Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio
Si vede dall’autostrada, appena usciti da Trapani. Ed è la prima cosa che si presenta agli occhi di chi arriva. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo di no. Quella struttura agghiacciante circondata da grate gialle e che assomiglia a un carcere di massima sicurezza dovrebbe essere il nuovo Centro di identificazione ed espulsione di Trapani. Per il nuovo lager decine di alberi che costeggiavano l’autostrada sono stati abbattuti per non ostruire la visuale di chi sorveglierà i trattenuti. La struttura è isolata, collegata alla strada statale solo da un sentiero. A pochi passi, la caserma dei Vigili del Fuoco. Un po’ più in là, la stazione dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Prende corpo, mattone su mattone, il vecchio progetto di cui si parlava già da alcuni anni: il nuovo campo di internamento di contrada Milo, all’estrema periferia di Trapani, lontano da occhi indiscreti, più grande (più di cento posti) e più moderno. Niente a che vedere con il “Serraino Vulpitta”, un’ex casa di riposo per anziani adattata a centro di detenzione per immigrati. Troppo interno alla città, il “Vulpitta”, troppo difficile da gestire in caso di rivolte e proteste, così frequenti e drammatiche.
Il Ministero dell’Interno alza la posta ed erige un nuovo monumento al razzismo di stato. Torna a farlo a Trapani, dove può contare su una classe politica indifferente e complice che, nel migliore dei casi, ha voltato lo sguardo altrove. Nel frattempo, i poteri forti ringraziano, perché l’immigrazione è sempre un business e un centro di detenzione è un ottimo affare per chi lo costruisce e per chi lo gestirà.
Tutti coloro che, a ogni livello, stanno perpetrando questo scempio si rendono responsabili sin da ora delle infinite sofferenze dell’umanità che sarà rinchiusa in quel perimetro. Un’umanità che ha già dimostrato e ogni giorno dimostra, ovunque, di saper lottare strenuamente per ciò che di più prezioso abbiamo tutti: la libertà.
Coordinamento per la Pace – Trapani
17/11/2009
coordinamentoperlapace@yahoo.it
Archiviato in: Antifascismo, Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Pace, Territorio, Volantini
S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.
Il Coordinamento per la Pace
coordinamentoperlapace@yahoo.it
Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa
***
Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.
Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.
PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE
PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T.

Esprimiamo la nostra solidarietà agli immigrati detenuti nel Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani che questo pomeriggio hanno dato vita a una vibrata protesta per rivendicare migliori condizioni di vita e, soprattutto, libertà.
Questa rivolta – l’ennesima, all’interno del campo di internamento trapanese – si inserisce a pieno titolo nel lungo elenco di proteste scoppiate negli ultimi mesi in moltissimi centri di detenzione in tutta Italia: da Torino a Milano, da Gradisca d’Isonzo a Bari, da Modena a Lamezia Terme a Roma, gli immigrati hanno dimostrato una crescente consapevolezza e un’irriducibile volontà di lottare contro il pacchetto sicurezza, l’allungamento della permanenza nei centri fino a 6 mesi, il razzismo di stato. Così come in altri centri, gli immigrati rinchiusi a Trapani questa volta sono saliti sul tetto della struttura: per farsi vedere, per uscire dall’invisibilità in cui le autorità vorrebbero relegarli.
In un territorio in cui si blatera di integrazione solo mentre ci si ingozza di cuscus, l’ultima rivolta nel “Serraino Vulpitta” riporta concretamente alla brutale realtà: questa è una città di frontiera segnata dalla vergognosa presenza di un centro di detenzione per immigrati, un posto dove i dannati della Terra vengono rinchiusi solo perché non hanno le carte in regola.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
08/10/2009
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio

Non è la prima volta che la natura invita alla riflessione, tanto più quando si tratta di catastrofi o eventi estremi che mettono a dura prova gli uomini e le comunità.
I paurosi allagamenti che hanno colpito Trapani dopo qualche ora di pioggia stanno a dimostrare che lo sviluppo di una città e la credibilità di chi pretende di governarla non hanno niente a che fare con la propaganda a base di grandi eventi, notti bianche, cancelli ai monumenti e ordinanze antidemocratiche.
Una città degna di questo nome dovrebbe contare su ben altri requisiti. A cominciare dai servizi, dalla manutenzione delle infrastrutture essenziali (come, in questo caso, di tombini e caditoie), dalla vivibilità quotidiana garantita a ogni cittadino. Eppure, lo stato di abbandono in cui si sono ritrovati i trapanesi del rione Cappuccinelli dimostra che ci sono quartieri che non godono della stessa maniacale attenzione riservata al salotto buono della città-cartolina.
Infine, sembrerebbe che – grazie al blackout di quelle ore – alcuni immigrati reclusi nel Centro di detenzione “Serraino Vulpitta” ne abbiano approfittato per riprendersi libertà e dignità.
Come a dire che qualunque calamità naturale è preferibile alla detenzione in un campo di internamento.
Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
17/09/2009
Dopo la “risoluzione” del delitto Rostagno, ci pare utile esprimere alcune riflessioni su una vicenda che – a detta degli stessi inquirenti – continua a presentare diverse ed essenziali zone d’ombra.
A vent’anni dal delitto, una perizia balistica – che non era mai stata fatta prima – ha spianato la strada all’incriminazione di due fra i più importanti personaggi della mafia trapanese, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, entrambi – per altro – già condannati all’ergastolo e già in carcere per altri reati e altri omicidi di natura mafiosa. Pare che Mauro Rostagno sia stato ucciso da tre sicari, ma due di loro restano ignoti.
Da parte sua, il pm Ingroia è tornato a ribadire ciò che aveva dichiarato lo scorso settembre a Trapani, ovvero che la morte di Rostagno è stata decisa perché il giornalista torinese aveva colpito un crocevia di interessi espressione di un grumo di potere criminale fatto di mafia, massoneria, politica deviata e servizi segreti deviati. Ma al di là di queste valutazioni, che da vent’anni sono patrimonio comune e consolidato dell’opinione pubblica, Antonio Ingroia non dice – e non può dire – nulla di più.
Qualcuno potrà rallegrarsi – a buon diritto – per questi ordini di “cattura”, sostenendo che giustizia è fatta, seppur tardivamente.
Ma resta fortissima la sensazione che sia stato ufficialmente scoperto ciò che si sapeva già, e che il nocciolo della questione sia ancora avvolto da un buio impenetrabile. Lo stesso buio che ha inghiottito la verità sulle stragi di stato (da piazza Fontana a Ustica e altre ancora) o su tanti altri delitti che compromettono seriamente la credibilità delle istituzioni di questo paese.
Coordinamento per la Pace – Trapani
