Coordinamento per la Pace – Trapani


SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI TRAPANESI IN LOTTA
febbraio 1, 2010, 3:51 pm
Archiviato in: Comunicati, Lavoro, Territorio, Volantini

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli operatori del call-center Multimedia Planet che hanno deciso di occupare i locali dove fino a qualche giorno prima lavoravano in cambio di un salario che era appena sufficiente a non farli crollare sotto la soglia di povertà. Questi lavoratori sono stati sacrificati sull’altare del profitto: dopo essere stati vessati, umiliati e messi in competizione gli uni contro gli altri da un padronato indecente e arraffone, adesso si ritrovano a lottare per non precipitare nella disoccupazione. Questa vicenda – che ha giustamente sollevato l’attenzione dell’opinione pubblica cittadina – fa il paio con la lotta dei portuali della SCS, anche loro vittime degli interessi padronali, schiacciati dal meccanismo spietato del capitalismo, coinvolti in rappresaglie aziendali e impietose guerre tra poveri. In un territorio come quello trapanese, già martoriato da decenni di incontrastato abbandono economico e morale, la perdita di così tanti posti di lavoro non può essere tollerata.
Queste mobilitazioni saranno tanto più efficaci quanto più i lavoratori prenderanno coscienza delle loro potenzialità, della loro capacità di autorganizzarsi e non dividersi in una lotta che serva non solo alla riconquista del posto di lavoro, ma anche a una necessaria messa in discussione di questo sistema insostenibile, fondato sullo sfruttamento e la mortificazione della dignità.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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IL SONNO DELLA RAGIONE
gennaio 26, 2010, 11:36 pm
Archiviato in: Antifascismo, Antirazzismo, Comunicati, No C.P.T., Pace

Anche quest’anno viene celebrato il Giorno della Memoria per ricordare l’immane tragedia del popolo ebraico e di tutte le minoranze che furono perseguitate e sterminate dall’infame regime nazista con la complicità, nel caso dell’Italia, del regime fascista. Prima gli attacchi fisici, poi le leggi razziali, le retate e le deportazioni, infine l’internamento e l’eliminazione. Il razzismo era diventato legge dello stato mentre l’odio per i soggetti ritenuti “diversi” aveva affondato solide radici nella società.

Oggi, l’Italia che celebra l’Olocausto nelle commemorazioni rituali, è un paese in cui a Rosarno, solo poche settimane fa, centinaia di immigrati africani sono stati attaccati dallo squadrismo mafioso (che li schiavizza quotidianamente) per poi essere rastrellati e deportati dalle forze dell’ordine. L’Italia che oggi condanna il razzismo per bocca dei suoi rappresentanti istituzionali è lo stesso paese in cui vige una legge razzista che rende impossibile la vita agli immigrati e prevede il loro internamento nei centri di identificazione ed espulsione. L’Italia che oggi si appresta a condannare il totalitarismo è lo stesso paese in cui vengono applicate norme che limitano drasticamente la libertà e i diritti dei cittadini, soprattutto se stranieri.

La lezione del passato è servita a poco. Se il sonno della ragione genera mostri, il nostro dovere è quello di tenere sveglie le coscienze e lottare contro i vecchi e i nuovi razzismi che ancora oggi mortificano la nostra società.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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26/01/2010



28 dicembre 1999 – 28 dicembre 2009

Dieci anni fa si consumava a Trapani la strage dell’allora Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta”. In seguito a una rivolta, sei immigrati detenuti nella struttura morirono a causa di un incendio divampato nella camerata in cui erano stati rinchiusi.
Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nassim – questi i loro nomi – persero la vita in un estremo tentativo di riprendersi la libertà che gli era stata negata.
Fin da subito apparvero evidenti le carenze strutturali del CPT “Vulpitta, un’ex casa di riposo per anziani adibita a campo di internamento per immigrati.
Dopo quei tragici fatti, anche grazie alla spinta degli antirazzisti trapanesi e di tutta la Sicilia che mantennero alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, fu istruito un processo che vide alla sbarra l’allora prefetto di Trapani Leonardo Cerenzìa, imputato – in qualità di responsabile amministrativo della struttura – di omissione di atti d’ufficio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, omessa cautela. Da quel procedimento emersero elementi di negligenza e omissioni che dimostravano la generale inadeguatezza di chi – a tutti i livelli – gestiva il CPT. Nell’aprile 2004, nel solco della peggiore tradizione delle stragi impunite di questo paese, Cerenzìa fu assolto da tutti i capi d’accusa e la sentenza fu confermata, un anno dopo, in appello. Nessun colpevole, dunque, tranne l’immigrato che materialmente appiccò l’incendio.

In questi dieci anni, la storia del CPT “Serraino Vulpitta” è stata continuamente scandita da episodi simili. Decine e decine di rivolte, di tentativi di fuga, di evasioni più o meno riuscite, di atti di autolesionismo, di tentati suicidi, di scioperi della fame, di proteste individuali e collettive. Per non parlare poi delle denunce degli immigrati che, in più occasioni, hanno puntato il dito contro l’invivibilità della struttura e le violenze delle forze dell’ordine deputate alla sorveglianza dei trattenuti.
Una storia, quella del “Serraino Vulpitta” in tutto simile a quella degli altri Centri di detenzione per immigrati sparsi per l’Italia. Galere etniche in cui le persone vengono rinchiuse solo perché classificate dalla legge come “irregolari” o “clandestine”.

A dieci anni dal rogo del “Vulpitta” – il primo Centro istituito in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 – il livello della repressione nei confronti degli immigrati in Italia è addirittura peggiorato.
Governi di centrodestra e di centrosinistra hanno garantito una sostanziale continuità nelle normative sull’immigrazione, sempre finalizzate a rendere difficilissimo l’ottenimento del permesso di soggiorno e a creare un’enorme massa di manodopera a basso costo esposta al ricatto della clandestinità, delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.
Negli ultimi dieci anni le campagne di criminalizzazione promosse dalla classe dirigente nei confronti degli immigrati hanno spianato la strada a un razzismo diffuso, a un’aperta ostilità contro gli stranieri, accusati di essere gli artefici di tutti i mali della nostra società. Il cosiddetto pacchetto-sicurezza è, nell’ordine, l’ultimo atto di una politica fondata sulla paura e l’autoritarismo, improntata al restringimento delle libertà civili (come i divieti a manifestare o a vivere liberamente gli spazi urbani) in nome della “sicurezza” o, peggio, di un presunto “decoro”.
La legge Bossi-Fini sull’immigrazione è stata ulteriormente inasprita dalle norme contenute nel pacchetto-sicurezza in cui si dispone la costruzione di nuovi Centri di detenzione per immigrati, il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, il carattere penale del reato di clandestinità, il respingimento in mare dei migranti.
A Trapani, città di frontiera già segnata dalla presenza del “Vulpitta”, è in fase avanzata di costruzione un nuovo e più grande Centro di identificazione ed espulsione in contrada Milo, all’estrema periferia della città, un nuovo lugubre monumento al razzismo di stato.

Negli ultimi dieci anni la migliore resistenza al razzismo è stata offerta proprio dagli immigrati, dalla loro autorganizzazione, dalla loro capacità di mobilitarsi per difendere i loro diritti. Le stesse rivolte, sempre frequenti in tutti i Centri di detenzione d’Italia (da Trapani a Caltanissetta, da Milano a Roma, da Modena a Bari, da Lampedusa a Gradisca d’Isonzo), sono la testimonianza più drammatica di quanto sia insostenibile la privazione della libertà quando si viene incriminati non per ciò che si fa ma per ciò che si è.
Nel decimo anniversario della strage del “Serraino Vulpitta”, il ricordo di quei fatti non può prescindere da una rinnovata opposizione all’esistenza di queste strutture e dal rifiuto netto di qualunque discriminazione e di ogni razzismo.
Non ci arrenderemo mai all’idea di vivere in un paese razzista, un paese in cui la libertà e i diritti vengono oltraggiati dall’arroganza del potere.
Non ci arrenderemo mai alla tentazione di considerare luoghi come il “Serraino Vulpitta” necessari o “normali”.

–   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei CPT, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri.
–   Per la chiusura del Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta” e contro l’apertura del nuovo CIE di contrada Milo.
–   Per la chiusura di tutti i CIE (ex CPT), per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e del pacchetto-sicurezza.
–   Per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno.
–   Per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
–   Per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non.
–   Per l’autonomia dei movimenti e l’autorganizzazione delle lotte.
–   Per la solidarietà e la giustizia sociale, contro ogni razzismo.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Associazione “Amici del Terzo Mondo” – Marsala
Ass. Italia-Tunisia
Ass. Senza Sponde
Ass. Un legale per tutti
CGIL – Trapani
Chiesa Valdese di Trapani e Marsala
Coordinamento Anarchico Palermitano
Federazione Anarchica Siciliana
Federazione Siciliana FdCA
Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Movimento “Per Erice che vogliamo”
Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “M. Rostagno” Trapani
Sinistra Ecologia e Libertà – Trapani
Un’Altra Storia – Trapani

Domenica 27 dicembre – volantinaggio informativo lungo via G.B. Fardella a partire dalle ore 18

Lunedì 28 dicembre – ore 15,30 presidio antirazzista davanti il Centro di Identificazione ed Espulsione “Serraino Vulpitta”

Lunedì 28 dicembre – ore 18 c/o Cine Teatro Don Bosco di via Marino Torre, n. 15 proiezione e assemblea cittadina




Trapani, una città in gabbia – Comunicato
novembre 17, 2009, 4:10 pm
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T., Territorio

Si vede dall’autostrada, appena usciti da Trapani. Ed è la prima cosa che si presenta agli occhi di chi arriva. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo di no. Quella struttura agghiacciante circondata da grate gialle e che assomiglia a un carcere di massima sicurezza dovrebbe essere il nuovo Centro di identificazione ed espulsione di Trapani. Per il nuovo lager decine di alberi che costeggiavano l’autostrada sono stati abbattuti per non ostruire la visuale di chi sorveglierà i trattenuti. La struttura è isolata, collegata alla strada statale solo da un sentiero. A pochi passi, la caserma dei Vigili del Fuoco. Un po’ più in là, la stazione dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Prende corpo, mattone su mattone, il vecchio progetto di cui si parlava già da alcuni anni: il nuovo campo di internamento di contrada Milo, all’estrema periferia di Trapani, lontano da occhi indiscreti, più grande (più di cento posti) e più moderno. Niente a che vedere con il “Serraino Vulpitta”, un’ex casa di riposo per anziani adattata a centro di detenzione per immigrati. Troppo interno alla città, il “Vulpitta”, troppo difficile da gestire in caso di rivolte e proteste, così frequenti e drammatiche.

Il Ministero dell’Interno alza la posta ed erige un nuovo monumento al razzismo di stato. Torna a farlo a Trapani, dove può contare su una classe politica indifferente e complice che, nel migliore dei casi, ha voltato lo sguardo altrove. Nel frattempo, i poteri forti ringraziano, perché l’immigrazione è sempre un business e un centro di detenzione è un ottimo affare per chi lo costruisce e per chi lo gestirà.
Tutti coloro che, a ogni livello, stanno perpetrando questo scempio si rendono responsabili sin da ora delle infinite sofferenze dell’umanità che sarà rinchiusa in quel perimetro. Un’umanità che ha già dimostrato e ogni giorno dimostra, ovunque, di saper lottare strenuamente per ciò che di più prezioso abbiamo tutti: la libertà.

Coordinamento per la Pace – Trapani

17/11/2009

coordinamentoperlapace@yahoo.it



14 novembre – In piazza contro il razzismo e l’autoritarismo

S abato 14 novembre a partire dalle 17, il Coordinamento per la Pace di Trapani organizza un presidio informativo contro il pacchetto-sicurezza, le leggi razziste e l’autoritarismo nel nostro paese.
Riteniamo che in questi tempi terribili in cui viviamo, scanditi dall’indifferenza e dal generale arretramento sociale e culturale della società italiana, sia necessario rilanciare le mobilitazioni e l’impegno per recuperare gli spazi di libertà e di civiltà che vengono quotidianamente erosi dalla classe dirigente del paese.
Anche Trapani è stata investita negli ultimi anni da politiche improntate al restringimento dell’agibilità sociale e democratica.
Ed è per questo che saremo in piazza: per manifestare contro il dilagare dell’autoritarismo.
Facciamo appello ai sinceri democratici e tutte le persone cui sta a cuore la libertà, a partecipare al presidio di sabato 14.

Il Coordinamento per la Pace

coordinamentoperlapace@yahoo.it

Di seguito, il documento di indizione dell’iniziativa

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Nella fase di profonda crisi economica e sociale in cui viviamo, chi governa individua nelle persone più deboli i capri espiatori su cui scaricare la frustrazione di un intero corpo sociale.
Il cosiddetto pacchetto-sicurezza racchiude in sé tutta la carica illiberale e autoritaria di una classe dirigente che da diversi anni ha deciso di governare con la paura. In particolare, l’accanimento repressivo nei confronti degli immigrati ha fatto un salto di qualità inaudito.
Con i respingimenti in mare il governo italiano manda a morire donne e uomini che intraprendono il viaggio della vita, nella speranza di costruirsi un futuro lontano da guerre, persecuzioni o – più semplicemente – dalla più assoluta povertà.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, è stato sancito un diritto speciale rivolto ai soli immigrati, criminalizzati non per ciò che fanno ma per ciò che sono.
Con l’aumento del periodo di internamento da due a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione, è stato rilanciato il ruolo di queste strutture detentive per immigrati come il “Serraino Vulpitta” di Trapani, dove proprio dieci anni fa morirono sei persone durante un tentativo di fuga.
Questa democrazia blindata – costruita sul rancore per chi è povero, per chi è straniero, per chi non è omologato al pensiero dominante – si traduce nell’applicazione di provvedimenti che restringono paurosamente l’agibilità democratica nelle nostre città. Tutto è vietato nelle città plasmate dalla paura: manifestare, fare un volantinaggio, chiedere l’elemosina, vendere accendini a un semaforo, o anche solo mangiare qualcosa per strada o appisolarsi su una panchina. E tutto questo in nome della “sicurezza” o, peggio, del “decoro”.

Noi pensiamo che una società veramente sicura e decorosa è quella libera dal bisogno, una società in cui è possibile vivere pienamente nel rispetto dei diritti fondamentali, una società che valorizza la libertà e la solidarietà senza rinchiudersi negli steccati della paura.
È necessario ricostruire reti di aiuto reciproco, è necessario opporsi all’arroganza del potere, bisogna resistere a questo nuovo buio della storia prima che sia troppo tardi.

CONTRO IL PACCHETTO-SICUREZZA

PER LA CHIUSURA DEL “SERRAINO VULPITTA” E DI TUTTI I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE

ED ESPULSIONE PER IMMIGRATI

CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE

PER LA LIBERTÀ E LA SOLIDARIETÀ FRA TUTTE/I

TRAPANI, P.zza VITTORIO VENETO
SABATO 14 NOVEMBRE, dalle ore 17

Coordinamento per la Pace – Trapani


Rivolta nel CIE “Serraino Vulpitta”
ottobre 8, 2009, 9:39 pm
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T.

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Esprimiamo la nostra solidarietà agli immigrati detenuti nel Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta” di Trapani che questo pomeriggio hanno dato vita a una vibrata protesta per rivendicare migliori condizioni di vita e, soprattutto, libertà.
Questa rivolta – l’ennesima, all’interno del campo di internamento trapanese – si inserisce a pieno titolo nel lungo elenco di proteste scoppiate negli ultimi mesi in moltissimi centri di detenzione in tutta Italia: da Torino a Milano, da Gradisca d’Isonzo a Bari, da Modena a Lamezia Terme a Roma, gli immigrati hanno dimostrato una crescente consapevolezza e un’irriducibile volontà di lottare contro il pacchetto sicurezza, l’allungamento della permanenza nei centri fino a 6 mesi, il razzismo di stato. Così come in altri centri, gli immigrati rinchiusi a Trapani questa volta sono saliti sul tetto della struttura: per farsi vedere, per uscire dall’invisibilità in cui le autorità vorrebbero relegarli.
In un territorio in cui si blatera di integrazione solo mentre ci si ingozza di cuscus, l’ultima rivolta nel “Serraino Vulpitta” riporta concretamente alla brutale realtà: questa è una città di frontiera segnata dalla vergognosa presenza di un centro di detenzione per immigrati, un posto dove i dannati della Terra vengono rinchiusi solo perché non hanno le carte in regola.

Coordinamento per la Pace – Trapani

coordinamentoperlapace@yahoo.it

08/10/2009