni per questo radicale restringimento della nostra agibilità, ma anche un pronto ritorno alla vecchia e consolidata prassi. Non possiamo dunque accettare che lo status dei nostri operatori venga ridimensionato al rango di semplici “visitatori”. La prima richiesta di colloquio redatta personalmente dagli immigrati, recava ventisei firme. La seconda settimana, ben trentasei immigrati hanno richiesto di parlare con noi. Quest’ultima richiesta non è stata però ritenuta valida, e si è proceduto a un ulteriore cambiamento: abbiamo appreso che sono stati distribuiti (non si sa con quale criterio) appena otto moduli prestampati ad altrettanti immigrati. Questa rigida formalizzazione della procedura è un ulteriore passo indietro: se in un primo momento ci è stata tolta la possibilità di fare ingresso dietro nostra richiesta al “Vulpitta”, adesso viene drasticamente ridimensionata la possibilità di parlare liberamente con tutti i reclusi che lo vogliano. Dopo che in questi anni il Coordinamento ha assicurato con regolare continuità un servizio svolto da operatori qualificati e in maniera del tutto gratuita, esperienza, questa, unica in una struttura che drena annualmente ingenti risorse, non vorremmo che queste nuove procedure costituissero in futuro una forma di impedimento all’ingresso dei nostri operatori. Faremo tutto il possibile per continuare il nostro intervento all’interno del CPT “Vulpitta” poichè riteniamo che l’ingresso in strutture di questo tipo sia uno degli strumenti più importanti per non lasciare gli immigrati in balia di una carcerazione che non hanno scelto e contro la quale ci battiamo e ci batteremo sempre.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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