Coordinamento per la Pace – Trapani


PALERMO, MANIFESTAZIONE NOMUOS
25 novembre 2011, 21:30
Filed under: Pace

Aderendo all’appello del Comitato No Muos di Niscemi, anche noi siamo scesi in piazza a Palermo contro il progetto di realizzazione del sistema di comunicazioni satellitari della marina militare Usa.



LA LIBIA, TRAPANI, E UN FUTURO SENZA ESERCITI
1 novembre 2011, 14:04
Filed under: Approfondimenti, Comunicati, Documenti, Pace, Territorio

Otto mesi fa il popolo libico insorgeva contro la dittatura del colonnello Gheddafi. Dopo una guerra civile durissima, l’intervento militare Onu/Nato e l’esecuzione del dittatore a favore di telecamera, sta per concludersi una delle pagine più drammatiche della storia recente.
Otto mesi fa abbiamo salutato con gioia e solidarietà la rivolta del popolo libico, così come tutte le mobilitazioni che nel mondo arabo hanno dato vita alle “primavere”: processi di cambiamento contraddittori e difficili, dagli esiti ancora incerti ma sicuramente importanti per il futuro del Mediterraneo e, probabilmente, di tutto il pianeta.
A differenza della Tunisia e dell’Egitto, dove la spinta popolare ha neutralizzato pacificamente la repressione ma non senza gravi lutti, in Libia l’insurrezione si è trasformata in una lunga e sanguinosa guerra civile sul cui fuoco hanno soffiato da più parti gli apparati della propaganda e della disinformazione. Oggi la nuova Libia del Consiglio nazionale transitorio scommette su un futuro di libertà e democrazia, ma temiamo che questi buoni propositi saranno inevitabilmente condizionati dalle pesanti ipoteche di marca occidentale.
Sette mesi fa abbiamo manifestato la nostra più ferma opposizione all’intervento militare in Libia voluto da Francia e Regno Unito e innescato dalla risoluzione Onu 1973. Un’operazione di guerra alla quale hanno partecipato altri paesi, occidentali e filo-occidentali, poi inquadrata nel collaudato dispositivo dell’Alleanza atlantica. Già a marzo denunciammo l’interesse delle potenze occidentali per il petrolio e il gas della Libia e l’intento di addomesticare a suon di bombe le istanze di emancipazione del popolo libico. Una facile previsione successivamente confermata, a settembre, dal bagno di folla a Bengasi e Tripoli di David Cameron e Nicolas Sarkozy.
Per tutti questi motivi, il nostro augurio per le sorti del popolo libico è che libertà e democrazia non diventino parole svuotate di ogni significato.

In questa storia, l’Italia ha svolto il solito ruolo di portaerei della Nato mettendo a disposizione sette basi militari, e garantendo la tutela dei suoi interessi in continuità con la vecchia amicizia con il precedente regime: a giugno il ministro degli Esteri Frattini ha rinnovato gli accordi anti-immigrazione con il governo provvisorio di Bengasi e, giusto pochi giorni fa, le squadre speciali della Marina militare hanno riattivato i giacimenti di petrolio e gas dell’Eni in Libia. Le dittature passano, il capitalismo resta.

L’aeroporto di Trapani-Birgi ha subìto una drastica riduzione del traffico civile per fare spazio alle operazioni militari. All’inizio, operatori turistici e politici locali tentarono, senza troppa convinzione, di opporsi alla chiusura dell’aeroporto attivando un curioso (e ipocrita) meccanismo di rimozione: “A Trapani non c’è la guerra”, si diceva. “I turisti possono stare tranquilli”.
E invece la guerra a Trapani c’è stata, con i cacciabombardieri che si levavano tutti i giorni in cielo per andare a bombardare la Libia, mentre la rassegnazione della città veniva comprata con le promesse di risarcimento economico da parte del governo.
Oggi come allora, torniamo a dire che l’unica soluzione per Birgi è la sua smilitarizzazione. Mandare via i militari restituirebbe dignità a questo territorio, rappresenterebbe un impegno concreto per la pace, e libererebbe le potenzialità economiche e produttive di questa provincia attualmente soffocate dall’ingombrante presenza delle forze armate italiane e internazionali. Ne sanno qualcosa gli abitanti delle campagne marsalesi, giustamente preoccupati per la prossima realizzazione del nuovo e potentissimo radar dell’Aeronautica militare di contrada Perino: una portata di 470 km di distanza e 30 km in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza dell’impulso irradiato di 84 kW. Niente male per un territorio già flagellato da malformazioni congenite e tumori sui quali lo Stato italiano non ha mai fatto chiarezza.
Ce ne sarebbe abbastanza per alzare la testa e rifiutare per sempre gli eserciti e le servitù militari, pensando alla Libia e a tutto quello che è successo e che potrebbe succedere anche in futuro.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

01/11/2011



ISRAELE E PALESTINA: DALLA PARTE DEI POPOLI
21 settembre 2011, 17:43
Filed under: Comunicati, Documenti, Pace

«Israele si riserva il diritto di cambiare lo status dei territori in Cisgiordania se i palestinesi decideranno di proclamare uno Stato indipendente, in maniera unilaterale, in una prossima seduta delle Nazioni Unite».
Questo l’avvertimento lanciato solo pochi giorni fa dal viceministro israeliano degli Esteri Dany Ayalon di fronte alla richiesta avanzata dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas all’Assemblea generale dell’Onu di riconoscimento dello stato di Palestina.
In queste minacce si condensa tutta la violenza militarista dello stato di Israele, una violenza brutale dispiegata da sempre nei confronti della popolazione palestinese. Oggi, infatti, le condizioni di vita dei palestinesi sono pesantissime: repressione, embargo economico, violazione dei diritti umani, sfruttamento delle risorse, e la terrificante separazione dei territori con un muro di cemento e filo spinato per dividere anche fisicamente le due comunità.
Dall’altra parte, il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi è stato preso in ostaggio da avanguardie politico-religiose come Hamas e Al Fatah che, osteggiandosi a vicenda, mirano al mantenimento delle loro posizioni di potere attraverso un militarismo altrettanto violento e liberticida.
Proprio per questo, da diversi anni, si fa avanti in molti settori della società israeliana e palestinese l’idea che la convivenza tra le due comunità sia necessaria e doverosa contro le frontiere esistenti e al di là della creazione di un nuovo stato.
Pur nel silenzio dei media, moltissimi israeliani e palestinesi lottano insieme contro il muro e contro le politiche guerrafondaie delle rispettive classi dirigenti per costruire in quella terra martoriata nuove forme di convivenza civile, laica e pluralista.
Sono in molti a credere, infatti, che la creazione di nuovi stati produca solo nuove barriere, nuovi gruppi di potere, nuovi integralismi e nuova violenza.
E anche noi, contro tutti i signori della guerra, ci schieriamo sempre e comunque dalla parte dei popoli.

Coordinamento per la Pace – Trapani

21/09/2011



Report e foto dal presidio antirazzista – 23 luglio

La sera di sabato 23 luglio i cittadini e i numerosi turisti che in questi giorni d’estate affollano il centro storico di Trapani, si sono imbattuti nel presidio antirazzista organizzato dal Coordinamento per la Pace e dal Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”: una grande gabbia allestita nella centralissima piazzetta Saturno che ha portato fisicamente, e in mezzo alla gente, il dolore e la sofferenza dei Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati.
Da dietro le “sbarre”, i manifestanti hanno parlato al megafono spiegando il senso dell’iniziativa, denunciando la vergogna dei CIE e la presenza di ben tre strutture di questo tipo nel territorio trapanese: il vecchio “Serraino Vulpitta”, la nuova grande struttura di contrada Milo, e la tendopoli di Kinisia. Gli anarchici e gli antimilitaristi trapanesi hanno ricordato che Trapani è una città in guerra, con il suo aeroporto in ostaggio della Nato e dal quale continuano a decollare i caccia bombardieri alla volta della Libia. Di qui la necessità di smilitarizzare al più presto lo scalo di Birgi per liberarsi dalle servitù militari che umiliano il territorio.
Davanti a una folla incuriosita e in alcuni casi solidale, i manifestanti hanno parlato di repressione e pacchetto-sicurezza, del bisogno di giustizia sociale e solidarietà per ricostruire una società fondata sulla libertà e l’uguaglianza, contro le frontiere, il razzismo e la guerra.



CHIUDERE I C.I.E., APRIRE LE FRONTIERE!

SABATO 23 LUGLIO

PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA

TRAPANI – P.ZZETTA SATURNO dalle 21,00

“Serraino Vulpitta”, Kinisia, Milo.
Tre lager nella stessa città. Questo è il triste primato che Trapani può vantare in questi mesi terribili scanditi dalla repressione e dalla guerra.
Il nuovo Centro d’Identificazione ed Espulsione di Milo è stato aperto ufficialmente: un mostro che può inghiottire duecento persone colpevoli solo di essere nate nella parte sbagliata del mondo, stando ai criteri dei potenti che dispongono delle vite di noi tutti. Sei milioni di euro investiti nel razzismo e nella repressione istituzionale, sei milioni di euro sottratti ai servizi pubblici, alle risorse idriche di una città strumentalmente assetata, al miglioramento del bene comune. Fortunatamente, anche da Milo si può scappare, così come hanno fatto almeno una ventina di immigrati giusto qualche giorno fa, dimostrando che l’umanità può sempre vincere sulla barbarie del potere.
Il “Serraino Vulpitta” è ancora aperto, con le sbarre affumicate da rivolte che si ripetono periodicamente e che non fanno quasi più notizia. L’apertura del CIE di Milo avrebbe dovuto sancire la chiusura definitiva del primo famigerato centro di internamento per immigrati della città, dove morirono sei persone quasi dodici anni fa. E invece è ancora lì, nel cuore di una Trapani intenta a pensare ad altro.
Alcuni mesi fa, sull’onda della cosiddetta emergenza-sbarchi, il governo italiano pensò bene di allestire una tendopoli a Kinisia, un posto dove ammassare le persone in condizioni di assoluto degrado e invivibilità nelle campagne fra Trapani e Marsala, in una terra di nessuno inquinata dall’amianto sulla pista dell’ex aeroporto militare dove negli anni ’80 partivano e arrivavano, con la copertura dei servizi segreti, aerei carichi di droga e armi. Intanto, dall’aeroporto di Birgi decollano ancora oggi – nell’indifferenza di tutti – i caccia Tornado con destinazione Tripoli, per una delle operazioni di guerra più assurde della storia recente.
Eppure, noi non ci rassegniamo a tutto questo. Torniamo in piazza per ribadire la nostra ferma opposizione alle politiche repressive nei confronti degli immigrati, torniamo in piazza contro il razzismo e il fascismo che avanza sotto forme sempre nuove e sempre subdole, torniamo in piazza contro la guerra e il militarismo.
Per la libertà e l’uguaglianza di tutti, per la pace e la solidarietà internazionale, noi non facciamo un passo indietro.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” – Trapani



AUMENTA LA REPRESSIONE, AUMENTA LA PROTESTA

L’ultima rivolta al CIE “Serraino Vulpitta” di Trapani è l’ennesimo segnale di quanto siano socialmente pericolose le politiche del governo in materia di immigrazione. Solo pochi giorni fa, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha stabilito che la tendopoli di Kinisia sarà utilizzata come Centro di Identificazione ed Espulsione per immigrati. In questo modo, questo posto sperduto nelle campagne fra Trapani e Marsala diventerà a pieno titolo un campo di internamento nel quale saranno segregati gli immigrati tunisini cui viene imputata l’unica colpa di essere arrivati in Italia dopo il 5 aprile. Un nuovo insulto alla dignità umana consumato in questa terra di conquista dove ogni mostruosità è consentita.
Mentre ci si accontenta di una riapertura parziale dell’aeroporto civile, non ci si accorge che in un fazzoletto di terra si mischiano insieme i fronti interni ed esterni della guerra all’umanità: “Serraino Vulpitta”, Kinisia, Milo, Birgi. Come a dire: Trapani città del sale, della vela e dei lager.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

06/05/2011




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