…continua il nostro impegno!
Leggi il documento qui:
Sulle proposte di autobus per soli immigrati fra Trapani e Salinagrande
Il pessimo comunicato del consigliere comunale Vassallo a proposito della opportunità di «valutare l’ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato agli immigrati, da sottoporre a controllo da parte della polizia, al fine di scongiurare i pericoli di ordine pubblico che potrebbero malauguratamente ingenerarsi» ha naturalmente suscitato un coro di indignazione e un clamore mediatico senza precedenti.
È bene ricordare che la scellerata esternazione di Vassallo non è qualcosa che nasce dal nulla. È necessario, a nostro parere, non perdere di vista il contesto più generale nel quale è maturata una proposta di questo tipo.
Solo pochi giorni prima, un altro consigliere comunale, Domenico Ferrante, aveva chiesto un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine sul territorio di Salinagrande, dove sorge il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA). Secondo Ferrante, gli immigrati che vivono nel CARA avrebbero dato luogo a comportamenti che determinano «disagio, preoccupazione e in molti casi paura nei cittadini residenti». Una situazione che Ferrante non ha esitato a definire «insostenibile e intollerabile».
Eppure, le accuse rivolte agli immigrati sono generiche, poco circostanziate, riferite a episodi accaduti anche negli anni passati («furti, danneggiamenti di piante, richieste prepotenti di denaro e l’abuso di alcoolici»). Per non parlare poi di quello che succederebbe sugli autobus: gli studenti di Salinagrande si troverebbero esposti a non meglio precisati «atteggiamenti di prevaricazione da parte degli ospiti del CARA che numerosi usufruiscono anche loro dei mezzi pubblici».
Già nel 2008 l’ATM aveva accarezzato, avallata dalla UIL Trasporti, la malsana idea di creare delle corse speciali per soli immigrati, solo perché qualcuno era stato visto ubriaco sull’autobus. E sempre nello stesso periodo, quattro anni fa, il consigliere La Pica chiedeva di «riportare l’ordine» nelle zone della città frequentate da “extracomunitari” con una interrogazione dal chiaro sapore repressivo.
A Trapani, evidentemente, i consiglieri comunali preferiscono mostrare i muscoli agli immigrati, piuttosto che impegnarsi per il miglioramento del trasporto urbano cittadino, aumentando – tanto per cominciare – le corse e le vetture alla luce delle mutate esigenze. E preferiscono chiedere l’intervento della forza pubblica contro chi scappa dalle guerre, anziché salvare l’aeroporto di Birgi dall’ingombrante e assassina presenza degli aerei da combattimento Eurofighter. Forti con i deboli e debolissimi con i forti, come sempre.
Riteniamo però inessenziale pretendere le dimissioni di Vassallo, che ha già balbettato le sue scuse imbarazzate. Addirittura, l’idea degli autobus per immigrati non sarebbe nemmeno sua, ma di un altro consigliere, Pietro Cafarelli, che a sua volta nega.
In ogni caso, non è questo il problema, e non è su un piano di mero scontro pre-elettorale che va inquadrata la questione.
Il vero problema risiede nella banale naturalezza con la quale, anche a Trapani, viene avanzata una proposta del genere. Una proposta razzista.
Il razzismo, per essere riconosciuto come tale, non ha necessariamente bisogno di salde radici ideologiche. Il razzismo è, soprattutto, quello che nasce dalla banalità del male. Una banalità del male che è stata alimentata e coltivata, coscientemente, dai governi che si sono succeduti in Italia negli ultimi quindici anni.
Le leggi razziste, le politiche securitarie, il terrorismo mediatico, i pretestuosi allarmi sociali incentrati sui “clandestini” o sulla “criminalità straniera”, hanno consolidato nella società italiana un diffuso sentimento di paura e di sospetto. Tante campagne elettorali sono state vinte grazie alla paura, all’odio e alla loro gestione politica. Per anni sono stati seminati il rancore e l’intolleranza nei confronti degli immigrati. Sono state varate leggi per consentire il loro sfruttamento e rendergli la vita impossibile, sono stati costruiti centri di trattenimento per internarli e poi espellerli, sono stati realizzati centri di accoglienza che servono a tenerli in un limbo esasperante, purché lontani da tutto e da tutti.
Sarebbe ipocrita negare che a Salinagrande, o sull’autobus 31 che la collega a Trapani, ci siano stati attriti fra trapanesi e immigrati. Ma è davvero vergognoso ingigantire singoli episodi per ricavare odiosi provvedimenti discriminatori che mettono in discussione una convivenza civile e solidale.
Nessuno pone la questione del perché, nel tempo, qualche immigrato a Salinagrande si sia messo a rubacchiare. O del perché qualcun’altro si sia messo a bere importunando i passanti.
Gli immigrati che fanno richiesta di asilo politico sono costretti a vivere nel CARA di Salinagrande in attesa che la commissione competente valuti la loro posizione. I tempi burocratici di attesa per il rilascio del permesso di soggiorno sono lunghissimi, a volte estenuanti. E solo poche volte hanno un esito favorevole.
A tutto questo si aggiungono i problemi di sovraffollamento, le pessime condizioni di vita,le tensioni, anche tra gli stessi richiedenti asilo, generate da questa situazione di disagio.
Se a Salinagrande gli immigrati stanno in giro senza far nulla, o danno segnali di insofferenza, è perché la legge non gli consente di prendere in mano la loro vita così come vorrebbero. Sono persone che scappano dalle guerre o dalle persecuzioni e chiedono solo di potersi muovere, cercare un lavoro, andare altrove, magari lontano da quest’Italia sempre più ingenerosa e intollerante.
Nonostante tutto, sempre a Salinagrande, diversi cittadini hanno notevolmente ridimensionato la questione, e il coro di indignazione e le polemiche esplose a Trapani fanno ben sperare in una accresciuta sensibilità antirazzista e progressista di questa città.
Ci auguriamo vivamente che l’impegno di ogni cittadino per costruire una Trapani più aperta e solidale si rafforzi sempre di più, al di là delle petizioni online o delle discussioni sui social network.
Questa può essere, probabilmente, la lezione più importante che si può ricavare da questa brutta storia dei nostri tempi.
Coordinamento per la Pace – Trapani
09/01/2013
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.I.E. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T./C.I.E., Territorio
L’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un incendio durante una rivolta, resta una data importantissima per la memoria civile della città di Trapani.
Dopo tredici anni, il “Serraino Vulpitta” è ancora un centro di internamento per immigrati. Funziona a regime ridotto, perché adesso c’è il nuovo Centro di Milo, ma la sostanza non cambia.
Atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili sono il pane quotidiano per l’umanità rinchiusa a Milo e al Vulpitta, così come in tutti CIE d’Italia.
Nel nuovo Centro di Identificazione ed Espulsione di Milo c’è una situazione di rivolta permanente. Negli ultimi mesi, in centinaia si sono ripresi la libertà. Quelle sbarre, quei cancelli, quei muri alti e infami non sono poi così impossibili da superare, per fortuna.
Le rivolte e le fughe di massa non sono solo una risposta alle oggettive condizioni di invivibilità del CIE di Milo, ma rappresentano l’inevitabile prodotto dell’insofferenza di esseri umani che si ritrovano privi della libertà solo perché non hanno un pezzo di carta che gli consenta anche solo di esistere.
Se foste al loro posto, se anche voi foste nati dalla parte “sbagliata” del mondo, cosa fareste?
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli.
E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla crisi voluta dai padroni, alla repressione ordita dai potenti, al razzismo alimentato dall’ignoranza.
- Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
- Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE.
- Per l’abolizione delle leggi razziste (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Pacchetto sicurezza).
- Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
- Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
-
Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.
Antirazzisti trapanesi
APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ PER LA COSTITUZIONE DI UNA COOPERATIVA DI LAVORATORI
Leggi il documento del Collettivo dei Lavoratori in Lotta del Cantiere Navale di Trapani:
Clicca sulla locandina per scoprire come sostenere il progetto dei lavoratori:
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.I.E. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T./C.I.E., Territorio, Volantini
ORE 15 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.I.E. “SERRAINO VULPITTA”
ORE 18 – CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA AL CENTRO STORICO
(VIA TORREARSA ANGOLO CORSO VITTORIO EMANUELE)
Nonostante il trascorrere del tempo, l’anniversario della strage del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga, riveste ancora oggi un significato importantissimo.
Dopo la realizzazione del nuovo Centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, una struttura che può internare 204 persone, circondata da muri e grate di metallo, sembrava ragionevole sperare in una chiusura del vecchio e malandato “Serraino Vulpitta”, meno capiente e comunque impresentabile alla luce di tutto quello che è successo, e che continua a succedere, tra le sue mura.
Vedere il “Vulpitta” chiuso sarebbe stata una magrissima consolazione, avendo un nuovo maxilager alle porte della città, e invece il vecchio CIE è rimasto al suo posto. Adesso Trapani è la provincia italiana con la più alta concentrazione di strutture di internamento per immigrati, governative e non, basti pensare al CARA di Salina Grande che all’occorrenza, in più di un’occasione, è stato tramutato in CIE. Un triste primato che, per alcuni mesi, è stato perfino consolidato dalla creazione di un ulteriore campo, la famigerata tendopoli di Kinisia.
Tutto questo dimostra quanto il business dell’immigrazione sia un lauto boccone che fa gola ai soliti noti, la Cooperativa Insieme e il Consorzio Connecting People, che detengono il monopolio sull’immigrazione a Trapani e nel resto del paese. Infatti, l’appalto per la gestione del nuovo centro di Milo ammonta a più di sei milioni di euro.
Nonostante le rassicurazioni prefettizie, nei lager di Trapani ci sono sempre frequenti atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili. E da quando il periodo di detenzione è stato allungato fino a un anno e mezzo, la situazione è diventata ancora più disperata.
La logica dell’internamento non è casuale. Ricordiamo ancora bene i fatti di Lampedusa di questa estate: gestione delirante dell’accoglienza, creazione a tavolino di una vera e propria emergenza umanitaria, allestimento delle tendopoli, deportazioni di massa, rivolte, scontri tra immigrati e italiani. Lo Stato ha giocato pericolosamente la carta dell’esasperazione, una moderna strategia della tensione per alimentare paure e pregiudizi e giustificare così i peggiori provvedimenti repressivi.
Un razzismo istituzionale che va avanti da anni, alimentato dalle dichiarazioni irresponsabili di molti politici che nei loro proclami hanno soffiato sul fuoco dell’intolleranza. Dopo aver seminato tanto odio, adesso se ne raccolgono i frutti come dimostrano i recenti fatti di cronaca: l’assalto razzista al campo rom di Torino che ha preso a pretesto l’accusa falsa di una ragazzina, e la strage fascista di ambulanti senegalesi a Firenze.
Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro paese, anch’esse vittime del razzismo di stato. Perché è doveroso continuare a denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli. E perché è fondamentale, in questi tempi terribili, ribadire che la solidarietà tra gli individui e tra i popoli è il migliore antidoto per fare fronte alla repressione e al razzismo.
- Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
- Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del nuovo CIE di contrada Milo.
- Per la chiusura di tutti i CIE, dei CARA, dei centri SPRAR e di tutti gli altri campi di internamento per immigrati.
- Per l’abolizione delle leggi razziste.
- Per l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
- Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
- Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro il razzismo e la repressione.
Arci aMalaTesta
Circolo P.R.C. “Mauro Rostagno”
Comitato “29 Dicembre”
Coordinamento per la Pace
Giovani Comuniste/i
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo”






