Le morti sul lavoro, sempre più frequenti in tutto il paese, rappresentano un bollettino di guerra. Una guerra contro i lavoratori che i padroni scatenano quotidianamente attraverso la mancanza di regole, di tutele dei diritti e della stessa incolumità fisica di chi lavora nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi.
Al di là degli incidenti e della fatalità – sempre meno giustificabili – l’impressionante numero di lavoratori feriti o deceduti dimostra che lavorare è diventato sempre più pericoloso. L’aumento esponenziale di queste tragedie è il risultato concreto delle politiche pubbliche – avallate dalla complicità dei sindacati concertativi – che negli ultimi quindici anni hanno ridisegnato il mercato del lavoro riducendo progressivamente i diritti dei lavoratori per garantire gli interessi di chi sfrutta e vive del lavoro altrui. I contratti a tempo determinato, il precariato cronico, la frammentazione dei processi produttivi, gli attacchi allo statuto dei lavoratori sono gli strumenti giuridici e materiali con cui è stato possibile scardinare diritti e sicurezza. Perché se sei precario (nel caso degli italiani) o clandestino (nel caso degli immigrati), protestare o rivendicare diritti significa essere licenziato in tronco. In questo modo, per il padronato diventa più facile e conveniente risparmiare in sicurezza e tutele. Ma quando ci scappa il morto, il trucco è svelato drammaticamente.
Per invertire questa tendenza è necessario che i lavoratori, al di fuori delle mediazioni politiche e sindacali che sono all’origine di questa mattanza sociale, riprendano coscienza dei loro diritti, si autorganizzino il più possibile, vigilino direttamente sull’applicazione di quelle poche garanzie ancora esistenti, lottino per migliorare qualità del lavoro e salari. Non hanno nulla da perdere, se non le loro catene.
Coordinamento per la Pace – Trapani
30/01/2009
Esprimiamo la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della “MIDIAL” di Trapani minacciati da un imminente licenziamento.
In questa vicenda, il comportamento dei vertici aziendali è emblematico del carattere predatorio di quel capitalismo che prima si ingrassa attingendo a piene mani nei finanziamenti pubblici, e poi chiude bottega delocalizzando all’estero la produzione per sfruttare manodopera a basso costo e abbandonare al proprio destino i lavoratori che per più di dieci anni hanno garantito l’esistenza dell’azienda in un clima di costante ricatto e negazione dei diritti da parte del padrone. In questo senso, la precisazione con cui Filippo Mucaria ha pubblicamente fatto sapere di essere a diretto contatto con la polizia per «assicurarsi che non accadano episodi che mettano a repentaglio la sicurezza delle persone e della fabbrica» denota una chiara volontà di gettare un’ombra di sospetto sui lavoratori per criminalizzare la loro lotta e screditarli presso l’opinione pubblica.
Auspichiamo una pronta risoluzione della vicenda a favore degli operai “MIDIAL” e della tutela del loro posto di lavoro e ci auguriamo che i lavoratori – prendendo coscienza dei loro diritti – agiscano in prima persona con una mobilitazione alla quale tutta la città deve dare sostegno e civile solidarietà.
Coordinamento per la Pace – Trapani
Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori Cobas della Coop 25 Aprile di Trapani che stanno attuando da alcuni giorni uno sciopero per rivendicare diritti fondamentali che l’azienda sta vergognosamente calpestando. Sosteniamo la loro lotta contro i provvedimenti aziendali mirati da un lato ad accrescere lo sfruttamento dei dipendenti (aumento dell’orario di lavoro e contestuale riduzione del salario) e dall’altro a punire e isolare con pretestuose misure di repressione interna i lavoratori che, autorganizzandosi e mobilitandosi in prima persona, si sono sottratti al giogo dei professionisti del sindacalismo concertativo.
Facciamo appello alle forze sociali, alle strutture di base e all’associazionismo cittadino affinché il presidio allestito dai lavoratori Cobas davanti il palazzo della prefettura sia sempre animato e partecipato e affinché la loro mobilitazione sia supportata, condivisa e valorizzata il più possibile.
Coordinamento per la Pace – Trapani
La morte si abbatte ancora una volta su un luogo di reclusione per immigrati a Trapani.
Dopo la tragedia del 28 dicembre 1999 in cui persero la vita sei immigrati detenuti al CPT “Vulpitta” in seguito a un incendio, nel pomeriggio di lunedi 12 settembre 2005 un impiegato della Cooperativa “Insieme” è morto in un incredibile incidente accaduto nel Centro d’Identificazione per Richiedenti Asilo di Salinagrande.
Un tetto che si sbriciola sotto i piedi di una persona intenta a recuperare un pallone è la drammatica conferma di come questo tipo di strutture continuino a essere ingestibili e insicure.
Ministero degli interni e Prefettura di Trapani dovranno senz’altro rispondere di questo fatto increscioso perché il Centro di Salinagrande non risponde evidentemente a requisiti minimi di sicurezza.
Questa struttura “flessibile” zona grigia che oscilla tra le funzioni di un CPT e quelle apparentemente meno coercitive di un Centro d’Identificazione deve essere chiusa al più presto.
Esprimiamo solidarietà ai famigliari dell’impiegato rimasto ucciso e rinnoviamo ai responsabili e ai semplici lavoratori della Cooperativa “Insieme” il nostro invito a dissociarsi da ogni convenzione istituzionale e da ogni gestione del CPT e del Centro di Salinagrande.
Essere custodi di galere per immigrati non significa fare accoglienza.
Morire per gli interessi del Ministero degli interni e della Fortezza Europa è inaccettabile.
Coordinamento per la Pace – Trapani
Oggi più che mai il Primo Maggio è un appuntamento da rispettare per i contenuti di giustizia sociale, di emancipazione e di uguaglianza che porta con sé.
Disoccupazione, precarietà, sfruttamento, schiavitù, discriminazione sono ancora oggi questioni aperte che lacerano e mortificano ogni giorno le vite di milioni di persone in Italia e nel mondo. La brutalità del mercato del lavoro che ci vorrebbe tutti precari, tutti flessibili e accondiscendenti alle esigenze della produttività e del profitto dei padroni è all’origine del grave disorientamento nel quale sprofondano i giovani, specialmente al Sud. In Italia questo stesso mercato del lavoro distrugge le vite di milioni di immigrati la cui libertà di circolazione è rigidamente connessa al proprio ruolo produttivo: legando permesso di soggiorno al contratto di lavoro, la legge Bossi-Fini chiude inesorabilmente le porte alla stragrande maggioranza di persone che cercano un lavoro ma restano condannate a una clandestinità che fa comodo ai padroni che preferiscono sfruttare la gente a basso costo e in nero. I diritti dei lavoratori sono sempre più vilipesi e non si contano più gli incidenti sul lavoro, veri e propri omicidi i cui mandanti sono quelli di sempre: Capitale e legge del profitto. Bisogna reagire a tutto questo attraverso la diffusione di pratiche di partecipazione e di democrazia diretta, attraverso una mobilitazione permanente che a partire dai luoghi di lavoro possa difendere a denti stretti i continui attacchi sferrati contro di noi e il nostro futuro; bisogna reagire anche attraverso il rifiuto della guerra e delle spese militari che succhiano il sangue dei lavoratori per fabbricare quelle armi che – come in Iraq – seminano morte e distruzione.
La lotta per la dignità del lavoro è lotta di tutti, italiani e immigrati, perché la precarizzazione dell’esistenza coinvolge tutti, indistintamente.
È per questo che il Primo Maggio è molto più che un giorno di festa.
È, più di ogni cosa, un giorno di lotta.
Coordinamento per la Pace – Trapani