Coordinamento per la Pace – Trapani


28 dicembre 1999 – 28 dicembre 2009

Dieci anni fa si consumava a Trapani la strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”. In seguito a una rivolta, sei immigrati detenuti nella struttura morirono a causa di un incendio divampato nella camerata in cui erano stati rinchiusi.
Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim – questi i loro nomi – persero la vita in un estremo tentativo di riprendersi la libertà che gli era stata negata.
Fin da subito apparvero evidenti le carenze strutturali del CPT “Vulpitta, un’ex casa di riposo per anziani adibita a campo di internamento per immigrati.
Dopo quei tragici fatti, anche grazie alla spinta degli antirazzisti trapanesi e di tutta la Sicilia che mantennero alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, fu istruito un processo che vide alla sbarra l’allora prefetto di Trapani Leonardo Cerenzìa, imputato – in qualità di responsabile amministrativo della struttura – di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela. Da quel procedimento emersero elementi di negligenza e omissioni che dimostravano la generale inadeguatezza di chi – a tutti i livelli – gestiva il CPT. Nell’aprile 2004, nel solco della peggiore tradizione delle stragi impunite di questo paese, Cerenzìa fu assolto da tutti i capi d’accusa e la sentenza fu confermata, un anno dopo, in appello. Nessun colpevole, dunque, tranne l’immigrato che materialmente appiccò l’incendio.

In questi dieci anni, la storia del CPT “Serraino Vulpitta” è stata continuamente scandita da episodi simili. Decine e decine di rivolte, di tentativi di fuga, di evasioni più o meno riuscite, di atti di autolesionismo, di tentati suicidi, di scioperi della fame, di proteste individuali e collettive. Per non parlare poi delle denunce degli immigrati che, in più occasioni, hanno puntato il dito contro l’invivibilità della struttura e le violenze delle forze dell’ordine deputate alla sorveglianza dei trattenuti.
Una storia, quella del “Serraino Vulpitta” in tutto simile a quella degli altri Centri di detenzione per immigrati sparsi per l’Italia. Galere etniche in cui le persone vengono rinchiuse solo perché classificate dalla legge come “irregolari” o “clandestine”.

A dieci anni dal rogo del “Vulpitta” – il primo Centro istituito in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 – il livello della repressione nei confronti degli immigrati in Italia è addirittura peggiorato.
Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno garantito una sostanziale continuità nelle normative sull’immigrazione, sempre finalizzate a rendere difficilissimo l’ottenimento del permesso di soggiorno e a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.
Negli ultimi dieci anni le campagne di criminalizzazione promosse dalla classe dirigente nei confronti degli immigrati hanno spianato la strada a un razzismo diffuso, a un’aperta ostilità contro gli stranieri, accusati di essere gli artefici di tutti i mali della nostra società. Il cosiddetto pacchetto-sicurezza è, nell’ordine, l’ultimo atto di una politica fondata sulla paura e l’autoritarismo, improntata al restringimento delle libertà civili (come i divieti a manifestare o a vivere liberamente gli spazi urbani) in nome della “sicurezza” o, peggio, di un presunto “decoro”.
La legge Bossi-Fini sull’immigrazione è stata ulteriormente inasprita dalle norme contenute nel pacchetto-sicurezza in cui si dispone la costruzione di nuovi Centri di detenzione per immigrati, il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, il carattere penale del reato di clandestinità, il respingimento in mare dei migranti.
A Trapani, città di frontiera già segnata dalla presenza del “Vulpitta”, è in fase avanzata di costruzione un nuovo e più grande Centro di identificazione ed espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città, un nuovo lugubre monumento al razzismo di stato.

Negli ultimi dieci anni la migliore resistenza al razzismo è stata offerta proprio dagli immigrati, dalla loro autorganizzazione, dalla loro capacità di mobilitarsi per difendere i loro diritti. Le stesse rivolte, sempre frequenti in tutti i Centri di detenzione d’Italia (da Trapani a Caltanissetta, da Milano a Roma, da Modena a Bari, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo), sono la testimonianza più drammatica di quanto sia insostenibile la privazione della libertà quando si viene incriminati non per ciò che si fa ma per ciò che si è.
Nel decimo anniversario della strage del “Serraino Vulpitta”, il ricordo di quei fatti non può prescindere da una rinnovata opposizione all’esistenza di queste strutture e dal rifiuto netto di qualunque discriminazione e di ogni razzismo.
Non ci arrenderemo mai all’idea di vivere in un paese razzista, un paese in cui la libertà e i diritti vengono oltraggiati dall’arroganza del potere.
Non ci arrenderemo mai alla tentazione di considerare luoghi come il “Serraino Vulpitta” necessari o “normali”.

–   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri.
–   Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
–   Per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e del pacchetto-sicurezza.
–   Per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
–   Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
–   Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
–   Per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte.
–   Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Associazione “Amici del Terzo Mondo” – Marsala
Ass. Italia-Tunisia
Ass. Senza Sponde
Ass. Un legale per tutti
CGIL – Trapani
Chiesa Valdese di Trapani e Marsala
Coordinamento Anarchico Palermitano
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Siciliana FdCA
Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Movimento “Per Erice che vogliamo”
Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “M. Rostagno” Trapani
Sinistra Ecologia e Libertà – Trapani
Un’Altra Storia – Trapani

Domenica 27 dicembre – volantinaggio informativo lungo via G.B. Fardella a partire dalle ore 18

Lunedì 28 dicembre – ore 15,30 presidio antirazzista davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta”

Lunedì 28 dicembre – ore 18 c/o Cine Teatro Don Bosco di via Marino Torre, n. 15 proiezione e assemblea cittadina




14 novembre – In piazza contro il razzismo e l’autoritarismo

S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.

Il Coordinamento per la Pace

coordinamentoperlapace@yahoo.it

Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa

***

Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.

Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.

CONTRO IL PACCHETTO-SICUREZZA

PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE

ED ESPULSIONE PER IMMIGRATI

CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE

PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I

TRAPANI, P.zza VITTORIO VENETO
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17

Coordinamento per la Pace – Trapani


28 dicembre 2008 – Gli antirazzisti non dimenticano
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TRAPANI 28 DICEMBRE 2008
 
ORE 16,00 – PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE “SERRAINO VULPITTA”
 
ORE 18,00 – PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE ANTIRAZZISTA IN CENTRO STORICO (VIA TORREARSA angolo VIA DELLE ARTI)
——————-
 
Sono passati nove anni dalla strage consumatasi all’interno del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani in cui morirono sei immigrati in seguito a un tentativo di fuga.
Oggi i centri di permanenza temporanea si chiamano centri di identificazione ed espulsione (CIE): un modo sicuramente meno ipocrita e più diretto per definire la funzione repressiva di queste galere speciali per immigrati dove le persone vengono rinchiuse per il solo fatto di non avere i documenti in regola.
Come se non bastasse, il quadro normativo della legge Bossi-Fini (improntato sulla precedente Turco-Napolitano) è stato ulteriormente esasperato nei tempi di reclusione: da trenta giorni si è passati a sessanta giorni di privazione della libertà in attesa dell’espulsione. Un periodo che dovrebbe servire all’identificazione dell’immigrato per rispedirlo alla terra d’origine esponendolo così a nuove ritorsioni da parte dei governi che puniscono severamente il reato di emigrazione. Dunque, più leggi restrittive (anche in materia di asilo politico), più centri di espulsione, più soldi per chi li gestisce. A Trapani, il consorzio Connecting People e la Cooperativa Insieme – i soggetti che gestiscono il centro di identificazione per richiedenti asilo di Salinagrande, fiore all’occhiello delle istituzioni che ne veicolano un’immagine rassicurante ed efficiente – sono gli stessi che gestiscono il “Serraino Vulpitta”: quello presidiato dai militari, quello con il filo spinato e le sbarre, quello in cui l’ultima rivolta è scoppiata appena due mesi fa.
Nel frattempo, le campagne di odio fomentate negli anni dalla classe dirigente del paese hanno prodotto i primi risultati: il pacchetto sicurezza concepito dall’ex ministro di centrosinistra Amato e riproposto in grande stile dall’attuale ministro di centrodestra Maroni ha dato la stura a una serie di provvedimenti d’eccezione adottati su tutto il territorio nazionale da sindaci e prefetti. Con la scusa di una fantomatica emergenza-sicurezza, le città sono state militarizzate e sono state diramate ordinanze sindacali tese a colpire in primo luogo i soggetti più deboli della società: ambulanti, immigrati, poveri, mendicanti. Prove tecniche di restringimento del dissenso, degli stili di vita non omologati, della libertà di ciascuno di noi.
Anche a Trapani il vento dell’intolleranza ha cominciato a soffiare pericolosamente nell’ultimo anno: interrogazioni al consiglio comunale per sanzionare immigrati che dormono sulle panchine, ordinanze orientate a vietare tutto ciò che è possibile vietare, proposte scriteriate di impedire ai migranti di salire sugli autobus. Improvvisamente, la città ha scoperto di essere una terra di frontiera perché oggi è più facile incrociare per strada lo sguardo smarrito di un immigrato o di un profugo che scappa dalla miseria o dalla guerra. Ma chi oggi soffia irresponsabilmente sul fuoco della discriminazione rischia di legittimare nel corpo sociale sentimenti di diffidenza e di razzismo che vanno invece stroncati sul nascere.
Il razzismo si stronca guardando in faccia il Sud del mondo con il rispetto e la solidarietà che meritano tutti gli oppressi e gli sfruttati che giungono in Europa per sperare in una vita migliore.
Il razzismo si stronca comprendendo che la clandestinità non è una scelta di comodo, ma una condizione forzata in cui gli immigrati sono costretti a vivere a causa di leggi restrittive che garantiscono manodopera a basso costo che i padroni italiani possono sfruttare a piacimento.
Il razzismo si stronca se ci si rende conto che la crisi economica e la paura del futuro sono il prodotto di un sistema economico e sociale di cui siamo tutti vittime, italiani e stranieri senza distinzioni.
Il 28 dicembre, nono anniversario della strage del CPT “Vulpitta”, è una data tragicamente attuale perché ancora oggi queste strutture continuano a rappresentare concretamente la barbarie di un sistema che scatena quotidianamente la sua guerra contro la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani.
 
– Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;

– per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
– per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro ogni deriva securitaria;
 
– per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
– per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
– per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
– per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte;
– per la solidarietà internazionalista contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
 


25 APRILE, GIUSTIZIA E LIBERTÀ!
Aprile 23, 2008, 4:54 pm
Archiviato in: Antifascismo, Antirazzismo, Appelli, Documenti

Oggi più che mai, l’attualità della Resistenza antifascista e della celebrazione del 25 aprile – giornata della Liberazione – si impongono con forza all’attenzione di tutti.
Sono anni ormai che assistiamo a un arretramento sociale e culturale di tutto il paese, un arretramento che si declina nella deriva autoritaria delle politiche pubbliche, nel dilagare del razzismo diffuso e della violenza squadrista, nel crescere dell’intolleranza e dell’aperta ostilità nei confronti di tutto ciò che non rientra nei canoni della cosiddetta normalità imposti da chi gestisce il potere politico, economico e religioso.
Da vent’anni, buona parte della classe politica si è impegnata in una infame riscrizione della Storia a uso e consumo delle forze più oscurantiste e reazionarie del paese. I fascisti, camuffati e riciclati nei panni di una presunta rispettabilità istituzionale, hanno goduto di una legittimazione fornita proprio dal ceto politico di Centrosinistra in nome di un’improbabile revisione della storia italiana secondo la quale fascismo e antifascismo si equivalgono e, dunque, sarebbe necessaria una riconciliazione con cui dimenticare il passato.
Questo revisionismo storico e politico è stato l’ariete con cui sfondare il tessuto sociale dell’Italia colpendo di volta in volta l’identità di classe dei lavoratori e le radici democratiche del nostro vivere civile plasmando un paese omologato e prigioniero delle sue paure.
Gli attacchi ai diritti dei lavoratori, la precarizzazione strutturale del mercato del lavoro e lo sfruttamento che ne deriva hanno portato alla situazione attuale in cui infortuni e incidenti anche tragici sono sempre più frequenti e la capacità di reazione da parte dei lavoratori è stata gravemente mortificata. Inoltre, la condizione degli immigrati continua a essere segnata da precarietà e repressione, in una spirale infinita di assenza di diritti, ricatto della clandestinità e pesanti discriminazioni. La costante ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nel dibattito pubblico ha trovato una sponda efficace in proposte politiche sempre più orientate a una visione clericale e religiosa del vivere comune fino a mettere in discussione diritti che sembravano consolidati, come quello all’aborto e a una maternità libera e consapevole.
L’ossessione della sicurezza, coltivata per anni per distrarre l’opinione pubblica dalle vere emergenze del paese (disoccupazione, recessione economica, inquinamento, erosione dei diritti, controllo mafioso del territorio), si è concretizzata in politiche improntate alla repressione della diversità, della povertà e del dissenso: inseguendo gli istinti più irrazionali della società, sono stati diramati pacchetti-sicurezza anti-immigrati, sono state varate ordinanze amministrative antidemocratiche, sono stati compiuti rastrellamenti per colpire gli immigrati o i senza casa. Tutti provvedimenti che hanno finito col rendere l’Italia sempre più insicura e violenta, sempre meno democratica e solidale. D’altronde, viviamo in un paese in guerra (Afganistan, Libano, Kosovo) in cui la retorica militarista è tanto invasiva quanto la stessa militarizzazione del territorio, un paese in cui si spendono milioni di euro per armare l’esercito piuttosto che per costruire scuole e ospedali. In questo drammatico scenario, il ruolo degli organi di informazione, veri e propri megafoni dei poteri forti, continua a essere determinante nella distorsione della realtà, nell’allarmismo elevato al rango di normalità, nell’appiattimento culturale verso il basso.
Per tutti questi motivi la Resistenza continua e deve continuare. Perché riteniamo che senza passato non può esserci alcun futuro, ed è per questo che rivendichiamo la forte identità politica e antifascista del 25 aprile contro ogni strumentalizzazione e contro ogni tentativo di svuotare questa data dai suoi contenuti di libertà e giustizia sociale che appartengono al patrimonio civile e democratico di questo paese.
Invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni e tutti coloro che si riconoscono pienamente in questi valori di progresso e partecipazione a scendere in piazza a Trapani, il prossimo 25 aprile, per celebrare questa data nella consapevolezza che la lotta e la mobilitazione permanente per i diritti e la libertà sono i migliori antidoti per stroncare alla radice ogni fascismo, ogni razzismo, ogni ingiustizia.

Coordinamento per la Pace – Trapani
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28/29 dicembre – Contro la Fortezza Europa
Dicembre 24, 2007, 1:17 pm
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Volantini

A otto anni dalla strage del 28 dicembre 1999 in cui persero la vita sei immigrati, il Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani continua a esercitare la sua funzione di istituzione totale, anello terminale di una catena repressiva che ha negli immigrati il proprio obiettivo privilegiato.
Solo negli ultimi dodici mesi sono stati tanti gli episodi che hanno dimostrato il carattere oppressivo del CPT trapanese e la sua assoluta invivibilità: alla fine dello scorso anno, gli immigrati reclusi hanno portato avanti per alcuni giorni uno sciopero della fame contro le precarie condizioni di vita all’interno della struttura; a febbraio è stato appiccato un rogo durante una protesta; a luglio con una rocambolesca fuga di massa una decina di immigrati hanno riconquistato la libertà; a novembre un ragazzo di appena vent’anni ha cercato, senza riuscirvi, di scappare dalla detenzione nel CPT.
Tutto questo, perché essere considerato dalla legge un immigrato irregolare significa essere privato della libertà a causa di una normativa che nega la possibilità di costruire una vita e un futuro anche solo a partire dalla ricerca di un’occupazione. Molto meglio, per gli interessi padronali e di chi gestisce il mercato del lavoro, mantenere un serbatoio di persone ricattabili e sfruttabili attraverso la minaccia della reclusione nei CPT e la quotidiana precarietà di un’esistenza segnata da una clandestinità imposta per legge.
Perché se sei clandestino/a non esisti, e se non esisti non hai diritti.
Lo sanno bene, a Trapani e in provincia, i tanti padroni che sfruttano manodopera immigrata nei campi, nei cantieri, sui pescherecci o nelle case ad accudire anziani; lo sanno bene le mafie che gestiscono la tratta degli esseri umani, un affare di milioni di euro che non esisterebbe senza i dispositivi escludenti della Turco-Napolitano-Bossi-Fini.
Dunque, la spirale repressiva nei confronti degli immigrati non si è affatto arrestata: al contrario, essa si appoggia al razzismo sempre più diffuso in tutto il paese, un razzismo che viene scientificamente sostenuto dalle politiche xenofobe e securitarie volute dal governo Prodi per dare gli immigrati in pasto all’opinione pubblica come capri espiatori a cui addebitare tutti i mali della società italiana. Il pacchetto-sicurezza voluto dal ministro Amato e gli altri analoghi provvedimenti approvati dalla maggioranza di Centrosinistra rappresentano un’ulteriore stretta repressiva con cui vengono conferiti poteri speciali a sindaci e prefetti per espellere gli immigrati poveri e tutti i soggetti ritenuti discrezionalmente indesiderabili. Niente di diverso, a ben vedere, dalle odiose ordinanze razziste dei sindaci leghisti del Nord che tanto hanno fatto discutere ma che trovano piena legittimazione nella politica adottata a livello nazionale del governo di Centrosinistra.
Eppure, nonostante i dati statistici smentiscano categoricamente una relazione diretta tra reati commessi e presenza degli stranieri nel nostro paese, l’allarme sociale legato alla cosiddetta emergenza-criminalità continua a essere fomentato dagli organi di stampa con puntuali campagne che puntano il dito contro gli immigrati e che finiscono con l’alimentare pregiudizi e ostilità. In questo scenario inquietante, sembra che si vogliano occultare le vere emergenze che affliggono il paese e, in particolare, la Sicilia: mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, precarietà e disoccupazione, inquinamento, devastazione dei territori, mancanza di strutture per l’accoglienza vera dei lavoratori immigrati.
Trapani, frontiera di un’Europa sempre più chiusa e inaccessibile alle cui porte muoiono ogni anno centinaia di immigrati nel tentativo di raggiungere le nostre coste, è ben lontana dal potersi definire una città accogliente. Le recenti proteste autorganizzate dei richiedenti asilo trattenuti al centro di identificazione di Salinagrande, dimostrano che tutti i tentativi da parte delle autorità locali e nazionali di veicolare un’immagine positiva e rassicurante di questa struttura (gestita dalla stessa cooperativa che gestisce il CPT) si infrangono impietosamente nell’inefficienza e nell’inadeguatezza di un sistema che non riesce a garantire i diritti fondamentali di chi scappa dalle guerre e dalle persecuzioni e, più in generale, dalla miseria e dalla precarietà.
È per questo che l’abolizione della Bossi-Fini senza tornare alla Turco-Napolitano rimane – insieme alla chiusura del “Vulpitta” e di tutti i Centri di Permanenza Temporanea – un obiettivo essenziale della lotta per la libertà di circolazione e per l’uguaglianza sostanziale di ogni donna e ogni uomo, oltre ogni frontiera e contro ogni discriminazione.
Un obiettivo al quale non si può e non si deve rinunciare.
 
·   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;
·   per la chiusura del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
·   per la chiusura di tutti i CPT, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro  ogni deriva securitaria; 
·   per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
·   per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
·   per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
·   per l’autonomia dei movimenti e l’affermazione delle strutture di base e dell’associazionismo come luoghi propositivi di democrazia diretta e autorganizzazione delle lotte.

 
TRAPANI, 28 DICEMBRE 2007 
Via Segesta ore 15.00
PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.P.T. “SERRAINO VULPITTA”
 
TRAPANI, 29 DICEMBRE 2007
ore 17.00
Sala conferenze Palazzo della Vicaria – Via San Francesco d’Assisi 
 
Incontro pubblico su:
I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste
 
Presentazione del libro:
 
“MAMADOU VA A MORIRE – La strage dei clandestini nel Mediterraneo” 
di Gabriele Del Grande

 
Interverranno:
 
Gabriele Del Grande (fondatore di Fortress Europe)
 
Maria Pia Erice e Alberto La Via (Coordinamento per la Pace – Trapani).
 
 
COORDINAMENTO PER LA PACE – TRAPANI
 
coordinamentoperlapace@yahoo.it
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3-4 novembre 2007 – A Trapani contro la guerra
Ottobre 31, 2007, 1:29 pm
Archiviato in: Appelli, Comunicati, Documenti, Pace, Volantini

CONTRO TUTTE LE GUERRE

La realtà in cui viviamo è ormai un incubo totalitario a occhi aperti alimentato dalle stesse democrazie occidentali che cercano di tenere il mondo in pugno con il costante ricatto della guerra al terrorismo e della sicurezza globale. Di globale, invece, c’è solo la condizione di una società dominata dalla tragica normalità della guerra, e che sembra essersi assuefatta ai massacri e ai soprusi che ogni conflitto bellico porta con sé.
È ormai noto che gli interventi militari in Afghanistan e in Iraq – fortemente voluti dagli Stati Uniti d’America e dai loro alleati – si sono basati su menzogne e montature enormi. Osama Bin Laden, già fidato collaboratore degli USA per tutti gli anni ‘80, resta sempre lo spauracchio con cui giustificare questa strategia della tensione mondiale, mentre l’Iraq e l’Afghanistan sono paesi ormai devastati dopo anni di guerra incessante. Il Medioriente, la cui perenne destabilizzazione è funzionale agli interessi economici delle grandi potenze (Usa, Russia e Cina) per l’accaparramento delle risorse minerali ed energetiche, resta una polveriera sempre pronta ad esplodere in un gioco al massacro in cui solo gli innocenti pagano per tutti. In questa strategia, i fondamentalismi religiosi sono la miccia più utile per tenere alta la tensione attraverso precise politiche di intolleranza e terrorismo in tutti gli angoli del pianeta.

Il governo italiano continua a coltivare le sue velleità militariste confermando la propria sudditanza agli USA e dotandosi di risorse sempre più ingenti per soddisfare gli appetiti dell’industria militare.
A dispetto delle fuorvianti dichiarazioni del ministro Parisi, la finanziaria 2008 prodotta dal governo di Centrosinistra prevede un aumento per le spese militari di oltre l’11% rispetto all’anno precedente, ovvero, più di 2 miliardi di euro. Per quanto riguarda il bilancio della difesa, si registra una crescita di più di 700 milioni di euro, mentre nella legge finanziaria ci sono oltre 2 miliardi e 400 milioni in più destinati soprattutto agli armamenti. Una quantità di denaro pubblico impressionante che potrebbe essere impiegata per la sanità, l’istruzione, il diritto al lavoro, la tutela ambientale, lo sviluppo economico e che invece viene investita in vere e proprie fabbriche della morte come dimostrano i progetti di ampliamento della base militare Usa di Vicenza e l’imminente realizzazione dell’insediamento industriale di Cameri (Novara) in cui saranno costruiti i micidiali aerei F35. Anche le missioni all’estero costituiscono una voce di spesa inaccettabile dal momento che la finanziaria 2008 prevede un miliardo di euro per il finanziamento delle missioni militari italiane: tutti soldi spesi per operazioni che vengono millantate come missioni di pace ma che in realtà rappresentano l’impegno della casta politica e militare italiana nei teatri della guerra globale e permanente.
Ma non c’è solo la guerra che si combatte all’estero. Esiste anche un fronte interno della guerra che si traduce nella precarizzazione sempre più diffusa, nella disoccupazione cronica, nella mancanza di tutele sui luoghi di lavoro, nella discriminazione degli immigrati sancita per legge, nella guerra senza quartiere ai poveri e agli emarginati per soddisfare gli istinti più irrazionali prodotti da un allarme sociale creato a tavolino.
Eppure, in tutto il mondo c’è ancora voglia di opporre un netto rifiuto alle logiche di guerra e alla distruzione culturale e materiale che ogni guerra produce.

In Italia, il movimento pacifista ha ricominciato a far sentire la propria voce grazie all’impegno delle realtà di base e dei comitati popolari che si oppongono alle politiche belliciste in piena autonomia e indipendenza, rivendicando una gestione diversa e dal basso delle risorse pubbliche e dei territori.
Dunque, opporsi alla guerra significa squarciare il velo di ipocrisie e menzogne di cui tutti i governi si servono per giustificare attacchi militari o provvedimenti legislativi che ledono le libertà individuali e i diritti civili.
Il rifiuto della guerra passa anche attraverso l’obiezione individuale e collettiva delle carriere nelle forze armate e in tutte quelle attività legate a doppio filo con l’industria bellica o l’invasiva presenza di basi militari estere nel nostro paese che drenano enormi risorse e frenano lo sviluppo della collettività.
Scegliere la pace significa disertare il razzismo e l’intolleranza che fomentano l’odio necessario a individuare il nemico da combattere in chi parla una lingua diversa, crede in un’altra religione o, semplicemente, la pensa diversamente da noi.
Il 3 e 4 novembre torneremo in piazza, a Trapani, per sostenere le ragioni del pacifismo e dell’internazionalismo perché non esistono guerre giuste o necessarie, ma solo massacri collettivi voluti da chi si spartisce il mondo sulla pelle di tutti i popoli.
Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, agli studenti, ai lavoratori, alle associazioni e alle strutture di base affinché si uniscano a noi in una due giorni all’insegna dei valori della pace e della cooperazione, della solidarietà e della giustizia sociale, contro la cultura della morte e della sopraffazione affinché anche da Trapani si levi alta la voce di chi non vuole rassegnarsi alla normalità della guerra.

Coordinamento per la Pace – Trapani

Sabato 3 novembre dalle ore 16
P.zza Vittorio Veneto
Presidio contro la guerra – Controinformazione, spazi espositivi a cura delle associazioni

Domenica 4 novembre dalle ore 20 
Via Menandro, 1 c/o sede Cobas
“IV novembre, niente da festeggiare” – Proiezioni di video autoprodotti sulle guerre di ieri e di oggi