Coordinamento per la Pace – Trapani


14 novembre – In piazza contro il razzismo e l’autoritarismo

S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.

Il Coordinamento per la Pace

coordinamentoperlapace@yahoo.it

Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa

***

Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.

Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.

CONTRO IL PACCHETTO-SICUREZZA

PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE

ED ESPULSIONE PER IMMIGRATI

CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE

PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I

TRAPANI, P.zza VITTORIO VENETO
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17

Coordinamento per la Pace – Trapani


Ciao Mauro
Settembre 27, 2009, 12:19 am
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28 dicembre 2008 – Gli antirazzisti non dimenticano
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TRAPANI 28 DICEMBRE 2008
 
ORE 16,00 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE “SERRAINO VULPITTA”
 
ORE 18,00 – PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA IN CENTRO STORICO (VIA TORREARSA angolo VIA DELLE ARTI)
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Sono passati nove anni dalla strage consumatasi all’interno del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga.
Oggi i centri di permanenza temporanea si chiamano centri di identificazione ed espulsione (CIE): un modo sicuramente meno ipocrita e più diretto per definire la funzione repressiva di queste galere speciali per immigrati dove le persone vengono rinchiuse per il solo fatto di non avere i documenti in regola.
Come se non bastasse, il quadro normativo della legge Bossi-Fini (improntato sulla precedente Turco-Napolitano) è stato ulteriormente esasperato nei tempi di reclusione: da trenta giorni si è passati a sessanta giorni di privazione della libertà in attesa dell’espulsione. Un periodo che dovrebbe servire all’identificazione dell’immigrato per rispedirlo alla terra d’origine esponendolo così a nuove ritorsioni da parte dei governi che puniscono severamente il reato di emigrazione. Dunque, più leggi restrittive (anche in materia di asilo politico), più centri di espulsione, più soldi per chi li gestisce. A Trapani, il consorzio Connecting People e la Cooperativa Insieme – i soggetti che gestiscono il centro di identificazione per richiedenti asilo di Salinagrande, fiore all’occhiello delle istituzioni che ne veicolano un’immagine rassicurante ed efficiente – sono gli stessi che gestiscono il “Serraino Vulpitta”: quello presidiato dai militari, quello con il filo spinato e le sbarre, quello in cui l’ultima rivolta è scoppiata appena due mesi fa.
Nel frattempo, le campagne di odio fomentate negli anni dalla classe dirigente del paese hanno prodotto i primi risultati: il pacchetto sicurezza concepito dall’ex ministro di centrosinistra Amato e riproposto in grande stile dall’attuale ministro di centrodestra Maroni ha dato la stura a una serie di provvedimenti d’eccezione adottati su tutto il territorio nazionale da sindaci e prefetti. Con la scusa di una fantomatica emergenza-sicurezza, le città sono state militarizzate e sono state diramate ordinanze sindacali tese a colpire in primo luogo i soggetti più deboli della società: ambulanti, immigrati, poveri, mendicanti. Prove tecniche di restringimento del dissenso, degli stili di vita non omologati, della libertà di ciascuno di noi.
Anche a Trapani il vento dell’intolleranza ha cominciato a soffiare pericolosamente nell’ultimo anno: interrogazioni al consiglio comunale per sanzionare immigrati che dormono sulle panchine, ordinanze orientate a vietare tutto ciò che è possibile vietare, proposte scriteriate di impedire ai migranti di salire sugli autobus. Improvvisamente, la città ha scoperto di essere una terra di frontiera perché oggi è più facile incrociare per strada lo sguardo smarrito di un immigrato o di un profugo che scappa dalla miseria o dalla guerra. Ma chi oggi soffia irresponsabilmente sul fuoco della discriminazione rischia di legittimare nel corpo sociale sentimenti di diffidenza e di razzismo che vanno invece stroncati sul nascere.
Il razzismo si stronca guardando in faccia il Sud del mondo con il rispetto e la solidarietà che meritano tutti gli oppressi e gli sfruttati che giungono in Europa per sperare in una vita migliore.
Il razzismo si stronca comprendendo che la clandestinità non è una scelta di comodo, ma una condizione forzata in cui gli immigrati sono costretti a vivere a causa di leggi restrittive che garantiscono manodopera a basso costo che i padroni italiani possono sfruttare a piacimento.
Il razzismo si stronca se ci si rende conto che la crisi economica e la paura del futuro sono il prodotto di un sistema economico e sociale di cui siamo tutti vittime, italiani e stranieri senza distinzioni.
Il 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Vulpitta”, è una data tragicamente attuale perché ancora oggi queste strutture continuano a rappresentare concretamente la barbarie di un sistema che scatena quotidianamente la sua guerra contro la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani.
 
– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;

– per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
– per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro ogni deriva securitaria;
 
– per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
– per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
– per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
– per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte;
– per la solidarietà internazionalista contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
 


4 NOVEMBRE, LUTTO NAZIONALE
Novembre 3, 2008, 11:02 am
Archiviato in: Comunicati, Documenti, Pace, Volantini

 

Nel novantesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale, il governo italiano si appresta a festeggiare in grande stile il militarismo e le forze armate rilanciando la ricorrenza del 4 novembre con uno sperpero di denaro pubblico (750mila euro!) alla faccia della crisi economica e del caro-vita.
Concerti, parate militari, propaganda e soldati nelle scuole: con questa ricetta reazionaria si vorrebbe celebrare in tutto il paese uno dei più grandi massacri della storia contemporanea. La cosiddetta “Grande Guerra” non fu una pagina gloriosa della storia nazionale, ma un lutto devastante per milioni di persone in tutto il mondo. Solo in Italia si contarono 680mila morti e più di un milione di feriti. Nell’Austria-Ungheria si ebbero quasi cinque milioni tra morti e mutilati. I morti in tutti i paesi furono quasi 10 milioni. Tutti giovani, contadini, operai, povera gente mandata al macello per gli interessi delle caste politiche e militari che volevano spartirsi l’Europa per il dominio internazionale.
La prima guerra mondiale è stata, così come tutte le guerre, il modo con cui i ricchi e i potenti vollero risolvere i propri conflitti sulla pelle delle popolazioni. Oggi, a novant’anni da quei tragici eventi, la classe dirigente del paese torna alla carica con l’insopportabile esaltazione del militarismo, spacciando le missioni di guerra come missioni di pace e legittimando le politiche di guerra permanente che da anni devastano il mondo.
Invitiamo la cittadinanza, gli studenti, i lavoratori a rifiutare questa propaganda militarista: rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla per sempre dalla storia dell’umanità.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it
http://coordinamentoperlapacetp.wordpress.com

03/11/2008



CIAO MAURO – VII edizione
Settembre 29, 2008, 6:37 pm
Archiviato in: Antimafia, Ciao Mauro, Comunicati, Documenti, Territorio, Volantini

Il Coordinamento per la Pace di Trapani promuove e organizza per sabato 4 ottobre alle 17.00 un dibattito pubblico sul tema: “La libertà di informazione in Sicilia a vent’anni dall’omicidio di Mauro Rostagno“. Saranno presenti i giornalisti Carlo Ruta (Ragusa), Pino Maniàci (Partinico) e Ninni Ravazza (Trapani). L’incontro si terrà presso la sala della Chiesa Valdese di Trapani, in via Orlandini 42.
Di seguito si riporta il documento di indizione della manifestazione e alcuni cenni biografici sui relatori.
La cittadinanza è invitata a partecipare!

 ***

Mauro Rostagno ha rappresentato per Trapani e per questo territorio un modello unico di giornalista libero e indipendente, talmente libero da pagare con la sua stessa vita la propria attività professionale e intellettuale.
Ma quello di Rostagno è stato, prima di tutto, un esempio di impegno civile con cui fare luce sulle molte ombre che avvolgevano la vita politica, amministrativa ed economica di Trapani e della sua provincia.  I servizi televisivi del Tg dell’emittente RTC  restano ancora oggi un modello insuperato nel panorama dell’informazione trapanese: la vita sociale e le vicende istituzionali della città venivano realmente messe a nudo, così come le collusioni tra mafia, potere politico e massoneria nella gestione della cosa pubblica. Uno scenario che, a vent’anni dall’eliminazione fisica di Rostagno, non è certamente cambiato: Trapani resta fortemente piegata al dominio mafioso, il divario tra ricchi e poveri è sempre più drammatico, la mancanza di pluralismo fa sì che l’informazione sia considerata in larghissima parte come una cassa di risonanza dei poteri forti.
Sarebbe però scorretto confinare la vicenda Rostagno nei limiti di un delitto di provincia. Il lavoro di Rostagno aveva toccato nervi scoperti che andavano ben al di là delle problematiche locali come la sporcizia nelle strade o le collusioni mafiose della classe politica trapanese. Traffico di armi e di droga, operazioni militari coperte nei cieli di Trapani, rapporti organici tra stato, mafia e massoneria deviata: queste sono solo alcune delle chiavi di lettura con cui comprendere il delitto Rostagno a dimostrazione dell’importanza strategica della città di Trapani negli interessi incrociati di chi realmente detiene il potere nel nostro paese. E allora non sorprende che, in questi lunghissimi venti anni, le indagini sul caso Rostagno abbiano subito continui depistaggi nel tentativo di minimizzare il delitto e sganciarlo dal più ampio contesto in cui era maturato.
A vent’anni dall’omicidio, si è appreso che la magistratura avrebbe finalmente scoperto che Mauro Rostagno è stato materialmente ucciso dalla mafia. Se, dunque, potrà essere fatta giustizia, resta immutata la chiara consapevolezza che questa verità giunge con ingiustificabile ritardo perché essa è, da sempre, patrimonio comune di chi non ha mai dimenticato Rostagno e il suo impegno per una Trapani più libera e vivibile.
La lezione morale e civile offerta da Mauro Rostagno consiste nella convinzione che la libertà di informazione è una delle risorse più importanti per squarciare i tanti veli di omertà che soffocano la nostra vita. Se è vero che la criminalità organizzata prospera nelle ingiustizie, nel ricatto del bisogno, nell’ignoranza e nella cieca sottomissione al potere, allora la lotta alla mafia non può prescindere da una rivolta morale profonda e radicale, dalle lotte per i diritti, dall’esercizio costante dello spirito critico. In questo senso, chiunque di noi può e deve fare informazione così come spetta a ogni cittadino il diritto di fruire di un’informazione corretta e libera.
Fin tanto che i siciliani continueranno a delegare a pochi “eroi” o a un’astratta idea di “legalità” il compito di combattere il dominio mafioso mettendosi in questo modo la coscienza in pace, la nostra terra non potrà mai sperare in un cambiamento reale e duraturo.
È per questo che la speranza di un riscatto potrà avverarsi solo se ognuno di noi si sforzerà di mettere in pratica, a viso aperto, una genuina liberazione quotidiana da ogni sopraffazione e da ogni sopruso.

Coordinamento per la Pace – Trapani

 Dibattito pubblico

La libertà di informazione in Sicilia a vent’anni dall’omicidio di Mauro Rostagno”

Interverranno:

Carlo Ruta – giornalista e storico, redattore de accadeinsicilia.net
Pino Maniàci – direttore di Telejato
Ninni Ravazza – giornalista e scrittore

Sabato 4 ottobre 2008 ore 17.00
Chiesa Valdese, Via Orlandini 42 – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it                         

Carlo Ruta, nato a Ragusa nel 1953, è giornalista e saggista. Da molti anni opera nel campo della storiografia e del giornalismo d’inchiesta. Già direttore della rivista bibliografica “Libri meridionali”, ha pubblicato libri di investigazione storica e sociale come: Il binomio Giuliano-Scelba (Rubbettino 1995), Gulag Sicilia (Rubbettino 1993), Appunti di fine regime (Rubbettino 1994), Cono d’ombra. La mafia a Ragusa (La Zisa, Palermo 1997), Il processo come tarlo della Repubblica (Era Nuova, Perugia 1994) Politica e mafia negli Iblei (La Zisa, 1998), Giuliano e lo Stato (Edi.bi.si., Messina 2003), Segreti di banca. L’Antonveneta dai miracoli del nord-est agli intrighi siciliani (Edizioni Le Pietre, 2004), Morte a Ragusa (Edi.bi.si. 2005), sull’assassinio del giornalista de L’Ora e de L’Unità Giovanni Spampinato. Carlo Ruta ha curato il sito di controinformazione accadeinsicilia.net oscurato dalla magistratura ragusana nel dicembre 2004. Dal febbraio 2005 cura il blog di documentazione storica e sociale leinchieste.com. Collabora con il portale telematico per la pace “Peacelink”, con “L’Isola possibile”(rivista-inserto mensile del quotidiano “Il Manifesto”), e con il mensile “Casablanca” di Riccardo Orioles. È stato recentemente condannato per “stampa clandestina” in relazione all’attività del blog accadeinsicilia.net con una sentenza che suscita grande preoccupazione per la libertà di espressione nel nostro paese.

Pino Maniàci è dal 1999 direttore dell’emittente televisiva Telejato di Partinico.
In tutti questi anni l’attività di Telejato si è distinta per l’incisivo impegno antimafia attraverso un lavoro di informazione e denuncia del potere mafioso in un’area storicamente caratterizzata dalla forte presenza di Cosa nostra. Altri temi trattati sono quelli relativi alla politica locale, alla questione ambientale e alle speculazioni sul territorio. Letizia Maniàci, figlia di Pino e redattrice di Telejato, è stata insignita del premio Maria Grazia Cutuli come giovane giornalista emergente. All’emittente collabora anche Salvo Vitale, già animatore con Peppino Impastato di Radio Aut.
L’attività di inchiesta e il forte impegno antimafioso di Telejato sono all’origine di una serie di gravissime intimidazioni e aggressioni fisiche ai danni di Pino Maniàci.

Ninni Ravazza, nato a Trapani nel 1952 è giornalista dal 1979. Già collaboratore del “Giornale di Sicilia” e del “Diario” di Palermo, tra il 1981 e l’83 è stato redattore del settimanale “L’Opinione” di Roma. Dopo aver lavorato nel 1984 come responsabile del Tg serale dell’emittente TeleScirocco di Trapani, nel 1984 approderà a RTC dove lavorerà fino al 1994 prima come redattore, collaborando fianco a fianco con Mauro Rostagno, e poi come direttore dell’emittente trapanese.
Premio Nazionale di Giornalismo “Pippo Fava” (1987) con un video sulla strage di Pizzolungo, Ninni Ravazza è uno scrittore prolifico che vanta tra le sue pubblicazioni diversi libri sulla cultura mediterranea, la pesca e le tradizioni legate alle attività marinare di ieri e di oggi.



28/29 dicembre – Contro la Fortezza Europa
Dicembre 24, 2007, 1:17 pm
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Volantini

A otto anni dalla strage del 28 dicembre 1999 in cui persero la vita sei immigrati, il Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani continua a esercitare la sua funzione di istituzione totale, anello terminale di una catena repressiva che ha negli immigrati il proprio obiettivo privilegiato.
Solo negli ultimi dodici mesi sono stati tanti gli episodi che hanno dimostrato il carattere oppressivo del CPT trapanese e la sua assoluta invivibilità: alla fine dello scorso anno, gli immigrati reclusi hanno portato avanti per alcuni giorni uno sciopero della fame contro le precarie condizioni di vita all’interno della struttura; a febbraio è stato appiccato un rogo durante una protesta; a luglio con una rocambolesca fuga di massa una decina di immigrati hanno riconquistato la libertà; a novembre un ragazzo di appena vent’anni ha cercato, senza riuscirvi, di scappare dalla detenzione nel CPT.
Tutto questo, perché essere considerato dalla legge un immigrato irregolare significa essere privato della libertà a causa di una normativa che nega la possibilità di costruire una vita e un futuro anche solo a partire dalla ricerca di un’occupazione. Molto meglio, per gli interessi padronali e di chi gestisce il mercato del lavoro, mantenere un serbatoio di persone ricattabili e sfruttabili attraverso la minaccia della reclusione nei CPT e la quotidiana precarietà di un’esistenza segnata da una clandestinità imposta per legge.
Perché se sei clandestino/a non esisti, e se non esisti non hai diritti.
Lo sanno bene, a Trapani e in provincia, i tanti padroni che sfruttano manodopera immigrata nei campi, nei cantieri, sui pescherecci o nelle case ad accudire anziani; lo sanno bene le mafie che gestiscono la tratta degli esseri umani, un affare di milioni di euro che non esisterebbe senza i dispositivi escludenti della Turco-Napolitano-Bossi-Fini.
Dunque, la spirale repressiva nei confronti degli immigrati non si è affatto arrestata: al contrario, essa si appoggia al razzismo sempre più diffuso in tutto il paese, un razzismo che viene scientificamente sostenuto dalle politiche xenofobe e securitarie volute dal governo Prodi per dare gli immigrati in pasto all’opinione pubblica come capri espiatori a cui addebitare tutti i mali della società italiana. Il pacchetto-sicurezza voluto dal ministro Amato e gli altri analoghi provvedimenti approvati dalla maggioranza di Centrosinistra rappresentano un’ulteriore stretta repressiva con cui vengono conferiti poteri speciali a sindaci e prefetti per espellere gli immigrati poveri e tutti i soggetti ritenuti discrezionalmente indesiderabili. Niente di diverso, a ben vedere, dalle odiose ordinanze razziste dei sindaci leghisti del Nord che tanto hanno fatto discutere ma che trovano piena legittimazione nella politica adottata a livello nazionale del governo di Centrosinistra.
Eppure, nonostante i dati statistici smentiscano categoricamente una relazione diretta tra reati commessi e presenza degli stranieri nel nostro paese, l’allarme sociale legato alla cosiddetta emergenza-criminalità continua a essere fomentato dagli organi di stampa con puntuali campagne che puntano il dito contro gli immigrati e che finiscono con l’alimentare pregiudizi e ostilità. In questo scenario inquietante, sembra che si vogliano occultare le vere emergenze che affliggono il paese e, in particolare, la Sicilia: mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, precarietà e disoccupazione, inquinamento, devastazione dei territori, mancanza di strutture per l’accoglienza vera dei lavoratori immigrati.
Trapani, frontiera di un’Europa sempre più chiusa e inaccessibile alle cui porte muoiono ogni anno centinaia di immigrati nel tentativo di raggiungere le nostre coste, è ben lontana dal potersi definire una città accogliente. Le recenti proteste autorganizzate dei richiedenti asilo trattenuti al centro di identificazione di Salinagrande, dimostrano che tutti i tentativi da parte delle autorità locali e nazionali di veicolare un’immagine positiva e rassicurante di questa struttura (gestita dalla stessa cooperativa che gestisce il CPT) si infrangono impietosamente nell’inefficienza e nell’inadeguatezza di un sistema che non riesce a garantire i diritti fondamentali di chi scappa dalle guerre e dalle persecuzioni e, più in generale, dalla miseria e dalla precarietà.
È per questo che l’abolizione della Bossi-Fini senza tornare alla Turco-Napolitano rimane – insieme alla chiusura del “Vulpitta” e di tutti i Centri di Permanenza Temporanea – un obiettivo essenziale della lotta per la libertà di circolazione e per l’uguaglianza sostanziale di ogni donna e ogni uomo, oltre ogni frontiera e contro ogni discriminazione.
Un obiettivo al quale non si può e non si deve rinunciare.
 
·   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;
·   per la chiusura del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
·   per la chiusura di tutti i CPT, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro  ogni deriva securitaria; 
·   per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
·   per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
·   per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
·   per l’autonomia dei movimenti e l’affermazione delle strutture di base e dell’associazionismo come luoghi propositivi di democrazia diretta e autorganizzazione delle lotte.

 
TRAPANI, 28 DICEMBRE 2007 
Via Segesta ore 15.00
PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.P.T. “SERRAINO VULPITTA”
 
TRAPANI, 29 DICEMBRE 2007
ore 17.00
Sala conferenze Palazzo della Vicaria – Via San Francesco d’Assisi 
 
Incontro pubblico su:
I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste
 
Presentazione del libro:
 
“MAMADOU VA A MORIRE – La strage dei clandestini nel Mediterraneo” 
di Gabriele Del Grande

 
Interverranno:
 
Gabriele Del Grande (fondatore di Fortress Europe)
 
Maria Pia Erice e Alberto La Via (Coordinamento per la Pace – Trapani).
 
 
COORDINAMENTO PER LA PACE – TRAPANI
 
coordinamentoperlapace@yahoo.it
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