Coordinamento per la Pace – Trapani


«Perché il fatto non sussiste» – comunicato 18/04/2004

Con questa motivazione il tribunale di Trapani ha assolto il prefetto Cerenzia da tutti i capi d’imputazione per la strage del “Vulpitta” del 28 dicembre del 1999. Nessun altro colpevole, se non il “clandestino” che quella notte, nell’ennesimo tentativo di fuga, appiccò il fuoco ai materassi. La morte di sei uomini è solo «la spiacevole conseguenza di un gesto folle, una tragica semplice fatalità». Noi sappiamo che non è così. Noi che al Vulpitta siamo stati presenti sia prima che dopo il rogo. Noi che abbiamo visto morire i ragazzi ricoverati in ospedale con i corpi ed i volti devastati dal fuoco in una terribile agonia. Noi che abbiamo, in un’aula di Tribunale, ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti e quell’indecente, insopportabile “scarica barile” delle responsabilità tra i funzionari dello Stato. Noi che in questi quattro anni abbiamo conosciuto tutto l’orrore di un Centro di Permanenza Temporanea per i migranti, l’immenso dolore e la disperazione di chi vi è trattenuto. Noi in questo Paese e soprattutto in questa città siamo abituati alle sentenze assolutorie, siamo abituati ad una verità ristabilita dopo decenni, ad una giustizia che troppo spesso invece non arriva mai, sappiamo che il Prefetto non è l’unico colpevole per quella strage, sappiamo che come indicano gli atti del processo vi sono le incontestabili responsabilità di chi avrebbe dovuto prevedere, controllare e non lo fece, di chi dette gli ordini, di chi intervenne troppo tardi. Questa sentenza rimane l’ennesima occasione mancata da questo Stato per recuperare un po’ della dignità persa. Questa sentenza aumenta il nostro dolore e la nostra rabbia; non ferma il nostro impegno e non diminuisce la nostra determinazione. Noi continueremo ad esserci: al processo d’appello contro il Prefetto e nell’eventuale procedimento a carico degli altri responsabili. Continueremo il nostro lavoro di operatori indipendenti al CPT “Serraino Vulpitta” quando sarà riaperto. Per molti quella notte a morire, in fondo, sono stati “solo sei clandestini”, per noi sono stati solo sei ragazzi. Seppure controvoglia riteniamo di dovere intervenire sui presunti incidenti accaduti dopo la lettura della sentenza. Sappiamo bene come quando la realtà non offra spunti ritenuti interessanti certi cronisti ricorrano disinvoltamente all’ausilio della fantasia, ma dopo avere letto di certe notizie a firma tra l’altro di chi neanche era presente quel giorno precisiamo che: dopo la lettura della sentenza abbiamo gridato «vergogna, vergogna» e «quanto vale per voi la vita di un immigrato?». Dopo di che siamo stati invitati “molto garbatamente” dalle forze dell’ordine a lasciare l’aula; cosa che abbiamo fatto subito. L’incolumità del Prefetto Cerenzia non è mai stata a rischio, non è stato necessario scortarlo fuori dall’aula ed egli ha potuto fermarsi indisturbato nel corridoio del Tribunale a rilasciare le sue dichiarazioni ai giornalisti.

Coordinamento per la Pace – Trapani



INGIUSTIZIA E’ FATTA – Comunicato su assoluzione dell’ex prefetto di Trapani
16 aprile 2004, 16:12
Filed under: C.I.E. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T./C.I.E.

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999 scoppia un incendio all’interno del CPT “Vulpitta” di Trapani, il Centro di Permanenza Temporanea in cui vengono reclusi gli immigrati che lo Stato definisce “clandestini”. Muoiono sei ragazzi: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim.
A quell’epoca non ci sono uscite di sicurezza, i corridoi della struttura sono troppo stretti per permettere il deflusso in caso di emergenza, e il numero di estintori è insufficiente.
La campagna “Verità e Giustizia” lanciata dagli antirazzisti siciliani per fare luce su quella tragedia culmina nell’incriminazione dell’allora prefetto di Trapani, Leonardo Cerenzìa, per omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela.
A quattro anni di distanza, il prefetto Cerenzìa è stato assolto dai capi d’imputazione e per quella tragedia non è stato individuato nessun colpevole. Il processo ha evidenziato negligenze, omissioni e responsabilità molto gravi da parte di chi avrebbe dovuto evitare quel dramma: nonostante questo, il tribunale di Trapani ha preferito cancellare, con un colpo di spugna, la tragedia di quella notte e il dolore di chi c’era e si è salvato. Eravamo preparati a una sentenza di questo tipo: la storia d’Italia dimostra che difficilmente lo Stato processa e condanna se stesso.
Al di là di questa sentenza indecente, consideriamo di per sé una vittoria aver costretto un prefetto della Repubblica a rendere conto del proprio comportamento in un’aula di tribunale in merito alla gestione di un Centro di Permanenza Temporanea.
La nostra condanna politica e morale nei confronti dei Centri di Permanenza Temporanea rimane quella di sempre.
I CPT – massima espressione delle politiche discriminatorie e razziste dello Stato italiano – sono luoghi di segregazione che non devono esistere. Continueremo a vigilare, denunciare, protestare e intervenire per ottenere l’unico risultato possibile: la chiusura del “Serraino Vulpitta” di Trapani e di tutti i Centri di Permanenza Temporanea in Italia.

Coordinamento per la Pace – Trapani



Appello per il 15 aprile 2004
10 aprile 2004, 16:09
Filed under: Appelli, C.I.E. "Serraino Vulpitta", No C.P.T./C.I.E.

Si avvia ormai alla conclusione il processo all’ex prefetto di Trapani Leonardo Cerenzia in merito al tragico rogo scoppiato nella notte del 28 dicembre del 1999 dopo un tentativo di fuga e in seguito al quale morirono sei immigrati reclusi nel Centro di Permanenza Temporanea “Vulpitta”.
Molte cose sono successe da quando nel gennaio del 2000 fu presentato alla magistratura l’esposto in cui venivano denunciate le inaccettabili condizioni in cui si trovava il CPT al momento della tragedia: niente uscite di sicurezza, corridoi troppo stretti per permettere il deflusso in caso di emergenza, numero insufficiente di estintori.
L’indagine che scaturì dall’esposto portò nel luglio del 2000 al sequestro del Centro da parte dell’autorità giudiziaria; il prefetto di Trapani Cerenzia ricevette un avviso di garanzia per omissione di atti d’ufficio ed omicidio colposo plurimo.
L’inchiesta si concluse con il rinvio a giudizio dell’ormai ex prefetto di Trapani per omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose nei confronti degli agenti di polizia rimasti feriti nel rogo, omessa cautela per non aver predisposto le misure di sicurezza necessarie ed il piano antincendio.
In questi anni, il processo ha portato alla luce tutte le incongruenze, le omissioni e la colpevole negligenza di chi avrebbe dovuto vigilare sull’applicazione delle norme di sicurezza, di chi avrebbe dovuto prevedere il verificarsi di eventi come un incendio, di chi intervenne quella notte privilegiando la funzione repressiva e di segregazione in luogo della salvaguardia delle vite di altri uomini.
Il Coordinamento per la Pace di Trapani, gli antirazzisti, le realtà politiche e di movimento siciliane e italiane che hanno seguito passo dopo passo l’evolversi di questa vicenda giudiziaria in un quadro più generale di mobilitazione antirazzista permanente, hanno già emesso la loro sentenza: il rogo del “Vulpitta” rappresenta l’icona più tragica delle politiche di segregazione ed esclusione sociale che vengono perpetrate in Italia.
In qualsiasi paese civile, il “Vulpitta” sarebbe stato chiuso definitivamente già all’indomani della tragedia. Così non è stato, ma la battaglia contro i CPT non si è mai interrotta.
La campagna per chiedere «verità e giustizia» sul rogo del CPT di Trapani in questi anni è stata fatta di mobilitazioni, manifestazioni e iniziative cittadine che hanno avuto il merito di porre all’attenzione dell’opinione pubblica cittadina, regionale e nazionale la vicenda del “Vulpitta” e, più in generale, il dramma dell’immigrazione in questo paese.
Giovedì 15 aprile 2004 si terrà l’udienza in cui molto probabilmente verrà emessa la sentenza del processo all’ex prefetto Cerenzìa.
Chiediamo a tutti gli antirazzisti e ai sinceri democratici di partecipare al presidio che si terrà in quel giorno a Trapani dalle 11.30 in poi davanti il Palazzo di Giustizia in attesa che venga emessa la sentenza.

Coordinamento per la Pace – Trapani