Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T.

Esprimiamo la nostra solidarietà agli immigrati detenuti nel Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani che questo pomeriggio hanno dato vita a una vibrata protesta per rivendicare migliori condizioni di vita e, soprattutto, libertà.
Questa rivolta – l’ennesima, all’interno del campo di internamento trapanese – si inserisce a pieno titolo nel lungo elenco di proteste scoppiate negli ultimi mesi in moltissimi centri di detenzione in tutta Italia: da Torino a Milano, da Gradisca d’Isonzo a Bari, da Modena a Lamezia Terme a Roma, gli immigrati hanno dimostrato una crescente consapevolezza e un’irriducibile volontà di lottare contro il pacchetto sicurezza, l’allungamento della permanenza nei centri fino a 6 mesi, il razzismo di stato. Così come in altri centri, gli immigrati rinchiusi a Trapani questa volta sono saliti sul tetto della struttura: per farsi vedere, per uscire dall’invisibilità in cui le autorità vorrebbero relegarli.
In un territorio in cui si blatera di integrazione solo mentre ci si ingozza di cuscus, l’ultima rivolta nel “Serraino Vulpitta” riporta concretamente alla brutale realtà: questa è una città di frontiera segnata dalla vergognosa presenza di un centro di detenzione per immigrati, un posto dove i dannati della Terra vengono rinchiusi solo perché non hanno le carte in regola.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
08/10/2009
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Non è la prima volta che la natura invita alla riflessione, tanto più quando si tratta di catastrofi o eventi estremi che mettono a dura prova gli uomini e le comunità.
I paurosi allagamenti che hanno colpito Trapani dopo qualche ora di pioggia stanno a dimostrare che lo sviluppo di una città e la credibilità di chi pretende di governarla non hanno niente a che fare con la propaganda a base di grandi eventi, notti bianche, cancelli ai monumenti e ordinanze antidemocratiche.
Una città degna di questo nome dovrebbe contare su ben altri requisiti. A cominciare dai servizi, dalla manutenzione delle infrastrutture essenziali (come, in questo caso, di tombini e caditoie), dalla vivibilità quotidiana garantita a ogni cittadino. Eppure, lo stato di abbandono in cui si sono ritrovati i trapanesi del rione Cappuccinelli dimostra che ci sono quartieri che non godono della stessa maniacale attenzione riservata al salotto buono della città-cartolina.
Infine, sembrerebbe che – grazie al blackout di quelle ore – alcuni immigrati reclusi nel Centro di detenzione “Serraino Vulpitta” ne abbiano approfittato per riprendersi libertà e dignità.
Come a dire che qualunque calamità naturale è preferibile alla detenzione in un campo di internamento.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
17/09/2009
Dopo la “risoluzione” del delitto Rostagno, ci pare utile esprimere alcune riflessioni su una vicenda che – a detta degli stessi inquirenti – continua a presentare diverse ed essenziali zone d’ombra.
A vent’anni dal delitto, una perizia balistica – che non era mai stata fatta prima – ha spianato la strada all’incriminazione di due fra i più importanti personaggi della mafia trapanese, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, entrambi – per altro – già condannati all’ergastolo e già in carcere per altri reati e altri omicidi di natura mafiosa. Pare che Mauro Rostagno sia stato ucciso da tre sicari, ma due di loro restano ignoti.
Da parte sua, il pm Ingroia è tornato a ribadire ciò che aveva dichiarato lo scorso settembre a Trapani, ovvero che la morte di Rostagno è stata decisa perché il giornalista torinese aveva colpito un crocevia di interessi espressione di un grumo di potere criminale fatto di mafia, massoneria, politica deviata e servizi segreti deviati. Ma al di là di queste valutazioni, che da vent’anni sono patrimonio comune e consolidato dell’opinione pubblica, Antonio Ingroia non dice – e non può dire – nulla di più.
Qualcuno potrà rallegrarsi – a buon diritto – per questi ordini di “cattura”, sostenendo che giustizia è fatta, seppur tardivamente.
Ma resta fortissima la sensazione che sia stato ufficialmente scoperto ciò che si sapeva già, e che il nocciolo della questione sia ancora avvolto da un buio impenetrabile. Lo stesso buio che ha inghiottito la verità sulle stragi di stato (da piazza Fontana a Ustica e altre ancora) o su tanti altri delitti che compromettono seriamente la credibilità delle istituzioni di questo paese.
Coordinamento per la Pace – Trapani
Pino Maniàci, direttore dell’emittente televisiva «Telejato» di Partinico è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. Il pubblico ministero Paoletta Caltabellotta ha addirittura ravvisato, nella condotta di Maniàci, un «disegno criminoso» che si riassume nelle numerose inchieste antimafia, nelle denunce, nella lotta ai poteri forti combattuta quotidianamente sul terreno dell’informazione indipendente. E così la magistratura torna alla carica nel tentativo di imbavagliare una voce libera adducendo il pretesto del mancato possesso del tesserino di pubblicista.
La vicenda – che ci pare del tutto analoga a a quella di Carlo Ruta, giornalista ragusano autore di importanti inchieste antimafia e perseguitato dalla magistratura per stampa clandestina – dimostra quanto siano risibili le posizioni di coloro i quali, accecati dal culto acritico dei simulacri legalitari, non si accorgono che la lotta alla mafia non può e non deve ridursi a una delega in bianco alle istituzioni, ma deve essere una pratica socialmente radicata nell’impegno di ogni cittadino, anche sul fronte dell’informazione.
Nell’esprimere a Pino Maniàci la nostra solidarietà, denunciamo ogni tentativo di criminalizzare e reprimere la libertà di espressione in Sicilia e in tutto il paese.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
31/03/2009
[Nella foto in basso, Carlo Ruta e Pino Maniàci intervenuti al dibattito su La libertà di informazione in Sicilia a vent'anni dall'omicidio di Mauro Rostagno - CIAO MAURO VII edizione, 04/10/2008]

- Carlo Ruta e Pino Maniàci
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T.
All’interno del Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani un immigrato si è tagliato con una lametta per protestare contro la sua insensata detenzione. Ne è nata una rivolta, repressa dalle forze dell’ordine. Questo episodio si aggiunge ad altri fatti simili accaduti nei giorni scorsi in altri centri italiani: da Torino, a Bari, a Milano gli immigrati si tagliano i polsi, ingeriscono pile, tentano di impiccarsi. Gesti disperati per attirare l’attenzione, per chiedere aiuto, per rompere il silenzio dell’indifferenza. A tutti gli immigrati vittime delle leggi razziste va la nostra solidarietà.
Con l’aumento della detenzione da due a sei mesi, il governo italiano innalza a dismisura il livello di disumanità di queste strutture. Privare della libertà per ben sei mesi una persona che non ha commesso reati significa annientarla fino a conseguenze estreme. Sono luoghi infami che vanno chiusi immediatamente. Lo gridano gli immigrati, lo ribadiamo noi.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
26/03/2009
La recente approvazione da parte del governo del cosiddetto “decreto-sicurezza” costituisce l’ennesimo attacco alla già debole tenuta democratica delle istituzioni nel nostro paese.
L’esecutivo, scavalcando ancora una volta le funzioni parlamentari, esercita il suo potere a suon di decreti per cavalcare l’emotività di un’opinione pubblica narcotizzata e fuorviata dalla propaganda mediatica.
Tra le norme previste dal provvedimento, non può sfuggirci l’aumento del periodo di detenzione nei centri di espulsione per immigrati da due a sei mesi. Questo accanimento repressivo nei confronti dei migranti rischia di rendere queste strutture detentive delle polveriere ancora più ingestibili così come dimostrano le ultime rivolte nei lager di Lampedusa, Milano e Torino. Inoltre, l’eliminazione del divieto di denuncia dei medici nei confronti degli immigrati irregolari che necessitano di cure sanitarie rappresenta un chiaro invito alla delazione che colpisce frontalmente il diritto universale alla salute per tutti gli esseri umani e il dovere di ogni medico di curare chiunque senza distinzioni.
Utilizzando strumentalmente l’infamia degli stupri – che, dati alla mano, sono più frequenti in casa e sono per lo più commessi da italianissimi fidanzati e/o mariti – il governo continua nella sua devastante opera di criminalizzazione nei confronti degli stranieri e legalizza l’inaudita pratica delle ronde, figlie di una subcultura squadrista e antidemocratica.
Alle forze sane di questo paese il compito epocale di resistere a questo nuovo buio della storia.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
23/02/2009