Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Territorio
Dieci anni fa si consumava a Trapani la strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”. In seguito a una rivolta, sei immigrati detenuti nella struttura morirono a causa di un incendio divampato nella camerata in cui erano stati rinchiusi.
Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim – questi i loro nomi – persero la vita in un estremo tentativo di riprendersi la libertà che gli era stata negata.
Fin da subito apparvero evidenti le carenze strutturali del CPT “Vulpitta, un’ex casa di riposo per anziani adibita a campo di internamento per immigrati.
Dopo quei tragici fatti, anche grazie alla spinta degli antirazzisti trapanesi e di tutta la Sicilia che mantennero alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, fu istruito un processo che vide alla sbarra l’allora prefetto di Trapani Leonardo Cerenzìa, imputato – in qualità di responsabile amministrativo della struttura – di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela. Da quel procedimento emersero elementi di negligenza e omissioni che dimostravano la generale inadeguatezza di chi – a tutti i livelli – gestiva il CPT. Nell’aprile 2004, nel solco della peggiore tradizione delle stragi impunite di questo paese, Cerenzìa fu assolto da tutti i capi d’accusa e la sentenza fu confermata, un anno dopo, in appello. Nessun colpevole, dunque, tranne l’immigrato che materialmente appiccò l’incendio.
In questi dieci anni, la storia del CPT “Serraino Vulpitta” è stata continuamente scandita da episodi simili. Decine e decine di rivolte, di tentativi di fuga, di evasioni più o meno riuscite, di atti di autolesionismo, di tentati suicidi, di scioperi della fame, di proteste individuali e collettive. Per non parlare poi delle denunce degli immigrati che, in più occasioni, hanno puntato il dito contro l’invivibilità della struttura e le violenze delle forze dell’ordine deputate alla sorveglianza dei trattenuti.
Una storia, quella del “Serraino Vulpitta” in tutto simile a quella degli altri Centri di detenzione per immigrati sparsi per l’Italia. Galere etniche in cui le persone vengono rinchiuse solo perché classificate dalla legge come “irregolari” o “clandestine”.
A dieci anni dal rogo del “Vulpitta” – il primo Centro istituito in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 – il livello della repressione nei confronti degli immigrati in Italia è addirittura peggiorato.
Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno garantito una sostanziale continuità nelle normative sull’immigrazione, sempre finalizzate a rendere difficilissimo l’ottenimento del permesso di soggiorno e a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.
Negli ultimi dieci anni le campagne di criminalizzazione promosse dalla classe dirigente nei confronti degli immigrati hanno spianato la strada a un razzismo diffuso, a un’aperta ostilità contro gli stranieri, accusati di essere gli artefici di tutti i mali della nostra società. Il cosiddetto pacchetto-sicurezza è, nell’ordine, l’ultimo atto di una politica fondata sulla paura e l’autoritarismo, improntata al restringimento delle libertà civili (come i divieti a manifestare o a vivere liberamente gli spazi urbani) in nome della “sicurezza” o, peggio, di un presunto “decoro”.
La legge Bossi-Fini sull’immigrazione è stata ulteriormente inasprita dalle norme contenute nel pacchetto-sicurezza in cui si dispone la costruzione di nuovi Centri di detenzione per immigrati, il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, il carattere penale del reato di clandestinità, il respingimento in mare dei migranti.
A Trapani, città di frontiera già segnata dalla presenza del “Vulpitta”, è in fase avanzata di costruzione un nuovo e più grande Centro di identificazione ed espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città, un nuovo lugubre monumento al razzismo di stato.
Negli ultimi dieci anni la migliore resistenza al razzismo è stata offerta proprio dagli immigrati, dalla loro autorganizzazione, dalla loro capacità di mobilitarsi per difendere i loro diritti. Le stesse rivolte, sempre frequenti in tutti i Centri di detenzione d’Italia (da Trapani a Caltanissetta, da Milano a Roma, da Modena a Bari, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo), sono la testimonianza più drammatica di quanto sia insostenibile la privazione della libertà quando si viene incriminati non per ciò che si fa ma per ciò che si è.
Nel decimo anniversario della strage del “Serraino Vulpitta”, il ricordo di quei fatti non può prescindere da una rinnovata opposizione all’esistenza di queste strutture e dal rifiuto netto di qualunque discriminazione e di ogni razzismo.
Non ci arrenderemo mai all’idea di vivere in un paese razzista, un paese in cui la libertà e i diritti vengono oltraggiati dall’arroganza del potere.
Non ci arrenderemo mai alla tentazione di considerare luoghi come il “Serraino Vulpitta” necessari o “normali”.
– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri.
– Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
– Per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e del pacchetto-sicurezza.
– Per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
– Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
– Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
– Per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte.
– Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro ogni razzismo.
Coordinamento per la Pace – Trapani
Associazione “Amici del Terzo Mondo” – Marsala
Ass. Italia-Tunisia
Ass. Senza Sponde
Ass. Un legale per tutti
CGIL – Trapani
Chiesa Valdese di Trapani e Marsala
Coordinamento Anarchico Palermitano
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Siciliana FdCA
Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Movimento “Per Erice che vogliamo”
Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “M. Rostagno” Trapani
Sinistra Ecologia e Libertà – Trapani
Un’Altra Storia – Trapani
Domenica 27 dicembre – volantinaggio informativo lungo via G.B. Fardella a partire dalle ore 18
Lunedì 28 dicembre – ore 15,30 presidio antirazzista davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta”
Lunedì 28 dicembre – ore 18 c/o Cine Teatro Don Bosco di via Marino Torre, n. 15 proiezione e assemblea cittadina
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio
Si vede dall’autostrada, appena usciti da Trapani. Ed è la prima cosa che si presenta agli occhi di chi arriva. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo di no. Quella struttura agghiacciante circondata da grate gialle e che assomiglia a un carcere di massima sicurezza dovrebbe essere il nuovo Centro di identificazione ed espulsione di Trapani. Per il nuovo lager decine di alberi che costeggiavano l’autostrada sono stati abbattuti per non ostruire la visuale di chi sorveglierà i trattenuti. La struttura è isolata, collegata alla strada statale solo da un sentiero. A pochi passi, la caserma dei Vigili del Fuoco. Un po’ più in là, la stazione dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Prende corpo, mattone su mattone, il vecchio progetto di cui si parlava già da alcuni anni: il nuovo campo di internamento di contrada Milo, all’estrema periferia di Trapani, lontano da occhi indiscreti, più grande (più di cento posti) e più moderno. Niente a che vedere con il “Serraino Vulpitta”, un’ex casa di riposo per anziani adattata a centro di detenzione per immigrati. Troppo interno alla città, il “Vulpitta”, troppo difficile da gestire in caso di rivolte e proteste, così frequenti e drammatiche.
Il Ministero dell’Interno alza la posta ed erige un nuovo monumento al razzismo di stato. Torna a farlo a Trapani, dove può contare su una classe politica indifferente e complice che, nel migliore dei casi, ha voltato lo sguardo altrove. Nel frattempo, i poteri forti ringraziano, perché l’immigrazione è sempre un business e un centro di detenzione è un ottimo affare per chi lo costruisce e per chi lo gestirà.
Tutti coloro che, a ogni livello, stanno perpetrando questo scempio si rendono responsabili sin da ora delle infinite sofferenze dell’umanità che sarà rinchiusa in quel perimetro. Un’umanità che ha già dimostrato e ogni giorno dimostra, ovunque, di saper lottare strenuamente per ciò che di più prezioso abbiamo tutti: la libertà.
Coordinamento per la Pace – Trapani
17/11/2009
coordinamentoperlapace@yahoo.it
Archiviato in: Antifascismo, Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Pace, Territorio, Volantini
S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.
Il Coordinamento per la Pace
coordinamentoperlapace@yahoo.it
Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa
***
Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.
Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.
PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE
PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio

Non è la prima volta che la natura invita alla riflessione, tanto più quando si tratta di catastrofi o eventi estremi che mettono a dura prova gli uomini e le comunità.
I paurosi allagamenti che hanno colpito Trapani dopo qualche ora di pioggia stanno a dimostrare che lo sviluppo di una città e la credibilità di chi pretende di governarla non hanno niente a che fare con la propaganda a base di grandi eventi, notti bianche, cancelli ai monumenti e ordinanze antidemocratiche.
Una città degna di questo nome dovrebbe contare su ben altri requisiti. A cominciare dai servizi, dalla manutenzione delle infrastrutture essenziali (come, in questo caso, di tombini e caditoie), dalla vivibilità quotidiana garantita a ogni cittadino. Eppure, lo stato di abbandono in cui si sono ritrovati i trapanesi del rione Cappuccinelli dimostra che ci sono quartieri che non godono della stessa maniacale attenzione riservata al salotto buono della città-cartolina.
Infine, sembrerebbe che – grazie al blackout di quelle ore – alcuni immigrati reclusi nel Centro di detenzione “Serraino Vulpitta” ne abbiano approfittato per riprendersi libertà e dignità.
Come a dire che qualunque calamità naturale è preferibile alla detenzione in un campo di internamento.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
17/09/2009
Dopo la “risoluzione” del delitto Rostagno, ci pare utile esprimere alcune riflessioni su una vicenda che – a detta degli stessi inquirenti – continua a presentare diverse ed essenziali zone d’ombra.
A vent’anni dal delitto, una perizia balistica – che non era mai stata fatta prima – ha spianato la strada all’incriminazione di due fra i più importanti personaggi della mafia trapanese, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, entrambi – per altro – già condannati all’ergastolo e già in carcere per altri reati e altri omicidi di natura mafiosa. Pare che Mauro Rostagno sia stato ucciso da tre sicari, ma due di loro restano ignoti.
Da parte sua, il pm Ingroia è tornato a ribadire ciò che aveva dichiarato lo scorso settembre a Trapani, ovvero che la morte di Rostagno è stata decisa perché il giornalista torinese aveva colpito un crocevia di interessi espressione di un grumo di potere criminale fatto di mafia, massoneria, politica deviata e servizi segreti deviati. Ma al di là di queste valutazioni, che da vent’anni sono patrimonio comune e consolidato dell’opinione pubblica, Antonio Ingroia non dice – e non può dire – nulla di più.
Qualcuno potrà rallegrarsi – a buon diritto – per questi ordini di “cattura”, sostenendo che giustizia è fatta, seppur tardivamente.
Ma resta fortissima la sensazione che sia stato ufficialmente scoperto ciò che si sapeva già, e che il nocciolo della questione sia ancora avvolto da un buio impenetrabile. Lo stesso buio che ha inghiottito la verità sulle stragi di stato (da piazza Fontana a Ustica e altre ancora) o su tanti altri delitti che compromettono seriamente la credibilità delle istituzioni di questo paese.
Coordinamento per la Pace – Trapani

