Coordinamento per la Pace - Trapani


VERSO IL PROCESSO PER IL DELITTO ROSTAGNO
Giugno 17, 2008, 11:42 am
Archiviato in: Antimafia, Ciao Mauro, Comunicati, Territorio

Apprendiamo con viva soddisfazione dalla stampa nazionale (Liberazione 14/06/2008; Diario n. 10/2008 ) che nei prossimi mesi gli assassini di Mauro Rostagno saranno chiamati a difendersi di fronte alla Corte di Assise di Trapani. Il pm Ingroia avrebbe infatti individuato nel boss Vincenzo Virga e nel suo gruppo di fuoco gli esecutori dell’omicidio di Mauro Rostagno, assassinato il 26 settembre 1988, vent’anni fa.
La svolta nelle indagini, avvenuta pochi mesi orsono, ha fatto seguito a un’ultima proroga prima che il caso venisse archiviato. Grazie a sofisticate tecnologie e a un accurato confronto di prove e dati, la perizia balistica ha portato al riconoscimento dell’arma che sparò a Rostagno, un’arma riconducibile a Cosa nostra trapanese.
Dopo venti lunghissimi anni, lo stato avrebbe dunque scoperto ciò che politicamente e moralmente si sapeva da sempre: Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia, dalla sua organizzazione o – comunque – dalla complessa convergenza degli interessi incrociati di mafia e politica che forse in nessun posto come a Trapani sono sempre stati in grado – e lo sono tuttora – di disegnare capillarmente la fisionomia sociale ed economica di questo territorio.
Come abbiamo sempre sottolineato, l’attività giornalistica di Mauro Rostagno costituiva un intollerabile intralcio al dispiegarsi dei loschi affari delle cosche e dei potentati politici perché squarciava il velo dell’omertà e denunciava puntualmente e con implacabile sarcasmo le miserie di una classe dirigente inetta e collusa che plasmava la città a sua immagine e somiglianza.
Non è stato casuale, quindi, che in questi lunghissimi venti anni sia stato detto tutto e il contrario di tutto sull’omicidio Rostagno, fino a ipotizzare le piste più infamanti e improbabili pur di minimizzare il delitto e sganciarlo dal contesto sociopolitico in cui era maturato.
Il fatto che oggi, con significativo ritardo, venga data la possibilità di portare alla sbarra i presunti responsabili di questo atroce omicidio non solleva in alcun modo dalle loro responsabilità tutti coloro i quali – a ogni livello – hanno cercato di mettere una pietra sopra la vicenda rallentando il percorso verso la soluzione di un caso ipocritamente spacciato come anomalo o misterioso.
Resta valida, al di là dell’auspicio che venga fatta giustizia, la nostra consapevolezza che Mauro Rostagno è morto ammazzato per la sua libertà di pensiero e di espressione, una libertà messa in pratica attraverso un giornalismo d’inchiesta autonomo e coraggioso, fatto per la gente e insieme alla gente, sganciato da ogni strumentalizzazione e, per questo, osteggiato dai poteri forti.
Noi riteniamo che la lotta alla mafia debba declinarsi in primo luogo in una pratica sociale diffusa e condivisa da tutti i cittadini in prima persona perché la mafia prospera nell’omertà, nelle ingiustizie, nel ricatto del bisogno, nell’indifferenza. Proprio per questo siamo fermamente convinti che le lotte per i diritti, per la giustizia sociale, per una società solidale, per la libertà e la trasparenza dell’informazione siano lo strumento più utile e coerente per liberare questa terra martoriata dal dominio della mafia e del malaffare.

Coordinamento per la Pace – Trapani

17/06/2008

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25 APRILE, GIUSTIZIA E LIBERTÀ!
Aprile 23, 2008, 4:54 pm
Archiviato in: Antifascismo, Antimafia, Antirazzismo, Appelli, Documenti, Pace

Oggi più che mai, l’attualità della Resistenza antifascista e della celebrazione del 25 aprile - giornata della Liberazione - si impongono con forza all’attenzione di tutti.
Sono anni ormai che assistiamo a un arretramento sociale e culturale di tutto il paese, un arretramento che si declina nella deriva autoritaria delle politiche pubbliche, nel dilagare del razzismo diffuso e della violenza squadrista, nel crescere dell’intolleranza e dell’aperta ostilità nei confronti di tutto ciò che non rientra nei canoni della cosiddetta normalità imposti da chi gestisce il potere politico, economico e religioso.
Da vent’anni, buona parte della classe politica si è impegnata in una infame riscrizione della Storia a uso e consumo delle forze più oscurantiste e reazionarie del paese. I fascisti, camuffati e riciclati nei panni di una presunta rispettabilità istituzionale, hanno goduto di una legittimazione fornita proprio dal ceto politico di Centrosinistra in nome di un’improbabile revisione della storia italiana secondo la quale fascismo e antifascismo si equivalgono e, dunque, sarebbe necessaria una riconciliazione con cui dimenticare il passato.
Questo revisionismo storico e politico è stato l’ariete con cui sfondare il tessuto sociale dell’Italia colpendo di volta in volta l’identità di classe dei lavoratori e le radici democratiche del nostro vivere civile plasmando un paese omologato e prigioniero delle sue paure.
Gli attacchi ai diritti dei lavoratori, la precarizzazione strutturale del mercato del lavoro e lo sfruttamento che ne deriva hanno portato alla situazione attuale in cui infortuni e incidenti anche tragici sono sempre più frequenti e la capacità di reazione da parte dei lavoratori è stata gravemente mortificata. Inoltre, la condizione degli immigrati continua a essere segnata da precarietà e repressione, in una spirale infinita di assenza di diritti, ricatto della clandestinità e pesanti discriminazioni. La costante ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nel dibattito pubblico ha trovato una sponda efficace in proposte politiche sempre più orientate a una visione clericale e religiosa del vivere comune fino a mettere in discussione diritti che sembravano consolidati, come quello all’aborto e a una maternità libera e consapevole.
L’ossessione della sicurezza, coltivata per anni per distrarre l’opinione pubblica dalle vere emergenze del paese (disoccupazione, recessione economica, inquinamento, erosione dei diritti, controllo mafioso del territorio), si è concretizzata in politiche improntate alla repressione della diversità, della povertà e del dissenso: inseguendo gli istinti più irrazionali della società, sono stati diramati pacchetti-sicurezza anti-immigrati, sono state varate ordinanze amministrative antidemocratiche, sono stati compiuti rastrellamenti per colpire gli immigrati o i senza casa. Tutti provvedimenti che hanno finito col rendere l’Italia sempre più insicura e violenta, sempre meno democratica e solidale. D’altronde, viviamo in un paese in guerra (Afganistan, Libano, Kosovo) in cui la retorica militarista è tanto invasiva quanto la stessa militarizzazione del territorio, un paese in cui si spendono milioni di euro per armare l’esercito piuttosto che per costruire scuole e ospedali. In questo drammatico scenario, il ruolo degli organi di informazione, veri e propri megafoni dei poteri forti, continua a essere determinante nella distorsione della realtà, nell’allarmismo elevato al rango di normalità, nell’appiattimento culturale verso il basso.
Per tutti questi motivi la Resistenza continua e deve continuare. Perché riteniamo che senza passato non può esserci alcun futuro, ed è per questo che rivendichiamo la forte identità politica e antifascista del 25 aprile contro ogni strumentalizzazione e contro ogni tentativo di svuotare questa data dai suoi contenuti di libertà e giustizia sociale che appartengono al patrimonio civile e democratico di questo paese.
Invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni e tutti coloro che si riconoscono pienamente in questi valori di progresso e partecipazione a scendere in piazza a Trapani, il prossimo 25 aprile, per celebrare questa data nella consapevolezza che la lotta e la mobilitazione permanente per i diritti e la libertà sono i migliori antidoti per stroncare alla radice ogni fascismo, ogni razzismo, ogni ingiustizia.

Coordinamento per la Pace - Trapani
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8 MARZO, PER LA LIBERTÀ DI TUTTE/I
Marzo 8, 2008, 5:44 pm
Archiviato in: Comunicati, Documenti, Donne

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Impariamo sin da piccoli che ogni parola ha un “genere”.
Ci insegnano che alcune parole sono “femminili”, altre “maschili” e le leggiamo, le pronunciamo, le ascoltiamo. Perché ci sono parole “femminili” che ci accompagnano per una vita intera e che ci possono insegnare e raccontare vite diverse vissute in luoghi diversi.
Perché “donna” è un termine che racchiude in sé dolori e conquiste, corpi e idee.
L’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, ci chiede di fermarci per un momento, di riflettere, di ricordare conquiste sociali e politiche e di difenderle contro ogni ingerenza esterna, contro ogni violenza.
Perché il silenzio e la sopportazione, da sempre imposti da una concezione patriarcale tutta votata alla sottomissione della donna, non fanno altro che produrre repressione e “non vita”.
Basta scorrere le fredde statistiche (dati Istat) per capire quanto grave sia la guerra quotidiana scatenata contro le donne. Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita e la maggior parte di queste violenze (come il 69,7% degli stupri) arrivano dal partner o dall’ambito familiare, con buona pace di chi preferirebbe addossare ogni colpa a stranieri e immigrati. Ma il silenzio e la vergogna continuano a uccidere dentro, giorno dopo giorno, dal momento che – dati alla mano – il 90% dei casi di violenza non è mai stato denunciato. E che di guerra si tratta lo dimostra il fatto che la prima causa di morte delle donne dai 14 ai 44 anni è la violenza subita da un uomo.
Culturalmente e politicamente, la pretesa dei maschi di dominare la donna è sempre passata dalla volontà di controllarne la sessualità, definendo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, considerandola oggetto del piacere sessuale maschile, schiava per la riproduzione, serva per il focolare.

Ancora oggi, gli attacchi all’autodeterminazione delle donne passano attraverso la delegittimazione del diritto alla maternità consapevole e felice, con un accanimento generalizzato che – periodicamente – torna a colpire il diritto di aborto con una vergognosa criminalizzazione delle donne. Alla testa di queste nuove crociate contro le donne e la libertà, si pongono gli oscuri interpreti di un medioevo duro a morire: preti e reazionari, padroni e moralisti sempre pronti a ficcare il naso nel pancione come tra le lenzuola, pontificando dai pulpiti e dalle tribune politiche.
Gli inaccettabili attacchi alla Legge 194, la mercificazione del corpo femminile, la discriminazione delle donne nella società o nell’accesso alle risorse sono tutte espressioni di una volontà maschilista con cui mortificare ogni donna. E fin quando non si comprenderà che la libertà delle donne è – nella sua essenza – la libertà di tutte/i, allora non sarà possibile raggiungere una vera emancipazione non solo femminile, ma di tutta quanta la società.
Ci sono parole “femminili” che parlano di donne e delle loro vite: “libertà”, “lotta”, “scelta”. Sono parole dalle quali ripartire, donne e uomini insieme, nel rispetto reciproco e contro ogni sopraffazione. L’8 marzo significa questo, prima di tutto.

Coordinamento per la Pace – Trapani

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28/29 dicembre 2007 - Resoconto delle iniziative
Dicembre 31, 2007, 5:00 pm
Archiviato in: Antirazzismo, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, No C.P.T.
Anche quest’anno, in occasione dell’ottavo anniversario della strage nel Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta”, abbiamo organizzato una due giorni di iniziative per ricordare tutte le vittime dell’immigrazione e delle frontiere e rinnovare l’impegno e la lotta contro tutte le leggi razziste e per la chiusura di tutti i CPT.
Venerdi 28 dicembre, anniversario del tragico rogo in cui persero la vita Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim in seguito a un tentativo di fuga, militanti antirazzisti e cittadini solidali provenienti da Trapani, dalla provincia e da Palermo hanno tenuto un presidio di circa tre ore davanti il CPT “Vulpitta” per esprimere la propria vicinanza e solidarietà agli immigrati reclusi. Per tutto il pomeriggio, un piccolo ma potente sound-system ha sparato musica che i migranti hanno dimostrato di apprezzare salutandoci e applaudendo.
In seguito, gli antirazzisti hanno dialogato con i reclusi che hanno fornito il solito quadro desolante delle condizioni di vita all’interno del CPT: scarsa qualità del cibo somministrato, inadeguatezza e mancanza di riscaldamento degli ambienti e dell’acqua corrente. E poi, storie personali che danno la misura precisa del dramma vissuto da chi, per esempio, viene sbattuto in un CPT dopo quindici anni di permanenza regolare in Italia per il solo fatto di non aver potuto rinnovare il permesso di soggiorno; o da chi si ritrova a essere “clandestino” pur essendo sposato con un’italiana in attesa di un figlio; o da chi viene scoperto a lavorare in nero in campagna e viene condannato per questo alla detenzione amministrativa in attesa di espulsione.
L’amarezza nelle parole degli immigrati era palpabile così come la loro aperta condanna delle leggi italiane che rendono possibili questi soprusi quotidiani. Gli antirazzisti in piazza hanno espresso la loro vergogna per l’esistenza di strutture come il “Vulpitta” ma hanno ribadito ai detenuti il loro impegno affinché i CPT siano chiusi al più presto perché si tratta di una battaglia di libertà nella quale siamo coinvolti tutti, italiani e non italiani.
Sabato 29 dicembre presso l’antico Palazzo della Vicarìa a Trapani si è tenuto un incontro pubblico sul tema “I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste” alla presenza di molte persone che hanno addirittura riempito la sala conferenze. L’incontro è stato arricchito dalla partecipazione di Gabriele Del Grande, fondatore di “Fortress Europe”, che ha presentato il suo ultimo libro “Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo” .
La brillante trattazione di Del Grande ha fornito numerosi spunti al dibattito in sala sia attraverso le relazioni di due compagni del Coordinamento per la Pace, sia attraverso gli interventi e le domande sollevate dal pubblico presente. La discussione ha affrontato e analizzato molti argomenti: le dinamiche dei flussi migratori, le ragioni profonde legate alle fortissime sperequazioni tra Nord e Sud del mondo, le politiche repressive degli stati e dei governi funzionali alla tutela degli interessi padronali, il dilagante razzismo presente nella società, fomentato dai media e dalla classe politica con campagne allarmistiche e di emergenza securitaria, la cruda descrizione del CPT “Vulpitta” attraverso l’esperienza diretta di chi vi ha fatto ingresso, la necessità di tenere sempre alta l’attenzione su ciò che accade nei CPT e alle frontiere partendo dalla consapevolezza che più le lotte saranno autorganizzate e indipendenti e più ampi saranno i margini di successo in vista di un miglioramento delle condizioni attuali degli immigrati e, soprattutto, dell’unico obiettivo davvero irrinunciabile: l’abolizione delle leggi razziste e la chiusura dei Centri di permanenza temporanea.
Coordinamento per la Pace - Trapani
31/12/2007


28/29 dicembre - Contro la Fortezza Europa
Dicembre 24, 2007, 1:17 pm
Archiviato in: Antirazzismo, Appelli, C.P.T. "Serraino Vulpitta", Comunicati, Documenti, No C.P.T., Volantini

A otto anni dalla strage del 28 dicembre 1999 in cui persero la vita sei immigrati, il Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” di Trapani continua a esercitare la sua funzione di istituzione totale, anello terminale di una catena repressiva che ha negli immigrati il proprio obiettivo privilegiato.
Solo negli ultimi dodici mesi sono stati tanti gli episodi che hanno dimostrato il carattere oppressivo del CPT trapanese e la sua assoluta invivibilità: alla fine dello scorso anno, gli immigrati reclusi hanno portato avanti per alcuni giorni uno sciopero della fame contro le precarie condizioni di vita all’interno della struttura; a febbraio è stato appiccato un rogo durante una protesta; a luglio con una rocambolesca fuga di massa una decina di immigrati hanno riconquistato la libertà; a novembre un ragazzo di appena vent’anni ha cercato, senza riuscirvi, di scappare dalla detenzione nel CPT.
Tutto questo, perché essere considerato dalla legge un immigrato irregolare significa essere privato della libertà a causa di una normativa che nega la possibilità di costruire una vita e un futuro anche solo a partire dalla ricerca di un’occupazione. Molto meglio, per gli interessi padronali e di chi gestisce il mercato del lavoro, mantenere un serbatoio di persone ricattabili e sfruttabili attraverso la minaccia della reclusione nei CPT e la quotidiana precarietà di un’esistenza segnata da una clandestinità imposta per legge.
Perché se sei clandestino/a non esisti, e se non esisti non hai diritti.
Lo sanno bene, a Trapani e in provincia, i tanti padroni che sfruttano manodopera immigrata nei campi, nei cantieri, sui pescherecci o nelle case ad accudire anziani; lo sanno bene le mafie che gestiscono la tratta degli esseri umani, un affare di milioni di euro che non esisterebbe senza i dispositivi escludenti della Turco-Napolitano-Bossi-Fini.
Dunque, la spirale repressiva nei confronti degli immigrati non si è affatto arrestata: al contrario, essa si appoggia al razzismo sempre più diffuso in tutto il paese, un razzismo che viene scientificamente sostenuto dalle politiche xenofobe e securitarie volute dal governo Prodi per dare gli immigrati in pasto all’opinione pubblica come capri espiatori a cui addebitare tutti i mali della società italiana. Il pacchetto-sicurezza voluto dal ministro Amato e gli altri analoghi provvedimenti approvati dalla maggioranza di Centrosinistra rappresentano un’ulteriore stretta repressiva con cui vengono conferiti poteri speciali a sindaci e prefetti per espellere gli immigrati poveri e tutti i soggetti ritenuti discrezionalmente indesiderabili. Niente di diverso, a ben vedere, dalle odiose ordinanze razziste dei sindaci leghisti del Nord che tanto hanno fatto discutere ma che trovano piena legittimazione nella politica adottata a livello nazionale del governo di Centrosinistra.
Eppure, nonostante i dati statistici smentiscano categoricamente una relazione diretta tra reati commessi e presenza degli stranieri nel nostro paese, l’allarme sociale legato alla cosiddetta emergenza-criminalità continua a essere fomentato dagli organi di stampa con puntuali campagne che puntano il dito contro gli immigrati e che finiscono con l’alimentare pregiudizi e ostilità. In questo scenario inquietante, sembra che si vogliano occultare le vere emergenze che affliggono il paese e, in particolare, la Sicilia: mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, precarietà e disoccupazione, inquinamento, devastazione dei territori, mancanza di strutture per l’accoglienza vera dei lavoratori immigrati.
Trapani, frontiera di un’Europa sempre più chiusa e inaccessibile alle cui porte muoiono ogni anno centinaia di immigrati nel tentativo di raggiungere le nostre coste, è ben lontana dal potersi definire una città accogliente. Le recenti proteste autorganizzate dei richiedenti asilo trattenuti al centro di identificazione di Salinagrande, dimostrano che tutti i tentativi da parte delle autorità locali e nazionali di veicolare un’immagine positiva e rassicurante di questa struttura (gestita dalla stessa cooperativa che gestisce il CPT) si infrangono impietosamente nell’inefficienza e nell’inadeguatezza di un sistema che non riesce a garantire i diritti fondamentali di chi scappa dalle guerre e dalle persecuzioni e, più in generale, dalla miseria e dalla precarietà.
È per questo che l’abolizione della Bossi-Fini senza tornare alla Turco-Napolitano rimane – insieme alla chiusura del “Vulpitta” e di tutti i Centri di Permanenza Temporanea – un obiettivo essenziale della lotta per la libertà di circolazione e per l’uguaglianza sostanziale di ogni donna e ogni uomo, oltre ogni frontiera e contro ogni discriminazione.
Un obiettivo al quale non si può e non si deve rinunciare.
 
·   Per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e tutti i migranti morti nei naufragi, davanti le nostre coste, spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri;
·   per la chiusura del Centro di Permanenza Temporanea “Serraino Vulpitta” e del centro di identificazione di Salinagrande;
·   per la chiusura di tutti i CPT, per l’abolizione delle leggi razziste (Bossi-Fini e Turco-Napolitano) e contro  ogni deriva securitaria; 
·   per la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo;
·   per l’eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno;
·   per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non: diritto d’asilo, lavoro, casa, salute, istruzione;
·   per l’autonomia dei movimenti e l’affermazione delle strutture di base e dell’associazionismo come luoghi propositivi di democrazia diretta e autorganizzazione delle lotte.

 
TRAPANI, 28 DICEMBRE 2007 
Via Segesta ore 15.00
PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL C.P.T. “SERRAINO VULPITTA”
 
TRAPANI, 29 DICEMBRE 2007
ore 17.00
Sala conferenze Palazzo della Vicaria – Via San Francesco d’Assisi 
 
Incontro pubblico su:
I flussi migratori tra sfruttamento, repressione e derive razziste
 
Presentazione del libro:
 
“MAMADOU VA A MORIRE – La strage dei clandestini nel Mediterraneo” 
di Gabriele Del Grande

 
Interverranno:
 
Gabriele Del Grande (fondatore di Fortress Europe)
 
Maria Pia Erice e Alberto La Via (Coordinamento per la Pace – Trapani).
 
 
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Solidarietà ai richiedenti asilo
Dicembre 6, 2007, 4:38 pm
Archiviato in: Antirazzismo, Comunicati, Documenti, No C.P.T., Territorio

Esprimiamo massima solidarietà ai richiedenti asilo trattenuti al Centro di identificazione di Salinagrande che oggi hanno manifestato a Trapani per rivendicare il diritto allo status di rifugiato, al permesso di soggiorno per motivi umanitari così come a una maggiore efficienza e celerità nello svolgimento delle pratiche da parte della prefettura.
La condizione di estremo disagio in cui versano gli immigrati che fuggono da persecuzioni perché provenienti da paesi dilaniati da guerre e conflitti, viene acutizzata dalla vergognosa assenza nel nostro paese di una legge organica per il diritto d’asilo che riconosca a queste persone tutela e protezione così come prescritto, tra l’altro, dalla Costituzione.
Il carattere spontaneo e autorganizzato della protesta dei richiedenti asilo è una risposta coraggiosa e determinata a una situazione di disagio che è strutturale. A questo proposito, ci chiediamo perché il sindaco Fazio abbia deciso - così come riportato dagli organi di informazione - di sospendere la facilitazione con cui si permetteva agli immigrati di usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici quanto meno per recarsi da Salinagrande a Trapani. Revocare tale provvedimento significa limitare ulteriormente la libertà di circolazione di queste persone mortificando così il loro elementare bisogno di spostarsi e vivere dignitosamente in attesa del responso della Commissione territoriale per il rilascio dei permessi.
Riteniamo grave e piuttosto sintomatico che in questa terra di frontiera quale è Trapani (segnata dalla nefasta presenza di un Centro di permanenza temporanea) le istituzioni pubbliche riescano a garantire ingenti fondi per eventi sportivi, culturali e di intrattenimento, ma non siano in grado di investire risorse per l’accoglienza di chi fugge da guerre e persecuzioni e chiede solo che vengano rispettati i propri diritti.

Coordinamento per la Pace - Trapani

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06/12/2007