Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio

Non è la prima volta che la natura invita alla riflessione, tanto più quando si tratta di catastrofi o eventi estremi che mettono a dura prova gli uomini e le comunità.
I paurosi allagamenti che hanno colpito Trapani dopo qualche ora di pioggia stanno a dimostrare che lo sviluppo di una città e la credibilità di chi pretende di governarla non hanno niente a che fare con la propaganda a base di grandi eventi, notti bianche, cancelli ai monumenti e ordinanze antidemocratiche.
Una città degna di questo nome dovrebbe contare su ben altri requisiti. A cominciare dai servizi, dalla manutenzione delle infrastrutture essenziali (come, in questo caso, di tombini e caditoie), dalla vivibilità quotidiana garantita a ogni cittadino. Eppure, lo stato di abbandono in cui si sono ritrovati i trapanesi del rione Cappuccinelli dimostra che ci sono quartieri che non godono della stessa maniacale attenzione riservata al salotto buono della città-cartolina.
Infine, sembrerebbe che – grazie al blackout di quelle ore – alcuni immigrati reclusi nel Centro di detenzione “Serraino Vulpitta” ne abbiano approfittato per riprendersi libertà e dignità.
Come a dire che qualunque calamità naturale è preferibile alla detenzione in un campo di internamento.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
17/09/2009
Dopo la “risoluzione” del delitto Rostagno, ci pare utile esprimere alcune riflessioni su una vicenda che – a detta degli stessi inquirenti – continua a presentare diverse ed essenziali zone d’ombra.
A vent’anni dal delitto, una perizia balistica – che non era mai stata fatta prima – ha spianato la strada all’incriminazione di due fra i più importanti personaggi della mafia trapanese, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, entrambi – per altro – già condannati all’ergastolo e già in carcere per altri reati e altri omicidi di natura mafiosa. Pare che Mauro Rostagno sia stato ucciso da tre sicari, ma due di loro restano ignoti.
Da parte sua, il pm Ingroia è tornato a ribadire ciò che aveva dichiarato lo scorso settembre a Trapani, ovvero che la morte di Rostagno è stata decisa perché il giornalista torinese aveva colpito un crocevia di interessi espressione di un grumo di potere criminale fatto di mafia, massoneria, politica deviata e servizi segreti deviati. Ma al di là di queste valutazioni, che da vent’anni sono patrimonio comune e consolidato dell’opinione pubblica, Antonio Ingroia non dice – e non può dire – nulla di più.
Qualcuno potrà rallegrarsi – a buon diritto – per questi ordini di “cattura”, sostenendo che giustizia è fatta, seppur tardivamente.
Ma resta fortissima la sensazione che sia stato ufficialmente scoperto ciò che si sapeva già, e che il nocciolo della questione sia ancora avvolto da un buio impenetrabile. Lo stesso buio che ha inghiottito la verità sulle stragi di stato (da piazza Fontana a Ustica e altre ancora) o su tanti altri delitti che compromettono seriamente la credibilità delle istituzioni di questo paese.
Coordinamento per la Pace – Trapani
Le morti sul lavoro, sempre più frequenti in tutto il paese, rappresentano un bollettino di guerra. Una guerra contro i lavoratori che i padroni scatenano quotidianamente attraverso la mancanza di regole, di tutele dei diritti e della stessa incolumità fisica di chi lavora nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi.
Al di là degli incidenti e della fatalità – sempre meno giustificabili – l’impressionante numero di lavoratori feriti o deceduti dimostra che lavorare è diventato sempre più pericoloso. L’aumento esponenziale di queste tragedie è il risultato concreto delle politiche pubbliche – avallate dalla complicità dei sindacati concertativi – che negli ultimi quindici anni hanno ridisegnato il mercato del lavoro riducendo progressivamente i diritti dei lavoratori per garantire gli interessi di chi sfrutta e vive del lavoro altrui. I contratti a tempo determinato, il precariato cronico, la frammentazione dei processi produttivi, gli attacchi allo statuto dei lavoratori sono gli strumenti giuridici e materiali con cui è stato possibile scardinare diritti e sicurezza. Perché se sei precario (nel caso degli italiani) o clandestino (nel caso degli immigrati), protestare o rivendicare diritti significa essere licenziato in tronco. In questo modo, per il padronato diventa più facile e conveniente risparmiare in sicurezza e tutele. Ma quando ci scappa il morto, il trucco è svelato drammaticamente.
Per invertire questa tendenza è necessario che i lavoratori, al di fuori delle mediazioni politiche e sindacali che sono all’origine di questa mattanza sociale, riprendano coscienza dei loro diritti, si autorganizzino il più possibile, vigilino direttamente sull’applicazione di quelle poche garanzie ancora esistenti, lottino per migliorare qualità del lavoro e salari. Non hanno nulla da perdere, se non le loro catene.
Coordinamento per la Pace – Trapani
30/01/2009
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Territorio, Volantini

Oggi i centri di permanenza temporanea si chiamano centri di identificazione ed espulsione (CIE): un modo sicuramente meno ipocrita e più diretto per definire la funzione repressiva di queste galere speciali per immigrati dove le persone vengono rinchiuse per il solo fatto di non avere i documenti in regola.
Come se non bastasse, il quadro normativo della legge Bossi-Fini (improntato sulla precedente Turco-Napolitano) è stato ulteriormente esasperato nei tempi di reclusione: da trenta giorni si è passati a sessanta giorni di privazione della libertà in attesa dell’espulsione. Un periodo che dovrebbe servire all’identificazione dell’immigrato per rispedirlo alla terra d’origine esponendolo così a nuove ritorsioni da parte dei governi che puniscono severamente il reato di emigrazione. Dunque, più leggi restrittive (anche in materia di asilo politico), più centri di espulsione, più soldi per chi li gestisce. A Trapani, il consorzio Connecting People e la Cooperativa Insieme – i soggetti che gestiscono il centro di identificazione per richiedenti asilo di Salinagrande, fiore all’occhiello delle istituzioni che ne veicolano un’immagine rassicurante ed efficiente – sono gli stessi che gestiscono il “Serraino Vulpitta”: quello presidiato dai militari, quello con il filo spinato e le sbarre, quello in cui l’ultima rivolta è scoppiata appena due mesi fa.
Nel frattempo, le campagne di odio fomentate negli anni dalla classe dirigente del paese hanno prodotto i primi risultati: il pacchetto sicurezza concepito dall’ex ministro di centrosinistra Amato e riproposto in grande stile dall’attuale ministro di centrodestra Maroni ha dato la stura a una serie di provvedimenti d’eccezione adottati su tutto il territorio nazionale da sindaci e prefetti. Con la scusa di una fantomatica emergenza-sicurezza, le città sono state militarizzate e sono state diramate ordinanze sindacali tese a colpire in primo luogo i soggetti più deboli della società: ambulanti, immigrati, poveri, mendicanti. Prove tecniche di restringimento del dissenso, degli stili di vita non omologati, della libertà di ciascuno di noi.
Anche a Trapani il vento dell’intolleranza ha cominciato a soffiare pericolosamente nell’ultimo anno: interrogazioni al consiglio comunale per sanzionare immigrati che dormono sulle panchine, ordinanze orientate a vietare tutto ciò che è possibile vietare, proposte scriteriate di impedire ai migranti di salire sugli autobus. Improvvisamente, la città ha scoperto di essere una terra di frontiera perché oggi è più facile incrociare per strada lo sguardo smarrito di un immigrato o di un profugo che scappa dalla miseria o dalla guerra. Ma chi oggi soffia irresponsabilmente sul fuoco della discriminazione rischia di legittimare nel corpo sociale sentimenti di diffidenza e di razzismo che vanno invece stroncati sul nascere.
Il razzismo si stronca guardando in faccia il Sud del mondo con il rispetto e la solidarietà che meritano tutti gli oppressi e gli sfruttati che giungono in Europa per sperare in una vita migliore.
Il razzismo si stronca comprendendo che la clandestinità non è una scelta di comodo, ma una condizione forzata in cui gli immigrati sono costretti a vivere a causa di leggi restrittive che garantiscono manodopera a basso costo che i padroni italiani possono sfruttare a piacimento.
Il razzismo si stronca se ci si rende conto che la crisi economica e la paura del futuro sono il prodotto di un sistema economico e sociale di cui siamo tutti vittime, italiani e stranieri senza distinzioni.
Il 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Vulpitta”, è una data tragicamente attuale perché ancora oggi queste strutture continuano a rappresentare concretamente la barbarie di un sistema che scatena quotidianamente la sua guerra contro la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani.
– per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
L’ordinanza n. 182 del 15 settembre 2008 emessa dal sindaco di Trapani Fazio risponde perfettamente a esigenze propagandistiche e mediatiche che ben si conciliano con le smanie repressive che da diverso tempo caratterizzano la società italiana. Non ci sarebbe infatti bisogno di scomodare il “pacchetto sicurezza” per ricordare ai cittadini che è tanto scorretto quanto sanzionabile lo sporcare per terra o il deturpare i beni artistici e monumentali della città.
Ma diventa più comodo invocare l’ipocrita percezione dell’insicurezza o del “fastidio sociale” laddove si vogliano colpire i soggetti più deboli come i mendicanti, gli immigrati, i poveri.
Nelle pieghe del provvedimento del sindaco è perfettamente leggibile la priorità sociale e politica che si vuol dare all’immagine artificiale di una Trapani esclusivamente a misura di turista, possibilmente benestante e appassionato di vela. Tutti gli altri – posteggiatori della Trapani dei quartieri poveri, immigrati in attesa di permesso di soggiorno per motivi umanitari, mendicanti alla ricerca di un obolo – sono ovviamente di troppo e vanno quindi perseguiti.
Il divieto di «bivaccare o sistemare giacigli» dovrebbe poi soddisfare l’intolleranza con cui qualcuno ha lamentato la presenza dei richiedenti asilo che ogni giorno fanno la spola fra Trapani e Salinagrande cercando di riempire le giornate in attesa di un pezzo di carta che gli riconosca il diritto di vivere e lavorare come donne e uomini liberi. Un clima di diffidenza razzista che ha legittimato le vergognose farneticazioni della Uiltrasporti e dell’ATM che vorrebbero addirittura vietare a tutti gli immigrati di salire sugli autobus per via di qualche presunto caso di ubriachezza molesta (come se a ubriacarsi non fossero anche gli italiani!).
Ma è nel divieto di «emettere grida, schiamazzi e canti» o di «sostare per consumare cibo e/o bevande, banchettando e/o abbandonando ogni minimo rifiuto» che l’ordinanza sindacale sfiora il ridicolo. I trapanesi sono avvisati: divertirsi in compagnia o mangiare un panino per strada possono diventare pratiche punibili per legge. Ovviamente, un’ordinanza di questo tipo mette al riparo da qualsiasi repressione tutti quelli che possono permettersi di andare al ristorante o di frequentare i tanti locali all’aperto del centro storico: in tal caso è possibile “bivaccare” e mangiare a volontà, perché gli affari sono affari.
Segnaliamo la gravità di una fase storica in cui, a poco a poco, la libertà di tutti viene messa in discussione da pretestuosi provvedimenti istituzionali che mirano alla criminalizzazione di ogni soggetto ritenuto incompatibile da chi gestisce la cosa pubblica. Anche a Trapani, tra un ovvio divieto di sporcare per terra e un disumano divieto di dormire su una panchina, si lancia un inquietante segnale di limitazione delle libertà personali e dell’agibilità sociale di ciascuno di noi.
Invitiamo tutta la cittadinanza a riflettere sulla necessità che il vivere comune non può e non deve fondarsi sullo spauracchio di divieti improntati all’egoismo e all’esclusione sociale, ma deve in primo luogo radicarsi nella capacità di vedere nel prossimo una persona con cui relazionarsi liberamente e fraternamente, non certo un nemico da reprimere o ghettizzare.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
09/10/2008

