Coordinamento per la Pace – Trapani


GRANDE CITTÀ, GRANDE LAGER, GRANDE FUGA

«Non vogliamo essere trattati come animali. Vogliamo rispetto». Questa rivendicazione di dignità, pronunciata tante volte dai tanti immigrati reclusi al “Serraino Vulpitta” o al CIE di Milo, rimane sempre attuale. La fuga di massa (ottantasei persone!) di venerdi scorso dal centro di internamento di contrada Milo non ci stupisce e, come sempre in questi casi, ci allarga il cuore. Nelle scorse settimane si erano avute notizie davvero raccapriccianti dall’inferno di Milo: botte e rappresaglie poliziesche ad ogni cenno di proteste da parte dei reclusi, immigrati stipati in dodici all’interno di celle da sei posti, atti di autolesionismo, scioperi della fame e della sete per protestare contro una detenzione intollerabile e contro i rimpatri a tappe forzate.
Ora che il piccolo e famigerato “Vulpitta” è stato nei fatti declassato a una sorta di “centro di transito”, le maggiori tensioni si registrano nella maxi struttura di Milo che continua a essere – come tutti i CIE – una polveriera sociale pericolosa e indegna di un paese civile.

Coordinamento per la Pace – Trapani

17/04/2012



UNA VERGOGNA SENZA FINE

Nelle ultime settimane sono trapelate molte drammatiche notizie sulle condizioni di vita degli immigrati reclusi nel Centro di Identificazione ed Espulsione di contrada Milo a Trapani: da una rivolta con successiva fuga di massa che sarebbe avvenuta a metà febbraio, fino a un più recente tentativo di evasione represso assai duramente dalla polizia.
Secondo le testimonianze degli immigrati, oltre all’esasperazione di vivere internati, a scatenare quest’ultima rivolta sarebbero state le tragiche notizie degli ultimi sbarchi a Lampedusa e il concreto timore di essere rimpatriati.
Mentre anche a Trapani i politici monopolizzano il dibattito pubblico per stabilire chi si accaparrerà il governo del territorio, dal CIE di Milo e dal “Serraino Vulpitta” continuano a levarsi le grida dei disperati che reclamano libertà e diritti.
Buona campagna elettorale a tutti.

Coordinamento per la Pace – Trapani

19/03/2012

CIE Serraino Vulpitta © Copyright Raffaella Cosentino/Redattore sociale



28 dicembre 2011 – Report e foto
29 dicembre 2011, 16:09
Filed under: Antirazzismo, C.I.E. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T./C.I.E.

Un pomeriggio di solidarietà e di lotta, per non dimenticare. Mercoledi 28 dicembre, decine di antirazzisti si sono radunati davanti il cancello del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” rispondendo all’appello per la manifestazione in ricordo della strage del 1999 e per ribadire la ferma opposizione contro le leggi razziste e l’esistenza dei centri di detenzione per immigrati.


Al “Serraino Vulpitta” ci sono attualmente 38 persone recluse, per lo più tunisini. Alcuni di questi gridavano tutta la loro rabbia per le loro speranze deluse: «Siamo scappati da una dittatura e siamo finiti dietro le sbarre. Stiamo peggio che in carcere. Noi non siamo criminali». Le condizioni sono quelle di sempre. Gli immigrati denunciano non solo la scarsa qualità del cibo, ma anche la mancanza di coperte. Nonostante la chiusura dello spazio centrale del ballatoio che dà sull’esterno, i manifestanti e gli immigrati sono riusciti a comunicare reciprocamente.

A quanto pare, il “Serraino Vulpitta” funziona come un centro di raccolta terminale per chi deve essere rimpatriato a breve. Una struttura che, nonostante la sua tragica storia e la sua fatiscenza, rimane a disposizione delle autorità come valvola di sfogo per alleggerire il nuovo CIE di contrada Milo, più grande e meno gestibile in caso di rivolte e proteste. Gli immigrati hanno annunciato la loro intenzione di intraprendere uno sciopero della fame.

Poi, gli antirazzisti si sono diretti in centro storico per raccontare quello che avevano visto e sentito.

La presenza di alcuni immigrati di origine senegalese, intervenuti durante la manifestazione, ha sollecitato l’interesse della cittadinanza mentre venivano smascherati i meccanismi delle leggi razziste e le menzogne che sono alla base del pregiudizio e dell’ostilità nei confronti degli stranieri.
A Trapani c’è chi non dimentica e non si arrende.

Coordinamento per la Pace – Trapani



28 DICEMBRE 1999-2011

ORE 15 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”
ORE 18 – CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)

Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.
Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.
Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato  in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.
Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.
Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.
Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.

  • Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
  • Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.
  • Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.
  • Per l’abolizione delle leggi razziste.
  • Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
  • Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
  • Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.

Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno”
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”




TRAPANI: FRA LAGER E ALBERGHI A CINQUE STELLE
28 novembre 2011, 14:54
Filed under: Antirazzismo, Comunicati, No C.P.T./C.I.E.

Ancora una volta ci voleva l’ispezione di dieci europarlamentari (tra i quali Crocetta e Borsellino del Partito Democratico) per sapere che le condizioni di vita all’interno del C.A.R.A. di Salinagrande sono talmente disastrose da poterlo definire un lager. Ma se Crocetta è tanto indignato da voler presentare un esposto alla magistratura, per Salvatore Iacolino (vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni dell’UE) a Salinagrande le cose non vanno poi così male.
La gita degli europarlamentari nei luoghi della repressione europea nei confronti degli immigrati ha toccato anche il nuovo terribile CIE di contrada Milo che, invece, ha ricevuto l’unanime promozione della delegazione. Per il democratico Crocetta, Milo è – in confronto a Salinagrande – «un albergo a cinque stelle». Per l’eurodeputata Cecilia Wikstrom «il Cie è un’ottima struttura concepita per questo scopo, è decoroso anche dal punto di vista igienico». Wikstrom ha detto di aver ascoltato le storie dei reclusi, concludendo brillantemente che si tratta di «persone senza futuro».
In attesa che gli eurodeputati capiscano che il futuro di queste persone viene distrutto quotidianamente dalla stessa Unione europea, ci limitiamo a rilevare come, ancora una volta, le critiche ai centri per immigrati siano ipocrite, strumentali e parziali. I problemi che vengono sollevati sono di natura marginale, poiché non viene messo a fuoco il problema reale, cioè quello della libertà. Questi onorevoli ed europarlamentari tornano a fare passerella sulla pelle degli immigrati che sono costretti a vivere non solo in una condizione disumana, ma soprattutto in una condizione segregativa, per il solo fatto di essere clandestini. Eppure, tutto questo non emerge dalle dichiarazioni dell’ennesima delegazione istituzionale che torna a riempirsi la bocca di diritti e filantropia. Tutti quanti non ammettono, e non vogliono ammettere, che gli immigrati non chiedono solo migliori condizioni di vita, ma desiderano specialmente la libertà di vivere la loro vita, un concetto che ancora oggi fa molta paura anche negli ambienti che si definiscono più progressisti.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it



Report e foto dal presidio antirazzista – 23 luglio

La sera di sabato 23 luglio i cittadini e i numerosi turisti che in questi giorni d’estate affollano il centro storico di Trapani, si sono imbattuti nel presidio antirazzista organizzato dal Coordinamento per la Pace e dal Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”: una grande gabbia allestita nella centralissima piazzetta Saturno che ha portato fisicamente, e in mezzo alla gente, il dolore e la sofferenza dei Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati.
Da dietro le “sbarre”, i manifestanti hanno parlato al megafono spiegando il senso dell’iniziativa, denunciando la vergogna dei CIE e la presenza di ben tre strutture di questo tipo nel territorio trapanese: il vecchio “Serraino Vulpitta”, la nuova grande struttura di contrada Milo, e la tendopoli di Kinisia. Gli anarchici e gli antimilitaristi trapanesi hanno ricordato che Trapani è una città in guerra, con il suo aeroporto in ostaggio della Nato e dal quale continuano a decollare i caccia bombardieri alla volta della Libia. Di qui la necessità di smilitarizzare al più presto lo scalo di Birgi per liberarsi dalle servitù militari che umiliano il territorio.
Davanti a una folla incuriosita e in alcuni casi solidale, i manifestanti hanno parlato di repressione e pacchetto-sicurezza, del bisogno di giustizia sociale e solidarietà per ricostruire una società fondata sulla libertà e l’uguaglianza, contro le frontiere, il razzismo e la guerra.




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